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13 settembre 2014

WD lancia un hard disk portatile con connessione wireless

Su consiglio di un amico, mi sono informato su un nuovo disco storage con funzionalità Wi-Fi, che permetterà di salvare, accedere e condividere i contenuti con qualsiasi smartphone, tablet, computer o altro, senza necessità di cavi: si chiama My Passport® Wireless ed è stato lanciato in questi giorni da WD.
L’hard disk crea una propria rete wireless che consente di connettere fino a 8 dispositivi contemporaneamente e di accedere a qualsiasi contenuto archiviato sul disco. Inoltre è possibile mandare in streaming fino a 4 video HD contemporaneamente. La batteria ricaricabile integrata fornisce fino a 6 ore di streaming continuo e fino a 20 ore in modalità standby

E’ possibile accedere ai propri contenuti digitali ovunque,  utilizzando l’app WD My Cloud. L’app WD My Cloud aiuta inoltre a centralizzare tutti i contenuti degli utenti sotto un’applicazione e interfaccia unica, consentendo l’accesso ai contenuti sul disco My Passport Wireless, sul personal cloud della famiglia WD My Cloud, e sui principali servizi di public cloud come Dropbox, OneDrive e Google Drive. 

24 ottobre 2013

PMI e giovani, pronti a diventare... "Digitali per crescere"

Promuovere la formazione e la digitalizzazione di PMI e giovani del Paese, tramite una collaborazione pubblico-privato. Obiettivo molto chiaro, quello dell’ultima iniziativa annunciata da Microsoft Italia.
Il nuovo progetto per la digitalizzazione del Paese, “Digitali per crescere”, si pone l’obiettivo di raggiungere capillarmente sul territorio 1 milione di Piccole e Medie Imprese e 200.000 giovani italiani, per dare avvio a un circolo virtuoso di occupazione e crescita, che faccia leva sulle potenzialità delle nuove tecnologie.
Partiranno, in tutta Italia, Laboratori di Esperienza Digitale (LED), in partnership con le principali Università del Paese, e organizzati eventi di formazione gratuita (in collaborazione con le associazioni del territorio), per aiutare le PMI a intraprendere un percorso d’innovazione e i giovani ad acquisire competenze professionali in linea con gli attuali trend tecnologici.
Accedendo alla piattaforma digitale (digitalipercrescere.it e su Twitter con #digitalipercrescere), PMI e giovani potranno accedere a risorse potenzialmente molto utili come: laboratori, device, eventi, corsi di formazione, check-up sul grado di innovazione dell’azienda, informazioni su modalità di finanziamento e programmi di accelerazione per startup e giovani imprenditori.

Tra i partner strategici del progetto ci sono nomi come: Unioncamere, Poste Italiane e Intel, che insieme ai partner dell'ecosistema Microsoft (Acer, Asus, HP, Lenovo, Nokia, Panasonic, Sony, Toshiba...) metteranno a disposizione delle piccole e medie aziende e degli studenti, strumenti concreti per accompagnarli verso le nuove tecnologie e il Cloud Computing.
Punto forte dei LED sarà inoltre lo showcase di nuove tecnologie e la possibilità di condividere casi di successo. Il primo LED apre a Torino, in collaborazione con l’Istituto Superiore Mario Boella e il Politecnico di Torino e nei prossimi mesi Microsoft inaugurerà anche i laboratori di Milano, Roma, Napoli, Padova, Bari, Pisa e di altre città.

11 ottobre 2013

Archiviazione di file: in italia regna il caos digitale

L’Italia è un Paese che vive nel “caos digitale”, dove forse solo la mera fortuna ha evitato di perdere per sempre file, foto e  video personali preziosi. Questo è il responso di una ricerca condotta da WD. Secondo i dati, pare che le famiglie italiane utilizzino in media ben 15 differenti dispositivi digitali o di archiviazione per salvare i propri file personali e il 61% degli utenti non esegua il backup dei propri dati.
La ricerca di WD ha scoperto che gli italiani mantengono i propri file su un gran numero e varietà di dispositivi, compresi smartphone, tablet, PC, computer portatili e chiavette USB. Tra coloro che non eseguono il backup, oltre un quarto (25,5%) ha dichiarato di essere troppo impegnato per farlo, il 15,6% ha affermato di non esserne interessato, e il 12,4% di non sapere nemmeno come farlo.  
Gli italiani hanno dimostrato di essere dei ‘distratti digitali’, a pari merito con i tedeschi, con file vari distribuiti su 15 dispositivi differenti, preceduti solo dagli spagnoli, citati come i più disorganizzati a livello digitale con 16.


1 dicembre 2012

5 trend tecnologici e di business del 2013

Secondo i principali trend tecnologici e di business identificati da Verizon per il 2013, nel nuovo anno si assisterà a un incremento dell’adozione di tecnologie avanzate per rispondere alle mutevoli esigenze delle aziende, aumentando nel contempo la produttività e creando nuove esperienze per i clienti. Da qui 5 principali trend tecnologici suggeriti da Verizon Enterprise Solutions per il nuovo anno.

1. Previsioni ottime per i cloud ibridi
I data center distribuiti e le reti intelligenti fisse e mobili che li collegano rappresentano ora una valida alternativa alle tradizionali VPN (Virtual Private Network) che hanno rappresentato a lungo le basi della comunicazione aziendale. L'anno prossimo ci sarà uno spostamento significativo dalle VPN ai cloud pubblici, privati e, soprattutto, ibridi. “Entro il 2013 oltre il 60% di tutte le aziende avrà adottato una qualche forma di cloud computing”, afferma un report di Gartner.

2. Gli utenti mobili assumono il controllo
Secondo Forrester, “il 66% dei dipendenti utilizza a scopo lavorativo due o più dispositivi mobili”, un dato che ha implicazioni significative.
Le imprese adotteranno sempre più spesso strategie di enterprise mobility basate su cloud, creando “cloud personali” nei quali i dipendenti potranno usare le applicazioni aziendali per svolgere più efficacemente il proprio lavoro. Le aziende saranno inoltre più proattive nell'affrontare le sfide associate alla separazione tra vita personale e vita professionale dei dipendenti avvalendosi di “application store” privati e tecniche per la gestione dei dispositivi mobili per creare un ambiente di lavoro più mobile e più sicuro.

3. Macchine interconnesse
“Internet of Things” è arrivato e continuerà a crescere per soddisfare esigenze specifiche di settore. Secondo un report Gartner, “nel 2011, gli oltre 15 miliardi di oggetti sul Web con oltre 50 miliardi di connessioni intermittenti cresceranno entro il 2020 arrivando a più di 30 miliardi di oggetti con oltre 200 miliardi di connessioni intermittenti”.
Le connessioni M2M (Machine-to-Machine) non comprendono ora solo i contatori intelligenti e le automobili smart. Per esempio, reti elaborate di sensori con connessioni dirette M2M si trovano oggi nel settore della sanità e nella prima generazione di telematica automobilistica destinata ai consumatori.
La capacità di raccogliere, memorizzare e analizzare enormi volumi di dati definirà quali aziende sapranno estrapolare le informazioni migliori e prendere le decisioni più agili per trarre un vantaggio competitivo.

4. Reti più intelligenti e invisibili
Un tessuto intelligente che collega tutto e tutti renderà le reti invisibili agli occhi degli utenti finali, anche a fronte di un tasso di crescita annuo composto del traffico IP del 29% da qui al 2016, secondo le stime del Cisco Visual Networking Index.

5. La sicurezza
Nel 2013 la sicurezza uscirà dall'ambito specialistico diventando un must per l'IT a ogni livello. Le violazioni della sicurezza riguardano accessi, infrastrutture e applicazioni avvengono su reti fisse e mobili e hanno impatti su capitale fisico, finanziario e intellettuale. La sfera d'azione è globale... come afferma il “Verizon Data Breach Investigations Report” del 2012. La sicurezza delle identità diventerà un problema molto più diffuso nel corso del 2013.

10 maggio 2012

Privacy, oltre tecnologie e leggi... è un atto di coscienza


In occasione del Privacy Day di Arezzo, ho intervistato in esclusiva il Colonnello della Guardia di Finanza, Umberto Rapetto. Abile scrittore e personaggio noto al grande pubblico, spesso coinvolto in interviste e invitato in programmi di approfondimento, è soprattutto persona schietta, preparata e un grande esperto di sicurezza, privacy e tecnologie.
Durante l’intervista abbiamo analizzato insieme la recente abolizione (tramite il Decreto Semplificazioni del Governo Monti) del Documento Programmatico per la Sicurezza. L’obiettivo è cercare di spiegare a tutti cosa cambia (e cosa non…), in tema di privacy e sicurezza dei dati.

Colonnello, che messaggio lanciare al pubblico, in occasione di questa giornata sulla Privacy?
Si è vissuta per un attimo la sensazione che la privacy, avesse subito una sorta di caduta di tono e di interesse. Scompare il Documento Programmatico per la Sicurezza (DPS) e qualcuno ha pensato che automaticamente stesse scomparendo la riservatezza dei dati e tutte le misure di sicurezza connesse.
Invece non è propriamente così. Anzi.
Il DPS, come obbligo formale viene meno, ma continua a sopravvivere come una sorta di ombra, perché chiunque debba trattare dati personali, è tenuto ad osservare le prescrizioni stabilite dalla legge sulla privacy. E’ importante avere un “diario di bordo”, prendere appunti… lo chiameremo in maniera diversa, ma sarà ancora importante avere una mappa di quali strumenti sono stati posti in essere, per far si che il cittadino abbia massima serenità, nel sapere che i propri dati e informazioni rimarranno in un ambito esclusivo e protetto. Anche (e soprattutto) in rete.

Qual è dunque, in questo momento, il primo step che consiglierebbe a un’azienda?
Se fossi “King for a day”, al timone di un’azienda, direi di non buttare via il tempo impiegato fino ad oggi per redigere il Documento Programmatico. Fare tesoro di quanto si è fatto per adeguarsi alla normativa sulla privacy e continuare sulla stessa linea.
Bisognerebbe domandarsi come mai era stato messo come obbligatorio questo documento, se invece era inutile. Non credo che il legislatore, a suo tempo, abbia commesso un errore così grande. Allo stesso modo, non voglio pensare che il legislatore successivo, abbia commesso un errore altrettanto grande.
Va considerato purtroppo che il DPS, col tempo, si era andato volgarizzando. Era diventato una mera formalità, oppure venivano offerte consulenze per realizzarlo a prezzi stracciati. Ultimamente sembrava davvero di essere in un bazar. Si dovrebbe trattare invece di un “atto di coscienza”, in cui: tratto i dati che devo trattare, li tratto come dovrei trattarli e quando devo trattarli.
Ogni realtà sa che deve attenersi a una serie di regole, non solo perché c’è un obbligo normativo, ma proprio perché c’è una dirittura morale.
Se si ha rispetto delle persone, si ha rispetto dei loro dati (che sono qualcosa di molto personale).

In azienda ci sono sempre più dispositivi mobili (si parla molto di BYOD – Bring Your Own Device), reti wireless e cloud. Gli informatici devono essere più coinvolti sui temi della Privacy?
Dovremmo coinvolgere tutti contemporaneamente. Se è vero che con la comunicazione mobile, siamo oggi sempre connessi, dobbiamo iniziare ad aprire un dialogo costante, su temi del genere.
Non sempre la soluzione più accattivante sotto il profilo delle tecnologie, è quella davvero più valida.
Se pensiamo al cloud computing ad esempio, dobbiamo essere coscienti che andiamo incontro a una serie di imprevisti che non sono solo fantascienza, ma decisamente reali. Le cronache recenti (si può citare il caso di Megaupload), sono piene di esempi che lo dimostrano.
Ragionate dunque... ma dialogate e confrontatevi anche.

13 marzo 2012

Un insieme di processi. Questa è la sicurezza

Non esiste una sicurezza al 100%. Tenendo presente questo, il settore finanziario deve comprendere anche di essere oggi obiettivo molto allettante sul web, di criminali sempre più organizzati, pronti a tutto per impossessarsi dati e informazioni strategiche.
Gastone Nencini, Senior Technical Manager Southern Europe di Trend Micro, ha gestito molti progetti di sicurezza rivolti ad istituti bancari e analizza le criticità più attuali, osservate in questo ambito.
In generale, il settore finanziario è uno dei target principali per attacchi informatici portati avanti da una criminalità che è molto più organizzata e coordinata di quanto accadeva in passato.
“E’ ormai appurato e provato che dietro a questo tipo di attacchi, non c’è più lo studente universitario o il programmatore che vuole dimostrare la propria bravura – dichiara Gastone Nencini -, bensì delle vere organizzazioni di criminali, che puntano a guadagnare nell’ambito più redditizio che c’è attualmente. I dati e le informazioni relative a transazioni, conti bancari e carte di credito, sono assolutamente un asset fondamentale per le banche, ma soprattutto un target appetibile per i frodatori”.
Negli ultimi mesi sono andate diffondendosi anche altre tipologie di attacchi, come i cosiddetti APT. Le Advanced Persistent Threats sono attacchi mirati, che non vengono rilevati nel momento in cui avviene per la prima volta la “compromissione” dei sistemi, né puntano a procurare il massimo danno immediatamente. Invece di avere connotati visibili o eclatanti, durano nel tempo e, agendo nell’ombra, raccolgono poche informazioni alla volta (credenziali, password, codici bancari, etc), senza farsi rilevare..

Come ci si difende da questo tipo di attacchi
“Noi di Trend Micro – Spiega Nencini – consigliamo di tener conto che, se prima era necessario proteggere i computer e i sistemi (gli attacchi tendevano a creare disservizi o creare malfunzionamenti nelle reti), oggi invece il primo target degli attacchi sono i dati. Oggi l’interesse del criminale è (paradossalmente) che le macchine funzionino al meglio e non subiscano danni o disservizi. Perché in questo modo esso può facilmente continuare ad agire nell’ombra per rubare i dati. Per proteggere questi dati si devono attuare una serie di azioni. Non esiste la sicurezza al 100%. Parlare di sicurezza, vuol dire parlare di un processo, che se ben definito, che tende di volta in volta a scoprire le criticità ed adottare le misure di difesa più adeguate”.
Ci sono una serie di attività da svolgere in maniera continua, e ogni volta che finisce un ciclo, se ne riapre un altro. In questo contesto, Trend Micro supporta le aziende e gli istituti bancari, offrendo un portafogli di soluzioni adatte a gestire tali cicli di sicurezza.
Altrettanto importante secondo Nencini, è operare con prodotti che non si basino solo su aggiornamenti dei database che rilevano malware e attacchi informatici.
Considerando che nel mondo vengono prodotte circa 6000 varianti di attacchi malware ogni ora, ci possiamo rendere facilmente conto di come l’aggiornamento dei software di difesa, comporti un carico di lavoro eccessivo per computer o server. Occupandone di conseguenza gran parte delle risorse, che dovrebbero essere invece dedicate all’elaborazione delle operazioni quotidiane.
Andrebbero quindi utilizzati sistemi basati su servizi di reputazione, come Trend Micro fa dal 2008. I clienti non ricevono più aggiornamenti frequenti e costanti, ma usufruiscono di risorse nel cloud aziendale, a cui i computer si possono collegare per verificare la presenza di aggiornamenti e difendersi da attacchi dei cyber-criminali.
Questo garantisce anche lo stesso livello di sicurezza – precisa Nencini -, sia che ci si trovi all’interno dell’azienda, sia che ci si colleghi con un notebook o un dispositivo mobile. SI accederà sempre all’ultima informazione messa a disposizione da Trend Micro.

L’approccio alla sicurezza nel Cloud Computing
Nel termine Cloud Computing oggi vengono inclusi molte tipologie di servizi (architetture digitali, software, applicazioni, etc). E’ importante chiarire che il Cloud rappresenta un ottimo strumento per ridurre i costi e aumentare la produttività – avverte Nencini -, ma apre anche scenari in ambito sicurezza, che sono completamente differenti rispetto a quello che abbiamo fatto fino ad oggi”.
Il Cloud Computing si basa sul rendere il dato disponibile e fruibile ovunque. Sia all’interno dell’azienda che all’esterno. Questo approccio però, tende inevitabilmente a smontare il concetto di “perimetro di difesa” su cui si è lavorato finora. Per affrontare questo Trend Micro, con una serie di strumenti come SecurCloud, intende mettere in sicurezza il dato all’interno del Cloud stesso.
Il dato viene cifrato e reso disponibile solo a chi possiede le credenziali adeguate, ma vi accede anche con dispositivi autorizzati e in località geografiche coerenti.

La sicurezza è un investimento e non un costo
“In ambito bancario si spende (anche molto) per risolvere problemi o difendersi da alcuni attacchi – conclude Nencini -, ma talvolta c’è poca predisposizione verso investimenti su progetti di sicurezza, che abbiano una certa continuità. Se non si pensa ai processi di sicurezza in maniera organica e strutturata, si rischia sicuramente di spendere cifre più alte del necessario”.
Comprendere come (e perché) una minaccia o un malware è entrato nei sistemi della banca, è un aspetto fondamentale per ridurre i costi di gestione della sicurezza e ottimizzare gli investimenti in questo ambito.
Inoltre, non investigare sull’accaduto e non individuare in tempo una “breccia” nel sistema, vuol dire non solo esporsi a ulteriori (e potenzialmente più pericolosi) attacchi di tipo APT, ma anche poter incorrere in ripercussioni più gravi, in termini di business e di immagine.