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20 aprile 2015

Customer Experience: come evolve la raccolta delle informazioni?

Il digitale ha cambiato il Cliente ed il suo Customer Journey e sta impattando sul contesto in cui le aziende operano.
Le aziende devono occuparsi sempre più di una molteplicità di canali, touchpoint e informazioni. La dimensione “sociale” del web evidenzia la volontà di “condividere”, ma esprime anche autorialità e racconto del sé nella produzione di contenuti relativi alle proprie esperienze di fruizione.
Ho ascoltato l’attenta analisi di Leda Riva, Practice Head Customer Strategies TNS, secondo cui l’utente diffonde, fruisce e produce informazioni e nel rapporto con i brand la personalizzazione del servizio diventa un must have.
E’ cambiato il ruolo del consumatore, da “target” a “co-costruttore” di senso e relazione. La comunicazione con i brand diventa sempre più un processo di connessione e negoziazione bidirezionale. Digital è sempre più connection e per i consumatori “never off”, reattivi ed interattivi, il mobile è lì, dove la vita accade.
La cultura del selfie, nella sua apparente banalità, racconta invece un’evoluzione. Le narrarive clip, microcamere a scatto automatico temporizzato (mediamente ogni 15 secondi), offrono osservazioni “neutrali” dell’esperienza di fruizione. Alcuni case study proposti evidenziano come la “registrazione” permessa dalle microcamere coinvolga il consumatore come storyteller della propria esperienza nell’acquisto o fruizione di beni e servizi. L’osservazione non intrusiva, e in ambiente naturale, svela i percorsi e i bisogni del cliente offrendo spunti per l’ottimizzazione del customer care e della narrativa del marchio.
Un secondo stimolo di riflessione viene dalla possibilità di combinare i risultati delle indagini tradizionali e dei social data restituendo un quadro più completo e autentico sulla customer experience.
Ci sono cose che ci piace condividere, ma non hanno effetto sulla relazione; altre, invece, che impattano decisamente. Partendo dalle conoscenze acquisite negli studi sulla relazione con i clienti, è dunque possibile combinare Survey e Social Media, secondo Leda Riva. I dati di survey danno struttura e quantificano i feedback sui Social; l'analisi dei Social Media guida l'interpretazione e le future ricerche.
Per migliorare la brand experience, le frontiere dell’informazione si ampliano, ma una cosa cruciale resta confermata: mantenere l’attitudine all’ascolto, e al miglioramento, con il Cliente al centro dei nostri pensieri.


27 giugno 2014

La tecnologia mobile cambia le nostre abitudini: il work-life diventa "blend"

In Italia e nel resto d’Europa il work-life balance (cioè l’equilibrio tra vita professionale e personale) sta lasciando il posto a un nuovo concetto, quello del work-life blend, la commistione tra vita lavorativa e vita privata.
9 italiani su 10, sovrappongono costantemente le due sfere dedicandosi a faccende personali durante l’orario lavorativo e svolgendo, di contro, attività lavorative nel tempo libero. Ciò è legato, in particolare, allo sviluppo di nuove competenze e abitudini sull’utilizzo dei dispositivi mobili, usati indipendentemente da – o nonostante – specifiche policy aziendali, sollevando notevoli rischi nell’ambito della sicurezza dei dati. Questi dati sono emersi dallo studio People-Inspired Security condotto dalla società di ricerca indipendente OnePoll e commissionato da Samsung su 4.500 persone in 7 Paesi europei (Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Belgio e Olanda).
Secondo i risultati della ricerca, in Europa sono proprio gli italiani a sovrapporre maggiormente vita privata e lavoro: il 90% di loro (contro il 77% della media europea) si dedica a compiti professionali al di fuori dell’orario d’ufficio, mentre l’86% (contro il 75% della media europea) svolge attività personali sul posto di lavoro. In particolare, il 69% di chi si dedica alla propria sfera privata in ufficio passa fino a mezzora al giorno pagando bollette o consultando la propria banca online, mentre il 50% di chi lavora durante il tempo libero lo fa impiegando a questo scopo circa 45 minuti ogni giorno prima dell’orario ufficiale. A detta degli italiani, quest’abitudine costituisce un vantaggio: mentre il 43% dichiara di riuscire, così, a gestire meglio gli impegni personali, quasi la metà degli italiani (48%) afferma di poter svolgere una maggiore quantità di lavoro nel medesimo arco di tempo. Molto più semplicemente, il 34% considera il work-life blend un modo per ridurre lo stress.

In questo contesto, i dispositivi mobili svolgono un ruolo chiave. La metà degli italiani (49%) utilizza, infatti, il proprio smartphone personale anche a scopo lavorativo, mentre il 32% usa, al contrario, lo smartphone del lavoro anche nella vita privata. Non stupisce, quindi, il fatto che in Italia si abbiano in media 11 app personali - come Facebook, Whatsapp o Candy Crush - sui propri smartphone di lavoro e 9 app tipicamente professionali – come, ad esempio, Microsoft Outlook o Lync - sugli smartphone personali.
Lo studio rivela, infatti, l’esistenza in Europa dei cosiddetti “lavoratori hacker”: coloro che, forti di una certa dimestichezza in ambito tecnologico, utilizzano a scopo lavorativo lo strumento che preferiscono, senza tenere conto di policy o restrizioni aziendali. Anche da questo punto di vista gli italiani raggiungono il primo posto in Europa: più di un terzo di loro (34% contro una media europea del 26%) hanno utilizzato i propri device per aggirare consapevolmente sul lavoro gli ostacoli imposti dalla propria società, ad esempio usando smartphone personali per accedere a siti web di file-sharing, che possono essere bloccati sui dispositivi di lavoro. In questo contesto, quasi la metà (46%) dei “Millennials”, di età compresa tra i 18 e i 34 anni, sono “lavoratori hacker” – la percentuale più ampia rispetto a qualunque altro gruppo di età tra gli intervistati italiani.


info su Twitter
@SamsungAtWork 
#WorkLifeBlend


10 aprile 2014

Mobile e App? Un'economia che vale già 25 miliardi di euro

Smartphone, Tablet, reti mobili broadband, Applicazioni hanno creato un vero e proprio circolo virtuoso che sta modificando profondamente i consumi digitali degli italiani e gli investimenti delle aziende. Entro la fine di quest’anno, gli italiani che navigano mensilmente via Smartphone e Tablet saranno più di 30 milioni.
1 Mobile Surfer su 3 ha scaricato Applicazioni a pagamento sul proprio Smartphone e 1 su 5 ha acquistato almeno un prodotto o servizio, 4 su 5 interagiscono con la pubblicità da questo device e 1 su 2 vorrebbe utilizzarlo anche come strumento di pagamento al posto della carta di credito.
Questa la fotografia scattata dall'Osservatorio Mobile & App Economy del Politecnico di Milano. I dati della ricerca, presentata a Milano in questi giori, mostrano come lo sviluppo di un ecosistema Mobile e la conseguente ampia diffusione dell’accesso a Internet da Smartphone e Tablet tra gli utenti abbia generato effetti rilevanti in chiave economica.
L’ecosistema Mobile è ormai abilitato da molti fattori che ne agevolano l’accesso per i consumatori: sono 37 milioni gli Smartphone e 7,5 milioni i Tablet diffusi in Italia e diventeranno rispettivamente 45 e 12 milioni a fine 2014; le reti mobili a banda larga LTE a fine anno raggiungeranno circa il 60% della popolazione; le Applicazioni disponibili negli store hanno toccato quota 2,5 milioni e aumentano le soluzioni Mobile sviluppate all’interno delle imprese o delle PA. Circa l’85% dei navigatori Internet da Smartphone vede annunci pubblicitari all’interno di siti o Applicazioni e la metà ci clicca. Tre quarti dei Mobile Surfer sono interessati al Mobile Couponing ossia vorrebbero ricevere i buoni sconto sullo Smartphone ed, inoltre, più della metà sono propensi all’utilizzo dello Smartphone come sostituto della carta di credito per i pagamenti nei punti vendita fisici.
L’impatto economico generato dall’ecosistema Mobile che si è creato ha dato origine alla cosiddetta Mobile & App Economy, che nel 2013 vale già 25,4 miliardi di euro: rapportato al Pil rappresenta l’1,6%. Oltre l’80% della Mobile & App Economy proviene dai consumi diretti di consumatori e imprese, che complessivamente hanno speso oltre 20 miliardi di euro; la restante parte fa riferimento agli investimenti delle imprese in reti mobili, nello sviluppo di soluzioni software Mobile rivolte ai consumatori o ai propri dipendenti, in soluzioni che sfruttano gli “oggetti intelligenti” (Internet of Things). Continuerà anche la crescita del mercato dell'M-Commerce.
Non sarà da meno la spesa delle imprese in attività di Marketing tramite i nuovi device (Smartphone e Tablet), trainati in particolare dalla Pubblicità, ma anche dalla nascita dei servizi di Mobile Couponing. Molta attenzione sarà dedicata dalle imprese anche allo sviluppo di soluzioni software Mobile volte, da un lato, a gestire la relazione con i propri consumatori e dall’altro, a migliorare la produttività e l’efficacia del lavoro dei propri dipendenti, soprattutto quelli in mobilità. Complessivamente per queste variegate tipologie di investimenti le imprese nel 2016 spenderanno il doppio di quanto speso nel 2013.


27 marzo 2014

LinkedIn misura l’engagement e lancia il Content Marketing Score

LinkedIn ha presentato il Content Marketing Score, una nuova risorsa di analisi che permette di avere maggiori informazioni sull'impatto registrato dai propri contenuti, organici o a pagamento, su LinkedIn. Si tratta di un punteggio, calcolato misurando l'engagement univoco (attraverso le singole azioni/interazioni social), diviso per l’audience totale di destinazione.
Il Content Marketing Score misura l'engagement di ciascun utente rispetto agli Sponsored Updates, alle Company Pages, ai gruppi, agli aggiornamenti dei dipendenti e ai post degli influencer di una determinata azienda, ad esempio.
Il tutto verrà poi riassunto in un valore unico, da comparare con il proprio ambito di riferimento. Sarà inoltre possibile ricevere suggerimenti su come migliorare il proprio punteggio facendo leva sulle diverse possibilità a disposizione per ottenere più reach ed engagement. È inoltre possibile filtrare il punteggio per regione, età, dimensioni dell'azienda, ruolo lavorativo e settore di appartenenza.
In aggiunta, annunciato anche il Trending Content, una classifica degli argomenti più trattati dai membri di LinkedIn. Che si parli di leadership, cloud computing o dispositivi mobile, è possibile vedere gli argomenti più importanti per ciascun target di riferimento, e quali sono gli utenti che hanno interagito maggiormente su un dato argomento.

12 dicembre 2013

Previsioni per il 2014? Molte novità... dalle app

Nel 2013 abbiamo visto nascere sul web aziende che, per la prima volta, hanno osato modificare lo status quo e rivoluzionare i modelli di business a cui siamo abituati: un esempio su tutti può essere Uber, l’app che consente di chiamare un ‘taxi privato’ e che va a scardinare regole, lobby e concetti fortemente radicati nel nostro Paese. Difficile vederlo come un caso isolato. Diversi attori seguiranno questo percorso.
Nel frattempo, molte app crescono e “si danno un tono” ...diventando Personal Assistant. Una recente analisi sui nuovi trend, condotta da Akamai, evidenzia come, oltre Siri e Google Now, le app stiano diventando sempre più predittive. Anche qui giova portare un esempio: iBeacons. Una tecnologia che assume le sembianze di un “assistente virtuale” che accompagna l’utente durante lo shopping. Testato negli Apple store, iBeacons consente all’utente di scansionare gli oggetti visionati per accedere a ulteriori informazioni, recensioni di altri utenti e ricevere preventivi. Di strada da fare ce ne è ancora... ma già alcune catene (come Macy’s) sembrano già interessate.


24 ottobre 2013

PMI e giovani, pronti a diventare... "Digitali per crescere"

Promuovere la formazione e la digitalizzazione di PMI e giovani del Paese, tramite una collaborazione pubblico-privato. Obiettivo molto chiaro, quello dell’ultima iniziativa annunciata da Microsoft Italia.
Il nuovo progetto per la digitalizzazione del Paese, “Digitali per crescere”, si pone l’obiettivo di raggiungere capillarmente sul territorio 1 milione di Piccole e Medie Imprese e 200.000 giovani italiani, per dare avvio a un circolo virtuoso di occupazione e crescita, che faccia leva sulle potenzialità delle nuove tecnologie.
Partiranno, in tutta Italia, Laboratori di Esperienza Digitale (LED), in partnership con le principali Università del Paese, e organizzati eventi di formazione gratuita (in collaborazione con le associazioni del territorio), per aiutare le PMI a intraprendere un percorso d’innovazione e i giovani ad acquisire competenze professionali in linea con gli attuali trend tecnologici.
Accedendo alla piattaforma digitale (digitalipercrescere.it e su Twitter con #digitalipercrescere), PMI e giovani potranno accedere a risorse potenzialmente molto utili come: laboratori, device, eventi, corsi di formazione, check-up sul grado di innovazione dell’azienda, informazioni su modalità di finanziamento e programmi di accelerazione per startup e giovani imprenditori.

Tra i partner strategici del progetto ci sono nomi come: Unioncamere, Poste Italiane e Intel, che insieme ai partner dell'ecosistema Microsoft (Acer, Asus, HP, Lenovo, Nokia, Panasonic, Sony, Toshiba...) metteranno a disposizione delle piccole e medie aziende e degli studenti, strumenti concreti per accompagnarli verso le nuove tecnologie e il Cloud Computing.
Punto forte dei LED sarà inoltre lo showcase di nuove tecnologie e la possibilità di condividere casi di successo. Il primo LED apre a Torino, in collaborazione con l’Istituto Superiore Mario Boella e il Politecnico di Torino e nei prossimi mesi Microsoft inaugurerà anche i laboratori di Milano, Roma, Napoli, Padova, Bari, Pisa e di altre città.

12 gennaio 2013

Nuovo anno, nuovi device... più rischi

Tablet e smartphone (e ancora qualche portatile) sono stati tra i regali più ricevuti durante le feste.
Ho raccolto in proposito alcuni dati [IDC], secondo cui le vendite a livello mondiale di dispositivi  connessi al web sono stati di circa 1,2 miliardi nel 2012 (+27% rispetto al 2011) e raggiungeranno la cifra di 1,4 miliardi nel 2013 (+19%).
Ma il pericolo, si sa, è sempre dietro l’angolo e mentre ci godiamo le funzionalità del nostro nuovo dispositivo, i criminali informatici potrebbero sfruttare l’assenza di protezioni a nostra insaputa. I nuovi device sono spesso forniti di un livello di protezione di base che, nella maggior parte dei casi, è insufficiente per proteggere l’utente dai virus e dalle recenti minacce.
Il 2013 porterà con sé nuove minacce e nuove opportunità per i criminali informatici, che non aspettano altro che attaccare professionisti di comunicazione, marketing e social media, che operano continuamente online, gestiscono informazioni importanti, condividono file e link... risultando dunque più esposti di altri.
Importante quindi dotarsi di software di protezione (e tenerli aggiornati) per i dispositivi che si utilizzano.

Alcuni consigli
È importante essere certi che il vostro (nuovo) dispositivo mobile sia protetto con PIN. Ricordatevi anche di scaricare un’app per la sicurezza, che consenta di bloccare da remoto il dispositivo e cancellare tutti i dati, in caso di furto o smarrimento.
Quando effettuate acquisti online, assicuratevi di utilizzare sempre siti affidabili e verificare che tutte le transazioni vengano effettuate all’interno di pagine sicure (barra degli indirizzi del browser evidenziata in verde ed icona del lucchetto, nonché la dicitura “HTTPS” prima dell’indirizzo web).
Infine, occhio alle password. Utilizzate una password complessa e aggiornatela con regolarità. Evitare di fare clic sull’opzione “Memorizza password”, poiché in caso di furto o smarrimento del dispositivo, i vostri account sarebbero completamente accessibili.

1 dicembre 2012

5 trend tecnologici e di business del 2013

Secondo i principali trend tecnologici e di business identificati da Verizon per il 2013, nel nuovo anno si assisterà a un incremento dell’adozione di tecnologie avanzate per rispondere alle mutevoli esigenze delle aziende, aumentando nel contempo la produttività e creando nuove esperienze per i clienti. Da qui 5 principali trend tecnologici suggeriti da Verizon Enterprise Solutions per il nuovo anno.

1. Previsioni ottime per i cloud ibridi
I data center distribuiti e le reti intelligenti fisse e mobili che li collegano rappresentano ora una valida alternativa alle tradizionali VPN (Virtual Private Network) che hanno rappresentato a lungo le basi della comunicazione aziendale. L'anno prossimo ci sarà uno spostamento significativo dalle VPN ai cloud pubblici, privati e, soprattutto, ibridi. “Entro il 2013 oltre il 60% di tutte le aziende avrà adottato una qualche forma di cloud computing”, afferma un report di Gartner.

2. Gli utenti mobili assumono il controllo
Secondo Forrester, “il 66% dei dipendenti utilizza a scopo lavorativo due o più dispositivi mobili”, un dato che ha implicazioni significative.
Le imprese adotteranno sempre più spesso strategie di enterprise mobility basate su cloud, creando “cloud personali” nei quali i dipendenti potranno usare le applicazioni aziendali per svolgere più efficacemente il proprio lavoro. Le aziende saranno inoltre più proattive nell'affrontare le sfide associate alla separazione tra vita personale e vita professionale dei dipendenti avvalendosi di “application store” privati e tecniche per la gestione dei dispositivi mobili per creare un ambiente di lavoro più mobile e più sicuro.

3. Macchine interconnesse
“Internet of Things” è arrivato e continuerà a crescere per soddisfare esigenze specifiche di settore. Secondo un report Gartner, “nel 2011, gli oltre 15 miliardi di oggetti sul Web con oltre 50 miliardi di connessioni intermittenti cresceranno entro il 2020 arrivando a più di 30 miliardi di oggetti con oltre 200 miliardi di connessioni intermittenti”.
Le connessioni M2M (Machine-to-Machine) non comprendono ora solo i contatori intelligenti e le automobili smart. Per esempio, reti elaborate di sensori con connessioni dirette M2M si trovano oggi nel settore della sanità e nella prima generazione di telematica automobilistica destinata ai consumatori.
La capacità di raccogliere, memorizzare e analizzare enormi volumi di dati definirà quali aziende sapranno estrapolare le informazioni migliori e prendere le decisioni più agili per trarre un vantaggio competitivo.

4. Reti più intelligenti e invisibili
Un tessuto intelligente che collega tutto e tutti renderà le reti invisibili agli occhi degli utenti finali, anche a fronte di un tasso di crescita annuo composto del traffico IP del 29% da qui al 2016, secondo le stime del Cisco Visual Networking Index.

5. La sicurezza
Nel 2013 la sicurezza uscirà dall'ambito specialistico diventando un must per l'IT a ogni livello. Le violazioni della sicurezza riguardano accessi, infrastrutture e applicazioni avvengono su reti fisse e mobili e hanno impatti su capitale fisico, finanziario e intellettuale. La sfera d'azione è globale... come afferma il “Verizon Data Breach Investigations Report” del 2012. La sicurezza delle identità diventerà un problema molto più diffuso nel corso del 2013.

9 luglio 2012

Il cambiamento: storia di un'azienda che proprio non capisce...

Questa è la storia di un'azienda.
Non è la mia e neanche la vostra. 
Ma potrebbe esserlo.
Un'azienda che vorrebbe cambiare, pensa di farlo, ma in realtà non riesce a farlo.
Non si tratta di usare i social media, comunicare in maniera diversa, lavorare sul mobile o realizzare prodotti digitali.
E' molto di più.

Tutto ciò non è affatto scontato. Me ne convinco sempre di più, partecipando a conferenze, incontrando professionisti e scoprendo progetti coraggiosi.
Quello che l'azienda di questa storia proprio non riesce a capire, è che il cambiamento e l'innovazione non "iniziano a fare"... ma si pensano, si vivono e si respirano ogni giorno.
Non parliamo solo di un percorso, ma di un viaggio.
Uno di quei viaggi per cui parti convito di aver preso tutto, ma fin dal primo giorno invece, ti accorgi di non avere quasi niente di ciò che ti serve.
Uno di quei viaggi che ti cambia i punti di riferimento, ti annulla molte certezze, ti fa vedere solo scenari nuovi, ti spiazza da subito... ma, proprio per questo, ti entusiasma. Quel lato affascinante e avvincente del business, la vedi solo in questi viaggi.

Ma l'azienda di questa storia, è convinta che si possano copiare le stesse logiche di sempre e incollarle su un po' di tecnologia, un portale web, uno smartphone o una pagina di Facebook.

Se c'è un modo per sbagliare davvero in questa fase di transizione, è non comprendere che lavoriamo su mercati che non torneranno più quelli di prima. Sono cambiati, come quasi tutte le regole del gioco.
La quantità e i grandi numeri non valgono più niente, se non si basano su qualità e valore.
L'interazione, le relazioni, la flessibilità e l'engagement, valgono molto più un'esercito di commerciali con il listino in mano.
Per molti professionisti, la produttività non può essere legata a dove ti trovi e all'orario di lavoro.
L'azienda di cui parliamo, agisce lentamente e non riesce a cambiare punto d'osservazione quando analizza il mercato.
Non ci riesce (e forse non vuole).
E così continua a perdere vantaggio competitivo.
Ma questo, è solo l'inizio della storia...

31 maggio 2012

Le aziende dicono “si” al BYOD. Il mondo del lavoro punta sulla mobility

In questi giorni Cisco ha annunciato i risultati dello studio IBSG Horizons (vedi anche infografica sotto) che ha coinvolto 600 manager e responsabili IT statunitensi e che indica come l’IT stia accettando, e in alcuni casi addirittura incitando, la tendenza a portare sul luogo di lavoro i dispositivi personali - il cosiddetto “bring your own device” BYOD - come un dato di fatto nella vita aziendale.
Lo studio indica anche alcuni dei vantaggi che ne derivano e mette in guardia sulle complessità tecnologiche che tale tendenza comporta per le reti aziendali.
La maggior parte delle organizzazioni starebbe “autorizzando” il BYOD in azienda, e a conferma di ciò il 95% degli intervistati ha affermato che la propria organizzazione permette l’utilizzo dei dispositivi di proprietà dei dipendenti, sul posto di lavoro. L’84% degli intervistati non solo consente ai propri dipendenti l’utilizzo dei dispositivi personali, ma offre loro anche diversi livelli di supporto.

Il 78% dei dipendenti (i cosiddetti colletti bianchi) statunitensi utilizza per lavorare un dispositivo portatile, e il 65% dichiara inoltre di aver bisogno di una connettività mobile per svolgere le proprie mansioni. Inoltre, il report ha rilevato che entro il 2014 il numero di dispositivi che i dipendenti utilizzano dovrebbe raggiungere una media di 3,3, rispetto a 2,8 del 2012.
Oltre a ciò, lo studio rivela che il BYOD può portare con sé ulteriori vantaggi di business. Oltre i tre quarti (76%) dei responsabili IT intervistati hanno definito il BYOD come un fenomeno abbastanza o estremamente positivo per le loro aziende, pur essendo consapevoli delle criticità per l'IT.
I dipendenti apprezzano di poter essere liberi di lavorare quando e dove vogliono, e hanno anche espresso il desiderio di utilizzare sul lavoro le proprie applicazioni: il 69% degli intervistati ha dichiarato che le applicazioni non approvate, soprattutto social network, e-mail basate su cloud e messaggistica istantanea, sono a oggi molto più diffuse di due anni fa.

E voi... come lavorate?