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20 settembre 2014

Social Media Week Rome: ci siamo quasi. Siete pronti?

Manca davvero poco all’inizio della Social Media Week, l’evento internazionale dedicato al Web, alla Tecnologia, all’Innovazione e ai Social Media, organizzato in Italia da Business International – Fiera Milano Media. Più di 160 relatori, oltre 50 eventi per una full immersion nel mondo social e digitale, che coinvolgerà manager d’azienda, appassionati, esperti di marketing, advertising, comunicazione, media, editoria, arte, intrattenimento e molto altro.
A Roma, una settimana dedicata alla Rete che, dal 22 al 26 settembre, si svolgerà in contemporanea in 12 città nel mondo.
Il primo appuntamento è per lunedì 22 settembre alle 10.30, con la Cerimonia di apertura della Social Media Week (SMW), che avrà luogo presso il Palazzo del Campidoglio nella prestigiosa Aula Giulio Cesare.
Tra i temi che verranno affrontati durante questa rinnovata edizione della Social Media Week, che dopo 3 anni torna finalmente a Roma, l’impatto dei New Media sul business, le nuove forme di open journalism e ancora il futuro del publishing, il Social e-Commerce e il Social no-Profit, l’impatto del Digitale e della Rete nei diversi settori.
Tanti gli incontri davvero interessanti, tra cui qui vorrei evidenziare due Talk show organizzati da Social Radio Lab, che risponderanno a domande di stretta attualità come: Quanto e come le radio italiane utilizzano web e mobile per fidelizzare, coinvolgere e costruire ulteriormente le loro community? Stanno già affrontando al meglio la sfida e opportunità dei social media?
Risposte arriveranno attraverso dati ed evidenze del  team di ricerca e la testimonianza di chi il cambiamento lo vive ogni giorno: responsabili marketing, autori e speaker di alcune delle radio più ascoltate.

2 dicembre 2013

Whirlpool lancia una Digital School con lezioni su Slideshare

È la prima digital school aziendale online, accessibile a tutti e orientata ai social media, al web marketing e all’e-commerce. Così viene descritta da Whirlpool la propria iniziativa, composta da moduli formativi, pensati dapprima per le funzioni interne e successivamente pubblicate sul social media allo scopo di contribuire alla diffusione della cultura digitale.
L’azienda, riconosciuta come una delle più attive e prolifiche nel mondo dei social media, ha l’intento di rendere accessibili alle PMI e ai professionisti contenuti che non avrebbero mai potuto avere gratuitamente.
Le prime 9 lezioni, sono consultabili sul canale Slideshare di Whirlpool EMEA, sono state realizzate dalla multinazionale degli elettrodomestici in collaborazione con H-ART, azienda specializzata nei digital media.
Nei primi 9 moduli pubblicati si spazia dalle dinamiche interattive dei social media all’impatto della rivoluzione digitale sul business, dall’ecosistema digitale all’uso, individuale e aziendale dei social media, dai cambiamenti nell’utilizzo e nella produzione dei contenuti all’adattamento del messaggio alle diverse piattaforme, dal cambio nelle  abitudini di acquisto alle tendenze in atto nel web.
Tutte le lezioni, che si possono seguire nell’arco di venti minuti al massimo, hanno un taglio prettamente operativo con casi concreti e suggerimenti di immediata applicazione.Una comunicazione non unidirezionale, dato che l’azienda ha dichiarato anche di essersi attivata per ricevere contributi e suggerimenti, per arricchire e migliorare i contenuti proposti.



15 ottobre 2013

Una nuova sfida chiamata Hudl. Ma il focus è nei servizi

Come molti addetti ai lavori sanno, il retailer d’Oltremanica Tesco è sempre stato un precursore: si è mosso per primo su format alternativi per i punti vendita, sull’eCommerce e sulla tecnologia. Non sempre le sue strategie sono state vincenti, ma studiate e pianificate accuratamente... quello si.
Proprio secondo una precisa strategia, ora Tesco ha lanciato la sua sfida nel mondo dei Tablet. Hudl è un tablet 7” basato su sistema Android, venduto al prezzo di £119. E’ dotato di Schermo HD, wifi, Bluetooth, micro HDMI e 16 GB di memoria (espandibile). Venduto in diversi colori, sembra essere un competitor diretto del Kindle Fire di Amazon.
Philip Clarke, CEO di Tesco, ha commentato così il lancio del tablet: "The digital revolution should be for the many, not for the few". Chiarissima la dichiarazione d'intenti di agevolare una più ampia diffusione dei tablet tra i propri clienti e non solo.
Hudl, soprattutto, è dotato di un pulsante launcher Tesco, che consente agli utenti di effettuare acquisti, essere informati su eventi, sfruttare promozioni, vedere i punti della propria Carta Fedeltà, guardare video e ascoltare musica (tramite Blinkbox), e molto altro.

Un insieme di servizi brandizzati, che si inseriscono in un mercato, quello dei tablet, decisamente in crescita. Servizi da cui il gigante internazionale potrà generare ampi margini, ma soprattutto da cui ottenere dati essenziali per profilare sempre meglio i clienti, le loro preferenze e i loro comportamenti, puntando a offrire servizi e user experience sempre più personalizzati.
Definirei questo un ottimo caso di studio, per dimostrare come il binomio tecnologia-marketing, se ben sfruttato e inserito all’interno di una strategia di medio-lungo periodo, possa aprire scenari promettenti e nuove opportunità per ogni azienda.
Quello che serve, come sempre, è una vision.



11 ottobre 2013

Archiviazione di file: in italia regna il caos digitale

L’Italia è un Paese che vive nel “caos digitale”, dove forse solo la mera fortuna ha evitato di perdere per sempre file, foto e  video personali preziosi. Questo è il responso di una ricerca condotta da WD. Secondo i dati, pare che le famiglie italiane utilizzino in media ben 15 differenti dispositivi digitali o di archiviazione per salvare i propri file personali e il 61% degli utenti non esegua il backup dei propri dati.
La ricerca di WD ha scoperto che gli italiani mantengono i propri file su un gran numero e varietà di dispositivi, compresi smartphone, tablet, PC, computer portatili e chiavette USB. Tra coloro che non eseguono il backup, oltre un quarto (25,5%) ha dichiarato di essere troppo impegnato per farlo, il 15,6% ha affermato di non esserne interessato, e il 12,4% di non sapere nemmeno come farlo.  
Gli italiani hanno dimostrato di essere dei ‘distratti digitali’, a pari merito con i tedeschi, con file vari distribuiti su 15 dispositivi differenti, preceduti solo dagli spagnoli, citati come i più disorganizzati a livello digitale con 16.


8 ottobre 2013

Spunti per fare (bene) marketing con Instagram

Le aziende che usano Instagram per fare marketing ottengono più visualizzazioni delle proprie foto in orari serali e nei weekend. Si tratta però di una lievissima predominanza, rispetto agli orari di lavoro.
Da qui partono i dati emersi da una Ricerca su Instagram, condotta da TrackMaven, azienda statunitense specializzata in analisi competitive.
Lo studio analizza come viene utilizzato Instagram dalle aziende che fanno parte della lista Fortune 500.
Capitolo sui video: meglio se lunghi fino a 15". Risultano più visti e particolarmente efficaci. La tendenza su orari e giorni migliori per le visualizzazione è simile alle foto, ma è accentuata la preferenza per orari serali e weekend.

Riguardo alle interazioni (like + commenti), usando come parametro il numero di #hashtag usati, si nota una forte correlazione tra efficacia dei post e hashtag utilizzati (fino a 5). Risultato: mettere più di un hashtag funziona.

Consiglio per tutti: Instagram è uno strumento di marketing potente, ma anche "molto visuale". E' importante perciò utilizzarlo dando risalto a idee, fantasia ed emozioni: dimenticate quindi le foto standard di prodotti, come fosse un catalogo.

I filtri più utilizzati su Instagram

2 ottobre 2013

Quando un'app crea un intero ecosistema per l'azienda

In questi giorni ho letto con interesse un post di Peter Coffee, in cui sottolinea l'importanza per le aziende di sviluppare delle app.
Al grido di "
Your App is Your Brand", Peter ritiene che un'app oggi è la porta d'ingresso principale per il business.
Per quanto estrema appaia questa affermazione, penso che possa effettivamente indicare un percorso valido per le aziende.
Gli utenti che utilizzano app sono in costante crescita (al ritmo del 30% ogni anno) e, probabilmente, per molti di essi è decisamente il modo migliore per avviare (o mantenere) un contatto di valore con i brand.

Tuttavia creare un'app non vuol dire solo programmarla e distribuirla tramite un App Store.
L'applicazione per mobile deve creare un proprio ecosistema sostenibile, essere integrata in un progetto di business più ampio, essere funzionale ad obiettivi predefiniti e soprattutto deve creare una user experience di valore (= qualità) per il cliente.
Le metriche utilizzate per misurare utenti e traffico generato dalle app, non possono essere solo quantitative, ma devono definire e rispettare un ROI non standardizzato, ma in linea con la realtà aziendale e i suoi obiettivi. Lo stesso engagement sviluppato con i clienti, può rientrare nei parametri che definiscono il ROI di cui parliamo.
Le app dunque, stanno diventando sempre più il volto dei brand, pilastri di strategie di marketing e servizi a valore aggiunto.
Dietro un'app c'è tutto questo.. e molto altro.
Dietro un'app, c'è tutta la tua azienda.


12 giugno 2013

Il mobile genera nuovi comportamenti di shopper e utenti

In un mondo sempre più mobile-centric, la tecnologia abilita nuove opportunità di osservazione dei comportamenti. E’ quello che è emerso, all’evento ASSIRM, Digital World 2013 nell’intervento di Gabriella Bergaglio, Digital Practice Lead e Christian Vaccani, Qualitative Digital Practice Expert. Con l’analisi del connected consumer si evidenzia la rapida crescita di smartphone e tablet che ha avuto un enorme impatto sul modo in cui i consumatori comunicano, fruiscono dei media, scelgono e acquistano prodotti e servizi. Le persone sono sempre più coinvolte dai loro device mobili e si aspettano una sempre più vasta disponibilità di servizi fruibili in mobilità. Questa ampia diffusione, insieme alla sempre maggior vicinanza e famigliarità con la tecnologia e la condivisione, offrono al Marketing nuovi strumenti di osservazione e valorizzazione di insight importanti per la crescita dei brand. La ricerca di mercato ha quindi, da un lato, il compito di cogliere, descrivere ed interpretare l’estensione e l’articolarsi del cambiamento, confrontando l’esperienza del “connected consumer” italiano con quelle di altri paesi, europei, asiatici, africani e statunitensi.
Nato come tecnologia di comunicazione voce, quando in Internet si parlava di email, semplici pagine web di testo, il mobile evolve verso strumenti di aumento della produttività, i palmari, quanto su internet cresceva la “funzionalità” attraverso la possibilità di “organizzare” e quindi di “ricercare” le informazioni attraverso il search, per arrivare oggi all’era dell’experience, dove i cellulari supportano e facilitano la vita degli utenti attraverso alcune funzionalità, in particolare lo sharing. La crescita del mercato, quindi, è guidata non solo dall’incremento della numerosità degli utenti, ma anche dalla quota di tempo che gli utenti trascorrono sui device.
Le attività digital, inoltre, vengono fruite su più piattaforme, diventando parte di un’esperienza integrata, rendendo particolarmente efficaci le attività di marketing basate su una integrazione cross-media che preveda anche l’uso di dispositivi mobili.

E quali sono le attività maggiormente effettuate sul cellulare? In forte crescita rispetto allo scorso anno, la Navigazione in rete (il 62% dichiara di farlo), le email (il 53% le usa), il Social Networking (51%). E queste attività non sono più appannaggio di pochi: la diffusione dei cellulari cresce, il 59% degli Italiani fra i 16 ed i 60 anni possiede uno smartphone, il 21% un tablet, dato che sale al 30% fra i 22-30enni.
L’utilizzo si focalizza sull’esperienza e sulla condivisione: ci capita di condividere un link, qualcosa che ci è accaduto, la foto di un prodotto che vogliamo acquistare (31% dei Social Networkers): il mobile interessa anche l’esperienza d’acquisto! E lo fa con l’uso del cellulare sul punto vendita, nella ricerca pre-acquisto, di informazioni sul prodotto da acquistare, di recensioni ecc. Abbiamo anche un 11% di trend setter, di aperti all’innovazione, che hanno già acquistato via mobile: numeri piccoli, destinati a crescere.
Come possiamo quindi innovare la raccolta di informazioni ed insight? Secondo l’azienda TNS (www.tnsglobal.com - @tns_global) ci possono essere 3 nuovi approcci, che attraverso il mobile, “avvicinano” l’osservazione rendendola meno invasiva e contemporanea al fenomeno da osservare:
  • la raccolta “passiva” di comportamenti di fruizione di telefono cellulare e tablet (ovvero tramite un’ applicazione che consente di registrare i comportamenti effettivamente agiti) senza porre domande;
  • la raccolta “attiva” di informazioni grazie ad applicazioni che consentono la cattura di cattura di stimoli, testi, foto, video e audio o addirittura di codici EAN;
  • la raccolta “interattiva” di risultati di natura qualitativa su device mobili, che implica capacità di moderazioni specifiche per la gestione di dinamiche di gruppo non convenzionali, nonché con l’utilizzo di specifici software di gestione di forum ed interviste in profondità


30 gennaio 2013

app, pubblicità e Mobile: marketing e servizi passano da smartphone

In Italia l’utilizzo del canale Mobile è in crescita formidabile. Questo emerge dalla ricerca dell'Osservatorio Mobile Marketing & Service della School of Management del Politecnico di Milano e condotta in collaborazione con Doxa. I dati della ricerca mostrano un mercato in forte crescita che prosegue il trend molto positivo già delineato nel 2011.
I possessori di Smartphone, sul totale di chi ha un cellulare, passano da poco più del 40% nel 2011 a oltre il 50% nel 2012. Continua a crescere il numero di utenti mensili che si collegano ad Internet dal proprio Telefono cellulare/Smartphone (Mobile Surfer), che sono arrivati alla fine dell’anno a raggiungere i 20 milioni, pari a due terzi degli utenti Internet mensili da PC. Il 61% dei Mobile Surfer si collega a internet - tramite Applicazioni o siti Mobile - quotidianamente e almeno per un'ora. L’Italia si conferma così ai primi posti a livello internazionale in ambito Mobile.
La dimensione della base dei potenziali clienti crea un terreno fertile per l'aumento dell'offerta pubblicitaria. Consistente è il numero di coloro che cliccano sugli annunci da Mobile: sono circa il 40%. Il 44% dichiara di cliccare per la presenza di un prodotto/servizio/App di suo interesse, il 31% è attratto da una promozione o sconto e il 20% dalla creatività.
Il balzo in avanti del Mobile salta all’occhio non solo guardando agli utenti, ma anche agli investimenti pubblicitari: crescono, infatti, del 55%. Sale così dal 5 al 7% il valore del Mobile Advertising sul totale degli investimenti pubblicitari su Internet, valore che si stima arriverà al 10% nel 2013: in questo campo solo USA e UK fanno meglio dell'Italia, che supera, invece, di poco, Francia, Germania e Spagna.
In termini di formati pubblicitari, crescono molto il comparto Search e il Display Adv su App e Mobile site. Nei prossimi anni, però, ci si rivolgerà con sforzi sempre maggiori anche allo sviluppo di formati graficamente più coinvolgenti, come i Rich media (banner interattivi e coinvolgenti, video HD a tutto schermo, ecc.) e a una maggior integrazione del Mobile in iniziative cross mediali con forti sinergie anche con “mezzi classici” come la Televisione.


Nel corso del 2012 non cresce solo il Mobile Advertising ma, più in generale, aumenta la propensione delle imprese italiane verso l’utilizzo del canale Mobile per gestire sempre più attività di promozione e di gestione della relazione con il cliente.
Il Mobile si è rivelato un canale efficace per offrire servizi a supporto dell’intero processo di acquisto (dalla fornitura di informazioni alla prenotazione, dall’acquisto all’assistenza post-vendita), non solo da parte delle imprese di servizi, ma anche di quelle retail. Gli obiettivi con cui il Mobile viene utilizzato non sono solo intangibili (aumento della customer experience), ma anche tangibili e misurabili (aumento delle vendite o riduzione dei costi): alcuni casi dimostrano chiaramente che l'investimento in iniziative di Mobile Marketing & Service si può ripagare in un anno.

E proprio per offrire meccaniche di promozione e servizi, le aziende investitrici stanno stabilendo una propria presenza su Mobile: circa il 60% delle imprese medio-grandi italiane dichiara di avere un Mobile site o una Mobile App e un ulteriore 30% circa sta valutandone l’introduzione. Dati che trovano conferma negli utilizzatori, visto che, guardando agli utenti che navigano da Cellulare, 3 su 4 hanno scaricato almeno un’App o accedono ai siti Mobile delle aziende investitrici e il 60% li usa di frequente.
Un dato interessante, infine, sulle startup: il 16% di quelle finanziate in Italia in ambito ICT negli ultimi due anni offrono servizi innovativi di Mobile Marketing & Service.

3 luglio 2012

Utilizzare i social network in ufficio. E’ giusto?

L’agenzia di consulenza in risorse umane Kelly Services, ha rilasciato in questi giorni il Kelly Global Workforce Index™. Si tratta di un’indagine condotta da ottobre 2011 a gennaio 2012, su un campione di 170.000 persone in 30 paesi (di cui circa 5.000 in Italia), che mostra l’evoluzione dell’approccio dei lavoratori nei confronti dei social network.
Dall’indagine emerge che la diffusione dei social media sul luogo di lavoro sta avvenendo molto velocemente, infatti, un lavoratore su 5 ne approva l’utilizzo durante l’orario d’ufficio. Mentre molti dipendenti sono pronti a vedere i benefici dell’utilizzo dei social network in ufficio, i datori di lavoro e i dirigenti sono perplessi e devono ancora risolvere alcune complesse problematiche legate alla privacy, al monitoraggio e all'accesso alle informazioni aziendali riservate.

In particolare, quasi un quarto degli intervistati (
24%) considera questi strumenti validi per condividere opinioni lavorative con amici e colleghi. Nella fattispecie, la regione italiana più incline a questo approccio è la Sicilia (34%), mentre secondo il 67% dei laziali non è corretto scambiare opinioni relative a questioni lavorative, attraverso i social media. Solo al 6% dei dipendenti è stato esplicitamente richiesto di non utilizzare i social media sul luogo di lavoro. 

Per molti lavoratori però, poter accedere ai social media in ufficio è diventato quasi un diritto. Infatti, sono ormai considerati strumenti fondamentali per la comunicazione e utili per la carriera.Un dato interessante che emerge dalla survey riguarda la possibilità dei potenziali datori di lavoro di visionare le pagine del candidato sui social network prima di decidere sull’assunzione: è lecito? La risposta è negativa per il 55% degli intervistati italiani. Inoltre, si conferma la tendenza a scegliere il canale dei social network per la ricerca di un nuovo posto di lavoro, come attestato dal 23% degli intervistati, che predilige questo mezzo rispetto ai metodi tradizionali come giornali, siti online ed agenzie di reclutamento.

18 giugno 2012

Dall’engagement alla comunicazione... l’immagine è tutto

Il potere delle immagini nei contenuti online: questo l’oggetto di un’interessante infografica realizzata da MDG Advertising.
Se è vero che (come dicono) l’immagine è tutto... probabilmente questo è ancora più vero sul web.
Il marketing visivo/fotografico è un fenomeno che sta assumendo un’importanza sempre maggiore per diversi brand e organizzazioni. 
I dati riportati qui sotto, vogliono proprio fornire un insight, per l’utilizzo e l’ottimizzazione del visual su contenuti, advertising ed eCommerce.

Il punto di partenza – neanche a dirlo – quello “Shift to the visual”, che è espresso perfettamente da tre temi molto attuali: l’Effetto Pinterest, la Timeline di Facebook e, ovviamente, il fenomeno Instagram.

A seguire, focus sull’influenza delle immagini su diverse aree:
- negli articoli,
- nei materiali per la Stampa e le PR,
- nelle ricerche locali degli utenti,
- nell’eCommerce,
- e nel social engagement.

http://www.mdgadvertising.com/blog/wp-content/uploads/2012/05/its-all-about-images-infographic_1000.png

14 giugno 2012

“V PAY & Play” la nuova campagna integrata per il brand

E’ partita la campagna di comunicazione integrata “V PAY & Play” dedicata alla carta V PAY di Visa. Come molti probabilmente sanno, V PAY è una carta di debito Europea di Visa Europe, basata esclusivamente sulla tecnologia chip & PIN (microcircuito + codice PIN), utilizzabile in tutta l‟area Euro, con le stesse condizioni e termini d’uso stipulati in Italia.
Fino al 30 settembre 2012, pagare i propri piccoli e grandi acquisti quotidiani con V PAY, consente di partecipare alla promozione “V PAY & Play”. Registrandosi al sito www.vpayandplay.it è possibile vincere un iPad 2.

La campagna “V PAY and Play” propone un mix di comunicazione con attività tradizionali e mezzi „unconventional‟: dal concorso a premi instant win, alla campagna adv su stampa, fino all’organizzazione di eventi itineranti che vedranno coinvolti famosi artisti di strada (a Milano, Roma e Napoli).
La parte „unconventional" della campagna “V PAY & Play” prevede 4 performance da parte di un freestyler, un giocoliere, una band e un trasformista.
Al termine di ogni esibizione, al posto dell’usuale giro con cappello per la raccolta delle offerte, l’artista utilizzerà un terminale POS. Gli oboli saranno accettati solo con carte V PAY, sarà spiegato cosa è V PAY e i suoi vantaggi. Gli spettacoli saranno seguiti dalla consegna di una promocard V PAY con un gadget brandizzato.

La meccanica della promozione è stata sviluppata dall‟agenzia di Direct e Promotional Marketing F.P.E. La campagna “V PAY & Play” è stata sviluppata da Saatchi & Saatchi, media buying a cura di Mec:Global, mentre l‟organizzazione degli eventi è stata assegnata a Caleidos (Nexxus).

11 giugno 2012

Mobile, tra contenuti e app... E' boom in Italia?

Le Mobile App scaricabili dagli Store, raddoppiando in valore assoluto nel corso del 2011, valgono 75 milioni di euro, a maggioranza ricavi pay (circa 85%) e con ruolo crescente dei ricavi da in-app billing. Apple domina nel mercato della vendita di App: oltre l’85% del mercato è nelle sue mani.
Questo il contesto delineato dalla Ricerca dell'Osservatorio "Mobile Internet, Content e App" promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.
Ma c’è molto altro su cui focalizzare l’attenzione. Secondo l’Osservatorio infatti, ci sono nuove opportunità per tutti, in un mercato che sta rapidamente cambiando e crescendo: nel 2011 i ricavi generati dal download di App quasi raddoppiano e le vendite di contenuti tramite Mobile Web agli utenti Smartphone triplicano.
Il Mobile Internet, ha registrato una decisa “impennata” (+52%), superando quota 800 milioni di euro e per il 2012 si preannuncia un trend di crescita quasi analogo. Questo grazie a ricavi generati da tariffe flat (+88%) che arrivano a pesare poco meno della metà del mercato complessivo, mentre continua comunque anche la crescita dei ricavi da tariffe pay per use (+30%).


Il mercato dei Mobile Content&App (Pay e Advertising) torna a crescere del 4% nel 2011, con una crescita di oltre il 15% prevista per il 2012. 
A farla da padrone sono i ricavi Pay: quasi il 90%, deriva dalla vendita di Mobile Content e App al consumatore finale e il restante 10% dalla Pubblicità per contenuti free.
Il mercato dei Mobile Content&App a pagamento è stabile nel 2011, per effetto di due dinamiche contrapposte: da un lato, un calo dei contenuti più tradizionali (come loghi e suonerie, sms informativi in abbonamento, televoting, ecc.), dall’altro un forte boom della vendita di Mobile App scaricate dagli Application Store (+89%) e di contenuti veicolati tramite il Mobile Web agli utenti che possiedono uno Smartphone (+200% circa).
I contenuti che maggiormente trainano la crescita sono i Giochi (+44%), grazie soprattutto ai risultati ottenuti sugli Application Store, ma anche a un aumento delle vendite tramite il Mobile Internet.
Crescono con tassi interessanti anche Musica (+39%) e Video e (+30%), anche se continuano ad avere un peso ancora limitato sul mercato complessivo.

Anche il Mobile Advertising ha registrato una crescita cospicua nel 2011 (+50%), raggiungendo i 56 milioni di euro, un valore che ci si attende raddoppi nei prossimi due anni, arrivando a pesare quasi il 10% del totale mercato della Pubblicità su Internet.
In termini di formati pubblicitari, crescono a 3 cifre gli investimenti in Display Advertising all’interno di Applicazioni e Mobile site, e in Keyword Advertising.
Un ultimo cenno sul comportamento del consumatore nei confronti delle Mobile App: da una indagine condotta in collaborazione con Doxa, emerge che il 31% degli utenti che usano Applicazioni ha meno di 5 App, il 34% tra 6 e 20 e il 35% oltre 21. In particolare, gli utenti Apple hanno mediamente 52 applicazioni contro le 30 degli utenti Android.

11 maggio 2012

News e contenuti, l'affascinante esperienza creata dai mobile device

Dopo aver utilizzato con grande soddisfazione Google Currents, in questi giorni, sto iniziando a provare anche Flipboard per Android (che peraltro mi piace moltissimo). 
Leggendo news su entrambi, con l'obiettivo di testarne i miei personalissimi pro e contro, sto prendendo coscienza dell'importanza che stanno assumendo questi aggregatori di news. Il ragionamento non si ferma qui. Nel recente passato (ma il trend è ancora in divenire) si è dibattuto a lungo su come la lettura di news e la fruizione dei contenuti, si sia spostata da media tradizionali come carta e TV, verso il web.
Oggi mi sembra di poter osservare un ulteriore slittamento: questa fruizione di contenuti continua ad essere collegata allo stesso media (il web), ma utilizza nuovi device: quelli mobili.
Aumenta il numero di utenti che preferisce leggere news e informarsi, utilizzando app su smartphone e tablet, invece che collegarsi a siti web tramite il PC.

Ma perchè accade questo? I fattori sono molteplici. Iniziamo dal fatto che questi device sono sempre con noi, disponibili quando abbiamo tempo libero, tra un impegno e l'altro.
Aggiungiamo che ci seguono dove vogliamo e sono comodi da utilizzare nel letto, sul divano, all'aperto, in macchina, sui mezzi pubblici, in viaggio, etc... Ma il vero fattore chiave, è nella fruibilità e nella user experience.
Sfogliare pagine e notizie sullo schermo HD di smartphone e (soprattutto) tablet, tramite Currents o Flipboard, risulta essere un'esperienza per l'utente nettamente superiore rispetto a una tastiera e uno scroll del mouse.
Così come ho scritto in un recente post su questo blog, dedicato all'engagement creato dal visual content, gli utenti tendono a preferire (e premiare) soluzioni e tecnologie graficamente accattivanti, comode da utilizzare e che creano un'esperienza gradevole, durante l'utilizzo.
Apple, per prima, lo ha insegnato a tutti.


4 maggio 2012

Comunicazione e advertising: un abbinamento 'fusion' che piace

Leggendo alcuni blog recenti e osservando come sempre più aziende comunicano col mercato, ho iniziato a ragionare su un binomio, la cui coesistenza è spesso controversa. Quello tra comunicazione e pubblicità.
Il nodo del discorso sta in una considerazione piuttosto semplice: nelle aziende, i confini tra advertising e comunicazione stanno diventando sempre più sfumati.
In molti casi tendono a sparire, creando dei processi di output comunicativi decisamente fusion, dove è difficile distinguere tra quelle che possono essere le diverse applicazioni dell'inbound marketing o forme di pubblicità indiretta... e la comunicazione verso il mercato e i clienti.
Il merito (o la colpa, a seconda dei punti di vista) sta principalmente nel fatto che l'advertising tradizionale, soprattutto su carta stampata e web, non sta producendo più i risultati del passato, e si sta trasformando in qualcosa di ibrido che, abbracciando altre forme di comunicazione, tende a creare contenuti che portino valore, qualità e informazioni utili per gli utenti.
Proprio sulla qualità dei contenuti, vedo nel concetto di crossmedialità (suggeritomi di recente dall'amico Leo Sorge), una grande attualità e diversi scenari attraenti per comunicare con il mercato, su diversi canali e proponendo - di volta in volta - contenuti ad hoc.
In particolare, sul web si intravedono risultati molto validi, nel momento in cui le aziende, integrano la produzione di articoli, suggerimenti, opinion piece, etc... producendo 
visual content, o incentivando i contenuti generati dagli utenti (riferimenti in un recente post sul tema).
La commistione di questi fattori, per quanto visiva, si allontana dal tradizionale display advertising, e crea una sorta di display communication che, se proposto correttamente, può produrre un intrattenimento piacevole/fruibile (o utile/informativo) e un coinvolgimento emozionale dell'utente, che crea engagement.
Se andiamo oltre le apparenti eresie di alcuni accostamenti, possiamo trovare dunque ricette fusion, sempre più utilizzate e che producono risultati decisamente interessanti.

26 aprile 2012

Geo-localizzazione tramite mobile. Piace anche in Italia

Due terzi degli utenti dichiara di essere disponibile a condividere la propria localizzazione via mobile.
Il 60% di coloro che attualmente non ne fanno uso, dichiarano infatti di volerli utilizzare in futuro (e questo è ancora di maggior interesse in Italia, 74%).
Servizi location-based che hanno raggiunto un livello di conoscenza elevato, con la sempre maggiore penetrazione degli smartphone.
Questi i principali trend emersi dai risultati dell’indagine Mobile Life 2012, rilasciata da TNS, che esplora l’utilizzo dei dispositivi mobili su utenti di cellulari di 58 Paesi (visualizzazione interattiva dei risultati su www.tnsglobal.com/mobilelife).

I servizi di geo-localizzazione mobile in espansione
Circa un quinto (19%) degli intervistati nel mondo si avvale attualmente dei servizi location-based (LB) e più del 60% dei non utilizzatori aspira a farlo in futuro (dato che sale al 74% in Italia). La navigazione con mappe e GPS è attualmente la motivazione più frequente di utilizzo (46% nel mondo e 48% in Italia). C’è inoltre interesse crescente su molte altre attività, con un 13% degli attuali utilizzatori di social network (18% in Italia) che effettuano “check-in” su Foursquare o Facebook Places. 1 utente su 5 (22%) che li adopera per trovare amici nelle vicinanze.
Circa un quarto, invece, sfrutta la tecnologia per trovare ristoranti e luoghi di intrattenimento (26% a livello global, 23% in Italia) o trovare informazioni sugli orari dei trasporti pubblici (19% e 21% in Italia) o per prenotare un taxi (8%).
Molti poi, hanno capito che si può anche “guadagnare”, rendendo pubblica la propria “posizione” a brand e retailer – con 1 utente su 8 (12.5%) che condivide già oggi la propria location in cambio di offerte speciali o buoni sconto.

Paese che vai, preferenze che trovi
In America Latina, il 39% dichiara che il motivo principale per condividere la propria posizione, è la voglia di trovare gli amici, a fronte di un 11% in India. Trovare i propri amici attraverso servizi LBS crolla al 9% in Nord America ed è solo il 20% in Europa, il 22% in Italia.
Nei Paesi asiatici più sviluppati e ad alto tasso di tecnologia, il 36% utilizza i servizi di localizzazione per trovare ristoranti e luoghi di intrattenimento, mentre in Cina si scende al 17% ed in Italia al 23%.
“Queste variazioni geografiche evidenziano l’importanza di avere una strategia focalizzata sulla cultura del Paese in cui si intende lanciare servizi di questo tipo – è l’opinione di Cristina Colombo, Digital Practice Head TNS Italia -. Offrono al marketing alti livelli di engagement e targettizzazione, ma devono essere costruiti secondo regole di ingaggio che rispettano il consumatore, in modo da non rischiare di diventare intrusivi. Quando le marche riescono a lavorare in maniera equilibrata e profilata, abbiamo visto ritorni significativi in termini di brand engagement, fidelizzazione e crescita”.

24 aprile 2012

Quanto engagement (e marketing) c’è nel Visual Content?

Non sembra rallentare la moda delle infografiche. Si, proprio quel trend che inizia a innervosire alcuni, ma rimane una piacevole “dipendenza” per molti.
Ma sul web, nulla nasce (e sopravvive) per caso. Dietro questo successo, bisogna guardare all’importanza di un concetto ben più ampio: il Visual Content.
Il grande valore aggiunto delle infografiche sta proprio nella capacità di condensare e riportare grandi quantità di informazioni, rendendole contemporaneamente fruibili e piacevoli da scorrere.
Partendo dalle infografiche, ma ampliando il discorso ad altri strumenti e metodi di comunicazione, prendo spunto da un interessante approfondimento, dedicato proprio a l'importanza della Visual Content Creation nel marketing, da cui emergono numeri molto indicativi.
L’engagement prodotto dai post su blog e social networks si attesta al 46%, mentre per i contenuti visuali (foto, immagini e video) arriva al 65%.
Le immagini inoltre, possono essere (scientificamente) più interessanti delle parole. L’83% dell’apprendimento umano è visivo. In media le persone ricordano circa il 20% di quanto leggono (vedi - appunto - l'infografica).

Certamente questa analisi non vuole argomentare contro lettura e scrittura (la cui importanza e centralità nella comunicazione,  non sono affatto messe in dubbio), ma si intende sottolineare come i contenuti visuali, contribuiscano in maniera estremamente positiva alle strategie di marketing.
Non a caso realtà che potremmo definire “visive” come Pinterest, Fancy e 500px, generano grandi volumi di traffico e sempre più acquisti. Ma soprattutto creano engagement, sfruttando anche il valore aggiunto dei contenuti generati dagli utenti.
Superfluo in questo caso ricollegarsi a Instagram e al valore (per molti analisti, addirittura sottostimato...) attribuitogli sul mercato, con l’acquisto da parte di Facebook.

Per tutti questi motivi, crescono gli esempi di aziende che investono tempo e risorse nella Visual Content Creation per fare marketing innovativo, creando un mix spesso gradevole di comunicazione e advertising.
Operiamo oggi su mercati che si basano su cambiamenti costanti. I social media non fanno eccezione, rappresentano anzi un acceleratore.
La differenza, in questo contesto, la fa chi riesce a leggere in tempo (e prevedere) le evoluzioni.

17 aprile 2012

Quel forte legame, tra advertising e comunicazione

I segnali sono abbastanza negativi, ma non per tutti. Parliamo di advertising. Ma anche di comunicazione.
Secondo gli ultimi dati Nielsen, mentre la raccolta pubblicitaria sul web continua a crescere in doppia cifra (+10% circa), quella di TV e carta stampata conferma un declino senza soluzione di continuità.
Buone notizie arrivano solo da SKY e La7 che, per motivi diversi, rappresentano eccezioni al grigio panorama dell’ex tubo catodico italiano.
Queste realtà crescono perché si allontanano dalle logiche della TV generalista e rappresentano, un passo avanti verso un “diverso” modo di fare informazione.
In particolare è verosimile sostenere che i risultati positivi raccolti dall’emittente satellitare, siano il frutto di importanti investimenti su qualità dei contenuti e tecnologie.
Senza eccedere in eccessivi elogi (neanche qui è tutto “rose e fiori”)... My Sky prima, i canali in HD poi, gli eventi in 3D e infine Sky Go, uniti agli investimenti su film, serie tv ed eventi sportivi, confermano quanto il pubblico apprezzi i media che sono capaci di rinnovarsi costantemente.
Scenario piuttosto inquietante anche per la carta stampata. Il segno negativo che accompagna i report dell’editoria periodica da diverso tempo, è ormai molto più di un sinistro presagio.
Questo calo gli investimenti pubblicitari, osservato insieme alla forte crescita gli investimenti sul digitale, testimonia come ormai le aziende abbiano deciso di presidiare i media digitali, considerandoli più affidabili per dialogare con i clienti.

Ma allora dove stiamo andando? Un articolo dell’autorevole portale Gigaom suggerisce: “The future of media = many small pieces”. Poche parole ma un ottimo riassunto di quella che è la sensazione di molti addetti ai lavori.
Un approccio “digital first”, associato a una sempre maggiore frammentazione delle informazioni e alla forza trainante sempre più incisiva del canale mobile (di cui parlerò ancora e diffusamente).
Mettere insieme tutti questi pezzi, compone un puzzle davvero complesso, che si basa però su una tendenza semplice e lineare: il collegamento sempre più forte tra advertising e comunicazione. L’advertising tende ad andare dove ci sono processi comunicativi di qualità, interattivi e che generano valore per gli utenti. Molto semplice.

La questione è di stretta attualità anche su twitter e nei pensieri di molti blogger. Proprio in questi giorni ho letto spunti interessanti e creativi, su nuovi approcci da adottare.
Di grande prospettiva, ad esempio, un recente post di Luca Alagna (@ezekiel), dedicato proprio ai "Nuovi modi di fare informazione" che presenta, tra gli altri temi, anche una lucida analisi su come affrontare la crescente Information overload.
Così come affascinante è il progetto editoriale di Futura Pagano (@Futurap), che partendo dal tema dell’Organizzazione e gestione di “eventi 3.0”, inizia un percorso basato su analisi di best (ma anche worst!) practice su cui riflettere, decidendo di completarlo/esporlo a commenti e proposte, puntando con convinzione sul crowdsourcing.
Bravi entrambi. Idee valide... per citarne solo due recenti, che ho letto e apprezzato. Ma sono certo che molti altri, su questo tema, meriterebbero una menzione (segnalatemeli!).

Guardando a un quadro più ampio (e al mercato internazionale)... Oggi, un video sul web vale il doppio di un testo. Progetti e social media basati su immagini e foto, come Pinterest o Instagram, generano traffico, piacciono agli utenti e sono un fortissimo polo di attrazione per gli investimenti. Google, che gestisce il 90% del "search advertising" sul web e possiede YouTube, Blogger, Google+, etc… è oggi uno dei principali veicoli per contenuti presente oggi in rete.

In sintesi, mi sembra evidente ormai che, per quanto autorevole o conosciuto, qualsiasi media non sia in grado di rinnovare la propria comunicazione, ascoltare e dialogare con il pubblico, anticiparne i bisogni e (perché no?!) crearne di nuovi… appare costretto ad assistere ad un costante declino di lettori e del proprio fatturato pubblicitario.

E tu, che
media vuoi essere?