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8 giugno 2016

I numeri dei Malware: un report sulle nuove minacce (per tutti)

E’ stata presentata in questi giorni l’analisi delle minacce informatiche del 2015, elaborate da Webroot nel report “Next Generation Thrests Exposed”.
Il distributore italiano Achab ha analizzato i dati del report. Ecco cosa è emerso.
Dallo studio emerge che molti attacchi vengono creati, eseguiti e conclusi nel giro di qualche ora e in alcuni casi anche nel giro di pochi minuti. Minuti che bastano per raccogliere credenziali, informazioni personali, crittografare i dati, recuperare informazioni “finanziarie” per accedere a sistemi di internet banking. Contrastare questo tipo di attacchi richiede un approccio innovativo perché è necessario mettere a punto un sistema intelligente a prova di hacker”, ha spiegato Claudio Panerai, CTO Achab.

I dati raccolti da Webroot durante tutto il 2015 mostrano che gli attacchi sono ormai divenuti globali e fortemente dinamici:
- Oltre 27 miliardi di URL
- Più di 600 milioni di domini
- Più di 4 miliardi di Indirizzi IP
- Oltre 9 miliardi di file
- Più i 20 milioni di App mobile
- Oltre 10 milioni di sensori connessi
Gli attacchi informatici oggi rappresentano ormai una realtà che non riguarda più solo enti governativi e multinazionali ma interessa anche PMI, liberi professionisti e utenti finali. Essere informati e conoscere le minacce, per scegliere le migliori soluzioni per difendersi dai cyber criminali, è il primo passo per prevenire situazioni di rischio.

Phishing
Nel corso del 2015 Webroot ha analizzato e classificato milioni di URL e in particolare per il phishing emergono dei numeri interessanti. La probabilità per un utente di incappare in un sito di phishing nel corso del 2015 è del 50% (contro il 30% del 2014), il che testimonia l’efficacia di questo tipo di attacchi.
Le aziende più colpite dal phishing sono le aziende finanziarie e tecnologiche.
Google in particolare la fa da padrone: nel solo 2015 ci sono stati 83.000 siti che si spacciavano per Google cercando di recuperare le credenziali degli utenti.

App su dispositivi mobili
Webroot ha analizzato inoltre lo scenario mobile, in questo contesto sono state prese in considerazione oltre 10 milioni di App Android nel solo 2015. Queste App sono state classificate secondo i parametri “buona”, “dannosa”, “a rischio moderato”, “sospetta”, “indesiderata”. Il 52% di tutte le nuove App sono state categorizzate come indesiderate o dannose, e solo il 18% come buone. E non finisce qui: la maggior parte delle App risultano essere veicolo di virus Trojan (60%) o OUA (28%).
Nemmeno gli utenti di iOS non possono considerarsi immuni dagli attacchi: la versione Trojan dell’ambiente di sviluppo Xcode, per esempio, ha infettato 2 milioni di utenti iOS.

E' possibile scaricare l'infografica del report.

7 dicembre 2012

8 consigli per fare e-Commerce sicuro

L’e-commerce in Italia, benché sia su livelli più bassi rispetto alla media europea, sta progredendo sia in termini di domanda che di qualità del servizio. Il mercato sta maturando e la fiducia dei consumatori è in aumento. Il consorzio del settore e-commerce Netcomm indica che nel 2011 il commercio al dettaglio online in Italia è aumentato del 20%, raggiungendo un valore di mercato totale di 8 miliardi di euro.
Il Centre for Retail Research prevede che quest’anno le vendite online in Italia aumenteranno del 18%, a fronte di una crescita media del 16% per l’area europea. Secondo le proiezioni di una ricerca effettuata da Forrester, le vendite online al dettaglio sono destinate a raddoppiare entro il 2015.
Mentre fanno acquisti online, i consumatori sono esposti però ad alcuni rischi. Riprendo qui alcune informazioni e consigli proposti da un’azienda specializzata in sicurezza digitale (VASCO Data Security), per fare acquisti online con più consapevolezza ed ridurre al minimo i rischi.
  1. Quando la “S” fa la differenza. Prima di immettere i dati della vostra carta di credito, accertatevi che l’indirizzo della pagina Web riportato in alto sullo schermo inizi con “https:” anziché con il semplice “http:”. Questa “S” è importantissima perché indica che è attiva una connessione protetta e crittografata tra il browser del proprio computer e il sito Web che si sta visitando.
  2. Prudenza innanzi tutto. Fate acquisti soltanto su siti web o sistemi di shopping di accertata affidabilità. L’uso di siti Web poco conosciuti e la divulgazione di informazioni riservate sulla propria carta di credito aumenta il rischio di frodi finanziarie o furto d’identità. Usate la massima prudenza, verificando accuratamente il canale online prima di effettuare l’acquisto. Ricordate anche di leggere i termini e le condizioni generali e le informazioni di contatto, e di verificare i costi di spedizione e gli addebiti aggiuntivi.
  3. Non siate ingenui online. L’offerta sembra troppo bella per essere vera? Allora forse non è affatto vera. Non cliccate messaggi e-mail o link provenienti da mittenti sconosciuti che fanno offerte non realistiche: si tratta probabilmente di truffe. 
  4. Alcuni controlli prima di fare acquisti. Ricordate di fare shopping nel modo più sicuro possibile. Mentre vi preparate a una sessione di shopping online, dedicate qualche minuto a verificare che il software antivirus e anti-spyware dei vostri dispositivi elettronici sia aggiornato. 
  5. Non fate acquisti dall’ufficio. Quando siete al lavoro, limitate lo shopping al minimo. Fare shopping dall’ufficio non solo può infastidire il capo, ma può diminuire il vostro livello di protezione. Negli ultimi anni si è registrato un aumento nell’uso dei dispositivi a uso lavorativo per fare acquisti online, senza però sapere con precisione quale sia il livello di protezione garantito dal reparto informatico dell’ufficio.
  6. Non usate dispositivi pubblici. Evitate di fare acquisti utilizzando dispositivi pubblici, poiché spesso non sono adeguatamente protetti. Questo vale anche per l’uso delle reti Wi-Fi pubbliche, che sono uno dei luoghi preferiti in cui i cyber-criminali si appostano per carpire le vostre informazioni. 
  7. Più complesso è meglio. Le informazioni personali e gli account vanno sempre protetti con password complesse. È opportuno che queste password vengano generate casualmente utilizzando dei dispositivi di autenticazione, non possano essere riutilizzate e siano valide per un periodo limitato. 
  8. Pretendete una sicurezza di livello bancario per tutti e ovunque. Accertatevi di fare acquisti presso rivenditori che offrano una procedura di accesso semplice e protetta. In tutto il mondo, molti clienti delle banche utilizzano senza problemi dei dispositivi che generano password monouso per l’accesso ai conti correnti online. Come consumatori, è opportuno pretendere la massima sicurezza a qualsiasi sito che ci chieda di effettuare l’accesso.

13 giugno 2012

E Lo sceriffo... dove lo metto? Riflessioni a freddo, sul caso Rapetto


Questa è una storia scomoda. Una storia italiana, dunque.
Negli ultimi i giorni molto si è parlato e scritto, su colui che ormai dobbiamo definire ex-Colonnello della Guardia di Finanza. Sto parlando di Umberto Rapetto.
Potrei riassumere i recenti fatti di cronaca così: come ha spiegato egregiamente un articolo di Carlo Clericetti sul sito de La Repubblica, parlare di lotta ai crimini e alle truffe informatiche, significava (e aggiungerei: significa ancora...) parlare di lui: Umberto Rapetto, che era colonnello e capo del Nucleo speciale frodi telematiche (GAT) della Guardia di Finanza. Per compltezza d’informazione, il GAT è un gruppo di specialisti nelle indagini e nella lotta alla criminalità informatica.
Alcuni giorni fa, Rapetto è stato rimosso dal suo incarico, per presunti "ordinari criteri di rotazione del personale" ed è stato mandato al Centro alti studi della Difesa, non come importante docente o esperto (quale è ormai da anni), ma per seguire lui stesso un corso. L’intento “punitivo” è apparso subito abbastanza evidente.
Va da se che la reazione di Rapetto, non si è fatta attendere... ed è arrivata tramite uno strumento (neanche a dirlo) tecnologico e innovativo.
Un annuncio dato via Twitter recitava: «Chiedo scusa a tutti quelli che mi hanno dato fiducia, ma qualche minuto fa sono stato costretto a dare le dimissioni dalla GdF».

Rapetto ha pagato probabilmente per il suo agire in maniera non sempre convenzionale, o non in linea, con quelle che sono le logiche di realtà come la GdF e le istituzioni italiane.
Sicuramente, anche quando gli è stato raccomandato di indagare “con cautela” in alcuni ambiti, ha pestato i piedi a personaggi importanti.
Col tempo, si è creato nemici, in tutti qui soggetti istituzionali e non, impegnati a governare il Paese con logiche e alleanze di comodo, che non sono propriamente una novità...

Dal canto suo, l’ex Comandante del GAT (che conosco bene da anni), è sempre stato molto apprezzato per professionalità, esperienza e capacità.
Non avrà certo problemi a “ricollocarsi” o trovare proposte per ricoprire ruoli importanti. Insomma, di certo la sua storia, avrà comunque un lieto fine.
Così come forse lo avrà quella di molti criminali informatici, che avranno ora vita più facile.
Come al solito invece, gli unici a perdere veramente, siamo noi.
Ci hanno tolto un grande sceriffo.

5 aprile 2012

Luckycat: la vera storia di una campagna di cybercrime

Uno recente studio rivela come hacker dalla Cina abbiano condotto oltre 90 attacchi di cyber spionaggio, molto più gravi di quello che si pensava.
Trend Micro, ha presentato la ricerca sulla campagna cybercriminale “Luckycat”, ed evidenzia nuovi scenari su una delle più temute azioni di cyber spionaggio e social engineering degli ultimi mesi.
La minaccia Luckycat, documentata per la prima volta nel 2012 da Symantec, ha rivelato un obiettivo decisamente più vario rispetto a quello originariamente previsto. I responsabili di Luckycat non si sono limitati ad insinuarsi nella ricerca militare in India (come segnalato in principio) ma hanno esteso i loro attacchi fino a colpire enti sensibili, tanto in Giappone quanto in India, danneggiando gravemente anche gli attivisti tibetani.
Gli aggressori responsabili della campagna gestiscono svariate infrastrutture di comando e controllo e fanno leva su strumenti anonimi per offuscare le proprie operazioni.
Nel suo periodo di attività, la campagna ha infettato 233 computer nel corso di 90 attacchi, mettendo a dura prova la sicurezza mondiale. L’autore di questa azione è l’hacker conosciuto come “scuhkr”, molto famoso nella comunità underground cinese.

APT. Cosa sono?
Azioni coordinate, che si sviluppano lungo un periodo di tempo non definito e che costruiscono le informazioni di accesso ai sistemi target, mediante l’aggregazione di informazioni complementari, spesso più facili da reperire delle credenziali di accesso diretto. Questo fenomeno che va sotto il nome di Advanced Persistent Threats (APT).


28 marzo 2012

Pinterest sotto attacco, attenzione alle false campagne pubblicitarie

L'ultimo trend in ambito social media consacra Pinterest come la realtà con maggior tasso di crescita in Italia (aumentando le sue registrazioni del 52% nel solo mese di marzo 2012). Il sito americano, che ha raggiunto il boom nel febbraio 2012, conta oggi ben 17,8 milioni di utenti nel nostro paese [dati Comscore].
Più l'utilizzo del social media inventato da Ben Silbermann si diffonde, più i frodatori e i cybercriminali prendono di mira Pinterest, così come accaduto già anche con Facebook e Twitter.
I Security Labs dell’azienda specializzata G Data, hanno comunicato di aver scoperto diverse truffe diffuse sul social network delle immagini, alcune delle quali legate a noti brand internazionali come H&M, Ikea ed Apple. Si tratta di campagne di spam diffuse sulle pinboard degli utenti che vengono invitati a condividere l'esistenza di false gift cards.

Il trucco è sempre lo stesso” spiega Eddy Willems, Security Evangelist di G Data “ovvero indirizzare a quiz e test online in cui viene chiesto agli utenti di lasciare le proprie informazioni personali (nome, cognome, indirizzo email, etc.) al fine di collezionare profili utente da rivendere al mercato ‘underground”.
In cambio viene promesso un premio che, naturalmente, nessun utente riceverà mai. Per non cadere nel tranello dei truffatori. Per difendersi da queste minacce, ecco alcuni accorgimenti consigliati:

- Usare una soluzione di sicurezza completa che includa un programma antivirus, un firewall, uno scan per gli indirizzi http, protezione in tempo reale e anche un filtro antispam per la posta elettronica.

- Non inserire i propri dati personali su questi tipi di siti, perché potrebbero essere usati anche per altri tipi di frodi e venduti ad altri truffatori;

- Non cliccare su link e non effettuate download se si ricevono messaggi in lingua straniera perché i file o il sito di riferimento potrebbero compromettere il PC. Anche qualora il messaggio provenga da un/a amico/a ma la veste grafica e/o il contenuto siano diversi dal solito, conviene chiedere se l’invio sia stato intenzionale o se, invece, il suo account è stato violato;

- Effettuare sempre il logout dopo aver visitato un social network, soprattutto se il computer utilizzato è usato anche da altre persone o è un computer pubblico (per esempio quello di un Internet café, dell’Università, ecc.);