Visualizzazione post con etichetta brand. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta brand. Mostra tutti i post

26 aprile 2016

Mondo Fashion: l’impatto e i KPI di touchpoint e Customer Journey

La tecnologia abilita sempre nuove opportunità per connettersi ai Clienti, attivando relazioni e rispondendo a bisogni informativi e di intrattenimento sempre nuovi, all'interno di quella che viene chiamata Customer Journey. 
Come stanno reagendo le Aziende del settore Fashion? Aumenta l’attenzione rivolta alla Digital Transformation e i modelli operativi e di comunicazione. “Avere il Cliente al centro del proprio percorso strategico, vuol dire partire da esso nella definizione di ogni azione strategica – secondo Grazia Grassi,  Commercial Director Italy, TNS - vuol dire considerare il Cliente come il fulcro del processo di Brand Building e Sales. Solo con una conoscenza approfondita del proprio target e i suoi bisogni, i Brand possono pensare di rispondere attraverso i diversi touchpoint ed offrire esperienze d’acquisto rilevanti, coinvolgenti, distintive”.
Oggi il Cliente utilizza i touchpoint per finalità diverse. Secondo la ricerca TNS Connected Life, i consumatori utilizzano i Social Media come Servicing support (34%), nelle attività di Brand Building (47%) o nel percorso d’acquisto (23%).
Gli acquirenti Fashion in Europa presentano attitudini e comportamenti di ingaggio molto diversi.

In uno scenario così, non esistono più percorsi d’acquisto definiti, al massimo si possono individuare i più frequenti, i più condivisi. Il Cliente “guida” e sceglie il punto di contatto ed il device con cui entrare in relazione secondo le diverse occasioni ed i momenti del suo Connected Customer Journey. Ecco perché la complessità aumenta drasticamente.
La valutazione dell’impatto di ogni touchpoint diventa dunque il KPI di riferimento: secondo lo studio TNS Global Data Bank, il 20% dei touchpoint è responsabile dell’80% dell’impatto sulle vendite.
Quello che diventa importante valutare, è l’impatto che ogni touchpoint è in grado di offrire sul percorso di Brand Building, avvicinando lo Shopper alla conversione.
Anche le piattaforme Social, così importanti nella diffusione dei contenuti alla Customer base, devono essere conosciute e valorizzate con attenzione: spesso siamo ancora portati a considerare un unico scenario di riferimento, ma le localizzazioni sono veramente forti: un caso eclatante è in Cina, il potenziale di WeChat: il 41% dei consumatori intervistati ha dichiarato di farne uso settimanalmente per interagire con i Brand, ottenendo informazioni o servizi.

23 novembre 2014

Il digital cambia le regole del brand building

Organizzato la scorsa settimana da TNS, il seminario “The @volution of branding: integrazione media e brand activation”, ha evidenziato come il Digital abbia decisamente innovato le modalità di audience engagement, impattando in modo rilevante sulle strategie di brand building. Tecnologia e creatività, insieme ad un sapiente uso dello storytelling, saranno il vantaggio distintivo della comunicazione di brand vincenti, se riusciranno, attraverso la costruzione di memorie affettive, a sedimentare rafforzando la brand equity.  
Emily Gong, Regional Digital Development Manager TNS ha aperto i lavori, focalizzando l’attenzione dell’audience sulla velocità di adozione delle tecnologia, che sta avendo effetti rilevanti sui comportamenti. Si evidenziano modelli di comportamento che dirottano fruizione ed utilizzo sul mobile: i giovani a Singapore, a parità di tempo speso nelle fruizioni media (TV ed online – mediamente 8 ore al giorno), ne passano solo il 12% davanti alla TV (contro il 17% dei giovani italiani). Nei Paesi più avanzati, inoltre, la fruizione televisiva si sposta online e cresce l’utilizzo e l’interesse per nuovi servizi che integrano i benefici della rete (connected cars, health apps ed accessori di monitoraggio della salute, domotica, ecc)
“In un contesto media sempre più complesso e popolato da un numero sempre maggiore di soggetti – ha commentato Luca Colombo, Country Manager di Facebook Italia, è fondamentale che le aziende facciano leva su strumenti innovativi e realmente differenzianti per far emergere il proprio brand.   Il consumatore è più sociale, ma anche più connesso, a qualsiasi momento della giornata: le persone utilizzano sempre più i dispositivi mobili per informarsi, accedere a contenuti o fare ricerche ovunque si trovino e durante tutta la giornata. Uno dei trend tecnologici di maggiore potenzialità è senz’altro quello legato ai contenuti video, rispetto al quale Facebook offre alle imprese possibilità di connessione, scoperta e condivisione straordinarie; basti pensare che, a partire da giugno di quest’anno, si contano ogni giorno circa 1 miliardo di video visti su Facebook, con una fruizione di contenuti video da mobile cresciuta del 532% negli ultimi 3 anni”.

Il mobile ci permette una fruizione libera, senza luogo e senza tempo. E’ sempre con noi. E dunque, la TV non è più il nostro unico amore. Altri schermi, fra cui appunto il mobile, attirano la nostra attenzione. Connected Life, lo studio internazionale effettuato in 50 Paesi e su più di 55.000 individui fra i 16 ed i 65 anni, utenti regolari di internet, registra in Italia che solo un 60% del tempo passato davanti alla TV, dispone di attenzione focalizzata, la cosiddetta “undivided attention”. Ma in questa molteplicità di stimoli, di contenuti da fruire, di attività che ci coinvolgono, i brand possono trovare spunti ed opportunità per nuove proposte comunicative, dal momento che i consumatori possono essere raggiunti su specifici canali e piattaforme in definiti momenti della giornata.

“Notiamo che sempre un numero maggiore di utenza si sta spostando da una navigazione su desktop, a una su dispositivi mobile. Sia i publisher che gli advertiser devono farsi trovare pronti a questo cambio di paradigma. Se i primi stanno studiando contenuti ottimizzati per una fruizione ottimale, i secondi devono trovare una soluzione ponte che possa garantire loro la massima visibiltà per cogliere tutte le opportunità che il mobile sta aprendo - ha affermato Davide Corcione, Head of Agency & Account Managers, Yahoo Italia – che ha anche sottolineato  come la navigazione online non vada più interpretata come silos di contenuti contrapposti all’advertising”.
Il mobile è il device che sempre più ci coinvolge, che ci permette di essere sempre connessi con le nostre cerchie più o meno strette di amici e famigliari. Molti di noi, moltissimi, utilizzano ormai i Social Network e diventa naturale pensare ai Social come ad un mezzo normale di condivisione e diffusione di informazione.
Nelle attività di brand building diventa dunque sempre più importante concentrarsi oltre che sugli effetti di brave periodo, in termini di vendite, anche sulla prospettiva di medio-lungo termine che agisce sull’equity del brand. Nel concreto, la brand experience è sicuramente l’espressione attuale di brand building che va in questa direzione, alimentando la cosiddetta memoria affettiva.

“L’@voluzione del brand, abbiamo visto, passa per la comprensione di un contesto in forte cambiamento, per gli impatti che la diffusione della tecnologia sta portando. Passa per un nuovo modo di affrontare la comunicazione, dove i fruitori, i consumatori, sono oramai parte integrante del processo comunicativo, condividono, raccomandano, dissuadono amici o semplici sconosciuti, in nome di una propria esperienza ed emozione, che hanno il piacere di condividere; si attivano, cercano informazioni, ne producono, scaricano app. Un mondo di comunicazione, ma anche di azione- Ha affermato Gabriella Bergaglio, Marketing Manager TNS Italia. “Non è facile individuare nuove metriche, ma una cosa è certa: i nuovi KPIs (Key Performance Indicators) che dovranno monitorare il successo di un brand dovranno mettere insieme misurazione e azione – ha concluso Gabriella Bergaglio, Marketing Manager di TNS. In un mondo dove azioni e reazioni sono immediate, i brand hanno sempre più bisogno di misurare, per agire”.

17 luglio 2014

Marketing e comunicazione: ecco gli stipendi dei professionisti

Compensi allineati per direttori marketing e direttori comunicazione italiani, secondo un’indagine retributiva 2014 pubblicata da Michael Page.
Carriere parallele, quindi, per le professioni del marketing, anche se i percorsi professionali sono sostanzialmente diversi.
Mentre per quanto riguarda le funzioni che riportano al direttore marketing, i brand manager partono da un compenso minimo di 32 mila euro, con un’esperienza di 3-5 anni, e possono arrivare a 50 mila euro con 10 anni di attività. I marketing manager, invece, mostrano una retribuzione minima annua di 55 mila euro, con 7-12 anni di esperienza, e arrivano a 80 mila euro dopo 15 anni nella posizione.

Ruolo
Esperienza
Compenso lordo annuo


Min
Max
Direttore
comunicazione
10 – 15 anni
15 – 20 anni
oltre 20 anni

90.000
120.000
150.000
120.000
150.000
oltre 150.000
Direttore
marketing
10 – 15 anni
15 – 20 anni
oltre 20 anni

90.000
120.000
150.000
120.000
150.000
oltre 150.000
Marketing
manager
7 – 12 anni
12 – 15 anni
oltre 15 anni

55.000
70.000
80.000
70.000
80.000
NS*
Brand
manager
3 – 5 anni
5 – 10 anni
oltre 10 anni

32.000
45.000
50.000
45.000
50.000
NS*

(*) Non significativo.

Fonte: Michael Page, Salary survey Sales & marketing 2014.

11 luglio 2014

La TV nostro unico amore? C'è spazio anche per mobile e social

Le abitudini di fruizione dei contenuti stanno evolvendo rapidamente, anche se passiamo ancora molto tempo davanti alla TV. Secondo la ricerca Connected Life, pubblicata in questi giorni da TNS (istituto di ricerca e consulenza di marketing), la voglia di televisione rimane, ma i televisori da soli non sono più in grado di soddisfare il nostro desiderio di contenuti.
Cresce l’online media e lo “screen-stacking” con più device. Una metà di coloro che guardano la TV, si diletta contemporaneamente in altre attività digitali, come social media, controllo dell’ email o ricerca di informazioni pre-acquisto online (in Italia possediamo circa 5 device digitali ognuno).
La domanda di contenuti in streaming, senza vincoli di tempo e di luogo, poi è stata amplificata durante i Mondiali di Calcio, delle ultime settimane. Gli utenti di ogni parte del mondo vogliono accedere a questo evento sportivo internazionale così importante, attraverso i device disponibili, a casa e fuori casa, magari anche commentando gli accadimenti in tempo reale sulle piattaforme social con i propri amici e conoscenti.
Il desiderio di fruire dei nostri programmi televisivi preferiti a tutte le ore del giorno sta anche sostenendo la crescita dell’utilizzo della cosiddetta TV online. Un terzo (33%) degli intervistati in Italia, guarda video giornalmente su PC, laptop, tablet o smartphone. Anche ad Hong Kong, il video online raccoglie grande interesse (32% degli intervistati guarda video online ogni giorno): qui i “phablet” sono sempre più popolari e supportano le visioni on-the-go con schermi maggiorati rispetto agli smartphone. Ad Hong Kong infatti, sempre più spesso si sceglie di guardare TV e video online piuttosto che su un televisore tradizionale.

Eppure, nonostante questa forte crescita di fruizioni online, la televisione tradizionale gioca comunque un ruolo molto importante nelle nostre vite, con l’82% dei rispondenti che dichiarano di guardarla quotidianamente. 4 telespettatori su 5 in Italia (84%) la guardano senza distrazioni, la sera mentre cenano.
Gabriella Bergaglio, Digital Practice Lead TNS Italia, presentando la Ricerca ha spiegato come in Italia, ancor più che in Europa, l’attenzione ai contenuti video online è elevata. Se da un lato dunque non si discute il nostro amore per il televisore, dobbiamo anche essere pronti a recepire nelle nostre attività di comunicazione e brand activation questi nuovi pattern di fruizione. I professionisti del Marketing e della Pubblicità sono dunque chiamati a tenere conto di questi cambiamenti affrontando una nuova grande sfida.
La brand activation e la brand experience  quindi aprono a nuovi orizzonti, con il supporto del Digital, pur con diversi obiettivi e bisogni informativi secondo le categorie interessate. Il focus sul consumatore/cliente resta il punto di partenza di ogni pensiero strategico, senza dimenticare attitudini, comportamenti e need di un consumatore ormai “always on”.




27 marzo 2014

LinkedIn misura l’engagement e lancia il Content Marketing Score

LinkedIn ha presentato il Content Marketing Score, una nuova risorsa di analisi che permette di avere maggiori informazioni sull'impatto registrato dai propri contenuti, organici o a pagamento, su LinkedIn. Si tratta di un punteggio, calcolato misurando l'engagement univoco (attraverso le singole azioni/interazioni social), diviso per l’audience totale di destinazione.
Il Content Marketing Score misura l'engagement di ciascun utente rispetto agli Sponsored Updates, alle Company Pages, ai gruppi, agli aggiornamenti dei dipendenti e ai post degli influencer di una determinata azienda, ad esempio.
Il tutto verrà poi riassunto in un valore unico, da comparare con il proprio ambito di riferimento. Sarà inoltre possibile ricevere suggerimenti su come migliorare il proprio punteggio facendo leva sulle diverse possibilità a disposizione per ottenere più reach ed engagement. È inoltre possibile filtrare il punteggio per regione, età, dimensioni dell'azienda, ruolo lavorativo e settore di appartenenza.
In aggiunta, annunciato anche il Trending Content, una classifica degli argomenti più trattati dai membri di LinkedIn. Che si parli di leadership, cloud computing o dispositivi mobile, è possibile vedere gli argomenti più importanti per ciascun target di riferimento, e quali sono gli utenti che hanno interagito maggiormente su un dato argomento.

14 febbraio 2014

Storia di un dentista... davvero a regola d’arte

Oggi vi racconto una storia. Una storia di contaminazione artistica, di marketing innovativo, di esperienza sensoriale. Il progetto è consistito in un completo rinnovamento degli spazi di un grosso studio dentistico (GC) in Provincia di Alessandria, in relazione al progressivo sviluppo della Collezione d'arte del committente.
Nel giro di due mesi, l’Architetto e Interior Designer Stefano Gilardone, ha cambiato il volto dello studio dentistico e creato uno scenario per valorizzare la Collezione.
Questa Storia dimostra come, attraverso una contaminazione tra ambiti decisamente lontani, si possa partire da una forte passione artistica, per valorizzare anche la brand identity di uno Studio e ottenere un’esperienza sensoriale completamente immersiva, per distinguersi sul mercato.

Il progetto non è stato solo architettonico, ma anche illuminotecnico, connesso ad una radicale trasformazione domotica, volta a configurare diversi scenari (dai più pubblici a quelli strettamente privati) per consentire la massima valorizzazione del patrimonio artistico. Spazio alla tecnologia quindi: la domotica, applicata a tutti gli impianti (scenari luci, tapparelle, security, suono ambientale), viene controllata da due tablet presenti in studio e/o da remoto (tramite smarphone o PC).
Le opere architettoniche, finalizzate a non invadere mai il territorio estetico proprio delle opere, oltre a prevedere una “base” relativamente neutra di pareti e soffitto (in smalto bianco) e pavimento (in resina grigio tortora) si sono pertanto concentrate su alcuni oggetti: l'alzata in cristallo nero dell'ingresso, a cui è contrapposto un grande specchio a tutta altezza, così da creare un'immagine infinita e cromaticamente straniante; lo “stargate” in corten che introduce alla sala attesa, con un importante lavoro tecnologico di illuminazione; il buco nero, cavità atta a contenere la scultura di Eva Hild, valorizzata da un'illuminazione “multipoint”, che ne facesse risaltare in un gioco di ombre le forme sinuose.
A questo punto della Storia, entra in scena Stefano, il nostro protagonista, per dare la sua personale visione del progetto.

Che esperienza è stata trasformare uno studio Odontoiatrico  in uno spazio espositivo?
Senz'altro anomala, sebbene, una volta rispettate le gerarchie degli spazi di lavoro, alterati il minimo indispensabile rispetto alle esigenze manifestate, è stato trattato come un progetto espositivo a tutti gli effetti.

Come è nata questa insolita collaborazione e il progetto?
La collaborazione nasce da una conoscenza diretta e da una passione condivisa per l'arte, per quanto la mia resti, ahimè, più platonica.

Quanto è importante la contaminazione con l'arte, anche in settori apparentemente lontani? 
Personalmente ho sempre avuto interesse nei confronti di quella che i tedeschi chiamavano Gesamtkunstwerk (opera d'arte totale), in cui i diversi contributi di discipline, che hai giustamente definito “apparentemente lontane” si fondono in un "oggetto" complesso, i cui risultati sono superiori alla somma delle parti che lo compongono.
E quando, come in questo caso, si ha la possibilità di sperimentarlo realmente (unendo arte, architettura, grafica) si mette a frutto ciò che si è appreso e digerito negli anni e, possibilmente, ci si diverte pure!

Con quali criteri sono state collocate le opere?
Un'approfondita riflessione con il cliente che mediasse, da un lato, il suo piacere nel vedere certe opere in certi punti dello spazio (considerando che trascorre lì gran parte della sua giornata), e dall'altro l'opportunità che il tutto fosse attuabile, anche in ragione della tutela delle opere stesse (vedi spazi di attesa del pubblico, reception).
Inoltre, approfittando della mia formazione museografica e museologica post laurea, abbiamo seguito una logica che permettesse anche una certa elasticità futura, determinata dalla possibilità che alcune opere potessero essere sostituite da altre.

Sono previste iniziative, a livello di comunicazione o eventi, a supporto di questa esposizione?
Ci sono stati contatti tra il cliente ed alcuni enti, affinché si potessero organizzare periodicamente delle visite guidate.

Quali riflessi avete immaginato nell'ambito dell'arte, interior design, ma anche nel marketing?
Sia io che il cliente siamo molto impegnati a fare bene il nostro lavoro, e non ci spingiamo volentieri in ambiti che richiedono specifiche professionalità. Per cui, al di là di un ottimo reportage fotografico, la nostra idea è di cercare con pazienza occasioni che possano diffondere quanto di buono si è fatto, possibilmente in contesti che lo valorizzino ulteriormente.


Bravo Stefano. Serietà e professionalità al servizio di un progetto che rappresenta senza dubbio una best practice per il settore.
Un po’ di marketing, ce lo mettiamo accendendo i riflettori sulla comunicazione visiva: un trend esploso nel 2013, che dominerà certamente il futuro prossimo. Spazio alle immagini dunque, per immergerci ancora di più in questa Storia, grazie agli scatti (bellissimi), realizzati dal fotografo Raffaele Vaccari.

Buona visita.












8 gennaio 2014

Advertising, sono Mobile e Social i canali della crescita

7,5 milioni di Tablet e 37 milioni di Smartphone: in Italia si accede al web sempre più da mobile. Oltre 28 milioni di italiani frequentano mensilmente i Social Media.
Quella che è stata definita “nuova Internet”, è dunque basata sempre di più su device mobili e sui Social Network. L’accesso ai contenuti è mediato e semplificato dalle App. L’Advertising ha trovato così un nuovo canale di sbocco e recepito il cambio di abitudini in corso: tra il 2012 e il 2013 la Mobile Advertising ha registrato una crescita del 130% passando da 89 a circa 200 milioni di euro.
Anche l’Advertising sui Social Network nel corso del 2013 ha fatto un bel salto in avanti: +75%, arrivando a sfiorare i 100 milioni di euro.
Diverse le ragioni che stanno attirando l’interesse degli investitori sui Social Network: l’attitudine alla profilazione degli utenti, in grado di aumentare l’efficacia dell’advertising, rivolto a target mirati; la capacità nell’abilitare l’interattività con l’utente. La grande maggioranza di questo fatturato è nelle mani di Facebook, con un ruolo chiave della componente Mobile: circa il 70% degli utenti infatti vi accede anche in mobilità su Smartphone e Tablet. 
Questi dati sono stati diffusi dall'Osservatorio New Media & New Internet della School of Management del Politecnico di Milano.

19 dicembre 2013

Natale 2013, sempre più italiani comprano online i regali

Sono oltre 7 milioni gli italiani che quest’anno compreranno almeno un regalo di Natale sul web: quasi 2 milioni di acquirenti in più dell’anno scorso.
Una ricerca condotta da Netcomm, in collaborazione con Human Highway, riporta come, tra gli acquirenti online abituali, coloro che compreranno i propri regali di Natale su Internet salgono dal 37% del 2011 al 50% del 2013 (passando dal 44% del 2012).
A sostegno di questo dato, il forte aumento degli acquirenti “Online first”: il 20% degli intenzionati ad acquistare almeno un regalo di Natale online dichiara che li acquisterà tutti o in maggioranza attraverso Internet. Si tratta di un segmento molto particolare, formato da quasi un milione e mezzo di individui, più che doppio rispetto allo scorso anno. Sono persone che si rivolgono in prima istanza alla Rete per una buona parte dei loro acquisti abituali, dai libri all’elettronica, dai viaggi ai contenuti digitali. Con l’emergere nell’ultimo anno di nuovi categorie di prodotti: la cosmetica, particolari prodotti alimentari, l’arredamento e gli accessori per la casa.
Forte crescita degli e-shoppers che hanno raggiunto i 14 milioni. Più di 30 milioni hanno oggi uno smartphone e ben 22 milioni di italiani lo usano per navigare. Secondo le indagini della ricerca, oltre il 10% degli acquisti è fatto da uno smartphone o un tablet (cifra più che raddoppiata rispetto al 2012). In un periodo di budget ristretti delle famiglie il settore delle flash sales e del couponing hanno giocato un ruolo estremamente positivo mettendo a disposizione dei più indecisi prodotti e servizi di qualità a prezzi molto accessibili.
Il 25,5% degli acquirenti online di regali di Natale dichiara che farà meno acquisti rispetto all’anno scorso, ma il 29,3% degli acquirenti online di regali di Natale dichiara che farà più acquisti rispetto all’anno scorso.


17 dicembre 2013

Framework di sviluppo e user experience, nei progetti "mobile"

Molti project manager e sviluppatori, progettando applicazioni per dispositivi mobili, si trovano di fronte al dilemma di come combinare la user experience di un’applicazione nativa, con la flessibilità di gestione e l’adattabilità cross-platform tipica di una soluzione ibrida.
Questo ha costretto le aziende a fare una scelta di fondo tra: prodotti mobile sviluppati in linguaggio nativo, caratterizzati da un'elevata user experience (ma con costi di sviluppo e gestione maggiori); e prodotti realizzati con tecnologia ibrida e adattabile alle varie piattaforme, ma che forniscono un’esperienza utente non ottimale.
Su diverse tipologie di app (retail, banking, servizi...) un’attenzione particolare dovrebbe essere rivolta alla homepage e al menu di navigazione. Una composizione dinamica e fluida di una homepage ben progettata e sviluppata, è un ottimo biglietto da visita che predispone positivamente il Cliente. Un menu ben disegnato poi, che reagisce tempestivamente e fluidamente alle gesture dell’utente, restituisce un senso di confort e piacevolezza, in grado di stimolare un approccio positivo che lo porterà a osservare con maggiore interesse tutte le sezioni, facilitando il processo di “familiarizzazione” con l’app.
Quanto sin qui descritto mette in luce l’importanza della user experience, rivalutando in modo significativo gli impatti che può avere, sulla percezione del Cliente finale, la qualità di un prodotto in linguaggio nativo.
Al contempo, tuttavia, dal punto di vista dei gruppi responsabili dei progetti mobile, l’attenzione ai costi e a tempi di delivery più contenuti, possono avere un peso determinante nella preferenza verso soluzioni ibride.
La soluzione non è quindi semplice (nè tantomeno immediata). Occorre anzi valutare, di volta in volta, la scelta migliore in base alle priorità e linee guida di ogni distinto progetto.

2 dicembre 2013

Whirlpool lancia una Digital School con lezioni su Slideshare

È la prima digital school aziendale online, accessibile a tutti e orientata ai social media, al web marketing e all’e-commerce. Così viene descritta da Whirlpool la propria iniziativa, composta da moduli formativi, pensati dapprima per le funzioni interne e successivamente pubblicate sul social media allo scopo di contribuire alla diffusione della cultura digitale.
L’azienda, riconosciuta come una delle più attive e prolifiche nel mondo dei social media, ha l’intento di rendere accessibili alle PMI e ai professionisti contenuti che non avrebbero mai potuto avere gratuitamente.
Le prime 9 lezioni, sono consultabili sul canale Slideshare di Whirlpool EMEA, sono state realizzate dalla multinazionale degli elettrodomestici in collaborazione con H-ART, azienda specializzata nei digital media.
Nei primi 9 moduli pubblicati si spazia dalle dinamiche interattive dei social media all’impatto della rivoluzione digitale sul business, dall’ecosistema digitale all’uso, individuale e aziendale dei social media, dai cambiamenti nell’utilizzo e nella produzione dei contenuti all’adattamento del messaggio alle diverse piattaforme, dal cambio nelle  abitudini di acquisto alle tendenze in atto nel web.
Tutte le lezioni, che si possono seguire nell’arco di venti minuti al massimo, hanno un taglio prettamente operativo con casi concreti e suggerimenti di immediata applicazione.Una comunicazione non unidirezionale, dato che l’azienda ha dichiarato anche di essersi attivata per ricevere contributi e suggerimenti, per arricchire e migliorare i contenuti proposti.



18 novembre 2013

Device mobili e video guidano l’evoluzione della comunicazione

A fine anno gli smartphone in Italia saranno 37 milioni [Osservatori ICT del Politecnico di Milano – Nov.2013] e il consumo di video online è in costante crescita: +19% da PC e +30% da smartphone.
E’ quindi fondamentale puntare su videobanner, tag mobile e nuovi format creativi per raggiungere il proprio target in modo mirato anche in mobilità. Un’opportunità per le PMI per rinnovare il proprio modello di comunicazione e per le startup per dare slancio al business.
Questi dati sono stati al centro dell’evento “A-Day - Advertising Day: Display the future”. Organizzato da Simply Adv e SPE del Gruppo Monrif, con il patrocinio di Fondazione Sistema Toscana.
Ma non solo, molti gli punti interessanti per aziende e professionisti: tra le tendenze in atto si assiste a una crescente fruizione di video da parte degli italiani, che attraverso il PC interessa l’88% della popolazione online attiva ovvero oltre 28 milioni di persone e che attraverso smartphone coinvolge circa il 40% dei possessori ovvero più di 12 milioni di individui. E per quanto riguarda la mobilità, i dati comScore rivelano che 7,9 milioni di persone, cioè quasi il 30% di possessori di smartphone, hanno visto una pubblicità sul proprio device (+40%) e ben 2,6 milioni hanno cliccato sul banner pubblicitario. In questo scenario il mobile rappresenta un’ulteriore opportunità d’ingaggio per chi investe in pubblicità televisiva, poiché il 44% usa lo smartphone mentre guarda la TV e in particolare il 29% svolge attività collegate al programma televisivo e ben il 12% cerca informazioni sui prodotti pubblicizzati.
L’89% dei possessori di Smartphone lo utilizza abitualmente per Internet e il consumo medio ha superato i 60 minuti al giorno. Le percentuali crescono tra i possessori di Tablet: il 96% lo utilizza abitualmente per Internet e il tempo medio di navigazione quotidiano è pari a 75 minuti.
All’interno dell’Internet Advertising, il cui valore nel 2013 è stimato pari a 1,46 miliardi di euro (+12%), la componente legata al New Internet supera un terzo del mercato ed è in crescita del 63% (grazie in particolare al Mobile e ai Video).

15 novembre 2013

eCommerce in crescita, ma il boom viene dal mobile

Sempre più italiani acquistano online: i web shopper sono ormai più di 14 milioni, quasi il 50% dell’utenza totale Internet. L’eCommerce B2C prosegue dunque nel trend di crescita: anche quest’anno registra un +18% rispetto al 2012 (in linea con i principali paesi europei). Anche il valore dell’acquistato online aumenta (+15%).
Alla base della crescita c’è il ruolo sempre più importante giocato dal mobile. L’mCommerce registra così una clamorosa crescita a tripla cifra: +255%.
Smartphone e Tablet estendono le opportunità di acquisto riempiendo i tempi morti: sono uno dei principali fattori alla base dell’incremento dei consumi online assieme alla crescita delle Dot Com e dei club di acquisti online e al successo dei progetti multicanale sviluppati dai retailer che coniugano acquisto online ed esperienza nel punto vendita fisico. Le transazioni effettuate via Tablet sono pari a un miliardo di euro. Un terzo circa sono effettuate tramite App appositamente sviluppate dai merchant, due terzi mediante browsing sul sito di eCommerce.
Questi i numeri e i trend emersi dall'Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, presentato al campus Bovisa di Milano.

Il 90% degli acquisti è fatto con carta di credito o Paypal e spendono, nello scontrino medio, 490 euro nelle Assicurazioni, 280 nel Turismo, 240 nell’Informatica ed elettronica di consumo, 195 euro nell’Abbigliamento, 125 euro nel Grocery, e poco più di 40 euro nell’Editoria. 
I servizi pesano per il 61% delle vendite. Crescono tutti i principali comparti: +30% Abbigliamento; +20% Informatica ed elettronica di consumo; +14% Assicurazioni e +13% Turismo. Il Turismo mantiene la quota di mercato più ampia (43%), seguito da Abbigliamento (12%), Informatica-Elettronica di consumo (11%), Assicurazioni (10%), Editoria (3%) e Grocery (1%).

7 novembre 2013

Multicanalità e strategia: quale ruolo per i diversi canali?

In diversi settori, è ormai abitudine diffusa quella di creare offerte di servizi, in ottica multicanale. Un’idea di per sé buona, rischia però di trasformarsi in un boomerang, se non progettata con attenzione.
Professionisti, imprenditori e manager devono tener conto che, diversi canali di offerta, dovrebbero avere un ruolo preciso nella Value Proposition dell’azienda o del Brand.
Una prima domanda da porsi, è sul ruolo che deve avere ciascun format di comunicazione/interazione col cliente.
Il giusto bilanciamento tra centralità del cliente ed efficienza dell'offerta, è infatti in grado di generare più margini e competitività.
E poi: quali driver conducono a voi il cliente? Quali sono le logiche e le leve di fidelizzazione?
Analizzare il cliente in tutti i momenti di contatto con il brand e applicare logiche di micro-marketing, sono attività spesso trascurate o poco evidenziate, in una più ampia strategia di proposizione sul mercato, attraverso più canali.


18 ottobre 2013

IAB Seminar: il valore aggiunto del Display Advertising

Display Advertising in rapida crescita in Italia, con un +15,3% (dati 2012 vs 2011). Rispetto agli altri paesi europei, siamo al 4° posto per valore di investimenti in questo settore (dopo Regno Unito, Germania e Francia).
Il video si rivela lo strumento sui cui il mercato punta di più, con una crescita del 75% rispetto allo scorso anno e con un valore del 20% rispetto agli altri strumenti della Display Advertising. Entro fine anno IAB Italia prevede una crescita del 2% dell’intero settore della Display Advertising.

Questi i dati salienti nell’intervento di Simona Zanette, Presidente IAB Italia, in occasione dello IAB Seminar, tenutosi a Milano ieri 17 ottobre. Secondo Simona risulta sempre più complicato conquistare l’attenzione dei clienti: la Display Advertising, quindi, è di importanza fondamentale all’interno del media mix, per le sue importanti potenzialità di costruire brand awareness.
L’incontro è poi proseguito con un tema cruciale: l’analisi del ROI delle campagne, resa possibile da attività e strumenti di misurazione dell’audience. Questa analisi strategica permette, infatti, di definire la pianificazione digitale e di misurare i fenomeni di dispersione, attraverso analisi di post-buy.
L’importanza di misurare la “Total Digital Audience” da qualsiasi device è stato invece al centro dell’intervento di Enrico Gasperini, Presidente Audiweb, che ha presentato il nuovo sistema di rilevazione Audiweb, che permetterà agli operatori di avere una visione completa del comportamento dei consumatori online, pianificando le proprie campagne anche su dispositivi mobili.


15 ottobre 2013

Una nuova sfida chiamata Hudl. Ma il focus è nei servizi

Come molti addetti ai lavori sanno, il retailer d’Oltremanica Tesco è sempre stato un precursore: si è mosso per primo su format alternativi per i punti vendita, sull’eCommerce e sulla tecnologia. Non sempre le sue strategie sono state vincenti, ma studiate e pianificate accuratamente... quello si.
Proprio secondo una precisa strategia, ora Tesco ha lanciato la sua sfida nel mondo dei Tablet. Hudl è un tablet 7” basato su sistema Android, venduto al prezzo di £119. E’ dotato di Schermo HD, wifi, Bluetooth, micro HDMI e 16 GB di memoria (espandibile). Venduto in diversi colori, sembra essere un competitor diretto del Kindle Fire di Amazon.
Philip Clarke, CEO di Tesco, ha commentato così il lancio del tablet: "The digital revolution should be for the many, not for the few". Chiarissima la dichiarazione d'intenti di agevolare una più ampia diffusione dei tablet tra i propri clienti e non solo.
Hudl, soprattutto, è dotato di un pulsante launcher Tesco, che consente agli utenti di effettuare acquisti, essere informati su eventi, sfruttare promozioni, vedere i punti della propria Carta Fedeltà, guardare video e ascoltare musica (tramite Blinkbox), e molto altro.

Un insieme di servizi brandizzati, che si inseriscono in un mercato, quello dei tablet, decisamente in crescita. Servizi da cui il gigante internazionale potrà generare ampi margini, ma soprattutto da cui ottenere dati essenziali per profilare sempre meglio i clienti, le loro preferenze e i loro comportamenti, puntando a offrire servizi e user experience sempre più personalizzati.
Definirei questo un ottimo caso di studio, per dimostrare come il binomio tecnologia-marketing, se ben sfruttato e inserito all’interno di una strategia di medio-lungo periodo, possa aprire scenari promettenti e nuove opportunità per ogni azienda.
Quello che serve, come sempre, è una vision.



8 ottobre 2013

Spunti per fare (bene) marketing con Instagram

Le aziende che usano Instagram per fare marketing ottengono più visualizzazioni delle proprie foto in orari serali e nei weekend. Si tratta però di una lievissima predominanza, rispetto agli orari di lavoro.
Da qui partono i dati emersi da una Ricerca su Instagram, condotta da TrackMaven, azienda statunitense specializzata in analisi competitive.
Lo studio analizza come viene utilizzato Instagram dalle aziende che fanno parte della lista Fortune 500.
Capitolo sui video: meglio se lunghi fino a 15". Risultano più visti e particolarmente efficaci. La tendenza su orari e giorni migliori per le visualizzazione è simile alle foto, ma è accentuata la preferenza per orari serali e weekend.

Riguardo alle interazioni (like + commenti), usando come parametro il numero di #hashtag usati, si nota una forte correlazione tra efficacia dei post e hashtag utilizzati (fino a 5). Risultato: mettere più di un hashtag funziona.

Consiglio per tutti: Instagram è uno strumento di marketing potente, ma anche "molto visuale". E' importante perciò utilizzarlo dando risalto a idee, fantasia ed emozioni: dimenticate quindi le foto standard di prodotti, come fosse un catalogo.

I filtri più utilizzati su Instagram

5 ottobre 2013

eCommerce in Italia: resta grande il gap con l’Europa

Ha la percentuale europea più alta di utenti che non hanno mai usato Internet (37%) e quella più bassa di acquirenti online (11% secondo Eurostat): stiamo parlando dell’Italia purtroppo. Un gap digitale che sta rallentando la diffusione dell’eCommerce.
Secondo il consorzio Netcomm, intervenuto a Internet Days di Milano, questo gap si potrebbe colmare con un’educazione al digitale che riduca la sfiducia e scarsa conoscenza dell’eCommerce.
Tuttavia, nonostante questa sfiducia, i dati Netcomm HumanHighway evidenziano che il 91% degli acquirenti online dia al canale eCommerce un voto superiore a 7. Chi ha sperimentato il servizio offerto dall’eCommerce risulta quindi largamente soddisfatto dell’esperienza vissuta.
I dati Eurostat restituiscono un’immagine inquietante del gap digitale che sta distinguendo l’Italia dagli altri Paesi europei: ben il 37% degli italiani non ha usato Internet del 2012, contro il 22% della media europea; solo il 33% interagisce con la Pubblica Amministrazione via Internet, e una percentuale ancora inferiore, l’11%, ha acquistato online negli ultimi tre mesi, un terzo della media europea (35%) e un sesto degli e-shopper inglesi, che raggiungono quasi il 65%.
L’eCommerce è, infatti, un mercato in crescita, con incrementi annui costanti dal 2009 a oggi nell’ordine del 17-19%. Ma il gap tra gli internet user, pari a 38 milioni, il 63% della popolazione e chi acquista online l’11%, rivela un ampio margine di crescita.


2 ottobre 2013

Quando un'app crea un intero ecosistema per l'azienda

In questi giorni ho letto con interesse un post di Peter Coffee, in cui sottolinea l'importanza per le aziende di sviluppare delle app.
Al grido di "
Your App is Your Brand", Peter ritiene che un'app oggi è la porta d'ingresso principale per il business.
Per quanto estrema appaia questa affermazione, penso che possa effettivamente indicare un percorso valido per le aziende.
Gli utenti che utilizzano app sono in costante crescita (al ritmo del 30% ogni anno) e, probabilmente, per molti di essi è decisamente il modo migliore per avviare (o mantenere) un contatto di valore con i brand.

Tuttavia creare un'app non vuol dire solo programmarla e distribuirla tramite un App Store.
L'applicazione per mobile deve creare un proprio ecosistema sostenibile, essere integrata in un progetto di business più ampio, essere funzionale ad obiettivi predefiniti e soprattutto deve creare una user experience di valore (= qualità) per il cliente.
Le metriche utilizzate per misurare utenti e traffico generato dalle app, non possono essere solo quantitative, ma devono definire e rispettare un ROI non standardizzato, ma in linea con la realtà aziendale e i suoi obiettivi. Lo stesso engagement sviluppato con i clienti, può rientrare nei parametri che definiscono il ROI di cui parliamo.
Le app dunque, stanno diventando sempre più il volto dei brand, pilastri di strategie di marketing e servizi a valore aggiunto.
Dietro un'app c'è tutto questo.. e molto altro.
Dietro un'app, c'è tutta la tua azienda.


17 settembre 2013

Non evoluzione, ma discontinuità. Pensare marketing ai tempi del mobile

Ho letto di recente alcuni dati interessanti sul mobile. Dati che ben supportano le teorie che danno grande importanza all'elaborazione di strategie di comunicazione e marketing su dispositivi mobili.
Secondo alcune ricerche (segnalate da Marketing Arena), il tempo che si passa sul web con smartphone e tablet, sarebbe infatti il 50% maggiore rispetto alla tradizionale navigazione da computer.
Inoltre ben il 61% delle persone, ha un’opinione migliore di un brand se questo offre anche una buona navigazione da mobile o un'app.

In effetti proprio queste ultime, le app, sono uno dei principali strumenti, utilizzati da molte aziende per la fidelizzazione del cliente. Se è vero che banche e retailer sono già piuttosto avanti in questo percorso, non va trascurato che anche in altri settori, ci sono piccole e medie aziende molto ben posizionate con app (o siti web ottimizzati per il mobile), che garantiscono loro un'immagine innovativa agli occhi dei clienti e possono favorire connotati virali a promozioni, eventi e iniziative.

Sia chiaro però, questo non è Marketing 3.0. Si potrebbe decisamente abbandonare questa definizione priva di significato. Parlare di trepuntozero, equivarrebbe a inquadrare un'evoluzione, che invece non sembra esserci.
Il marketing e la comunicazione oggi, proprio perchè veicolati da nuovi dispositivi (smartphone) e strumenti (social media), dimostrano una forte discontinuità dal passato. Seguono logiche diverse e si muovono in un nuovo tipo di mercato, dove cambiamenti repentini e assenza di regole durature... sembrano essere l'unica "costante".