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26 aprile 2016

Mondo Fashion: l’impatto e i KPI di touchpoint e Customer Journey

La tecnologia abilita sempre nuove opportunità per connettersi ai Clienti, attivando relazioni e rispondendo a bisogni informativi e di intrattenimento sempre nuovi, all'interno di quella che viene chiamata Customer Journey. 
Come stanno reagendo le Aziende del settore Fashion? Aumenta l’attenzione rivolta alla Digital Transformation e i modelli operativi e di comunicazione. “Avere il Cliente al centro del proprio percorso strategico, vuol dire partire da esso nella definizione di ogni azione strategica – secondo Grazia Grassi,  Commercial Director Italy, TNS - vuol dire considerare il Cliente come il fulcro del processo di Brand Building e Sales. Solo con una conoscenza approfondita del proprio target e i suoi bisogni, i Brand possono pensare di rispondere attraverso i diversi touchpoint ed offrire esperienze d’acquisto rilevanti, coinvolgenti, distintive”.
Oggi il Cliente utilizza i touchpoint per finalità diverse. Secondo la ricerca TNS Connected Life, i consumatori utilizzano i Social Media come Servicing support (34%), nelle attività di Brand Building (47%) o nel percorso d’acquisto (23%).
Gli acquirenti Fashion in Europa presentano attitudini e comportamenti di ingaggio molto diversi.

In uno scenario così, non esistono più percorsi d’acquisto definiti, al massimo si possono individuare i più frequenti, i più condivisi. Il Cliente “guida” e sceglie il punto di contatto ed il device con cui entrare in relazione secondo le diverse occasioni ed i momenti del suo Connected Customer Journey. Ecco perché la complessità aumenta drasticamente.
La valutazione dell’impatto di ogni touchpoint diventa dunque il KPI di riferimento: secondo lo studio TNS Global Data Bank, il 20% dei touchpoint è responsabile dell’80% dell’impatto sulle vendite.
Quello che diventa importante valutare, è l’impatto che ogni touchpoint è in grado di offrire sul percorso di Brand Building, avvicinando lo Shopper alla conversione.
Anche le piattaforme Social, così importanti nella diffusione dei contenuti alla Customer base, devono essere conosciute e valorizzate con attenzione: spesso siamo ancora portati a considerare un unico scenario di riferimento, ma le localizzazioni sono veramente forti: un caso eclatante è in Cina, il potenziale di WeChat: il 41% dei consumatori intervistati ha dichiarato di farne uso settimanalmente per interagire con i Brand, ottenendo informazioni o servizi.

20 novembre 2015

Shopping innovativo, Vodafone punta su una nuova “retail experience”


Il concetto di “Retail Experience” è stato il cuore dell’evento organizzato da Vodafone nei giorni scorsi, per presentare le proprie soluzioni per il settore Retail che, integrando strumenti di comunicazione innovativi nei processi di vendita e supporto al cliente, mirano a semplificare e automatizzare le attività, riducendo i costi e i tempi di svolgimento delle operazioni.
L’industria dei beni di consumo sta rapidamente cambiando, grazie all’introduzione di nuove tecnologie e all’evoluzione delle aspettative e preferenze dei consumatori.
Sempre di più le aziende hanno bisogno di trasformare le proprie strategie di business per fornire una consumer experience più completa e coinvolgente e per aumentare la propria competitività.
Le soluzioni di Vodafone destinate al settore Retail sono progettate per fornire alle aziende tecnologie e servizi che offrano una migliore esperienza di acquisto, massimizzando il ritorno sull'investimento e creando nuove opportunità di vendita.
Le diverse dashboard disponibili nelle soluzioni Vodafone, possono essere messe a disposizione anche di uno Store Manager di negozi di grandi dimensioni per spostare risorse, ad esempio da un piano all’altro, in un momento di picco inatteso o anticipare il rifornimento merce sugli scaffali prima che un determinato prodotto termini.
Ecco una breve lista delle principali soluzioni presentate.

Soluzione MyCompanyApp
Mobile App per il cliente finale, che avrà la possibilità di vivere una shopping experience nuova e personalizzata, ricevere messaggi personalizzati e coupon, prenotare appuntamenti in negozio con il proprio Shop Assistant di fiducia, usufruire di anticipazioni e promozioni.

Mobile App “V-Mdc”
Mobile app per il retailer. Grazie a quest’app, è possibile gestire la propria forza vendite, fidelizzare, organizzare survey e gestire in modo personalizzato i propri clienti, gestire e organizzare al meglio le attività di back office dello Store come i riordini di prodotto.

BigData e Analytics
Vodafone mette a disposizione delle Aziende la propria esperienza nel settore degli Analytics, con una particolare attenzione sulla privacy e sicurezza dei dati trattati.

Marketing di prossimità
Si basa su un dispositivo elettronico chiamato “Beacon”, totalmente autonomo, in grado di interagire con gli smartphone la soluzione “MyCompanyApp”
Il Beacon è in grado di inviare, entro un range di 70m, delle notifiche o dei messaggi, che poi lo smartphone codificherà e tradurrà in offerte, sconti, abbonamenti.

People Counting Evoluto
Sistema di monitoraggio dello store, in grado di rilevare informazioni relative ai clienti presenti nel locale. In particolare questa tecnologia si serve di una telecamera che attua un riconoscimento delle caratteristiche dei soggetti presenti in-store, identificandone sesso, etnia, fascia di età. Inoltre, grazie a “In Store Analytics”, è possibile individuare in quale punto sia rivolto lo sguardo di ogni soggetto, rilevando anche per quanto tempo una persona guarda un determinato punto, quanto tempo passa in una determinata isola, definire in tempo reale quale delle aree del negozio attira una maggiore attenzione dei clienti.

People Counting Evoluto integrato in un manichino
Il sistema People Counting Evoluto si basa su una telecamera inserita nella testa di un manichino.
Il manichino è posto accanto a uno schermo ed è in grado di individuare la tipologia di cliente che si trova in quel momento di fronte alla telecamera.
Sullo schermo viene quindi proiettata una pubblicità relativa a un prodotto in linea con le caratteristiche del cliente, il personale del negozio può utilizzare l’effetto sorpresa garantito dalla personalizzazione dei messaggi per rilanci commerciali dedicati

Lettore RFID
Prodotti provvisti di chip collegati a uno schermo. Quando il prodotto viene sollevato da uno scaffale, preso da un appendiabiti o comunque avvicinato al lettore, sullo schermo ne vengono visualizzate tutte le caratteristiche come le varianti di colore o le taglie esistenti.

Digital Dressing Room
Camerino digitale smart, dotato di un piccolo schermo touch screen con il quale è possibile richiedere ai commessi capi d’abbigliamento da provare o visualizzare vestiti e accessori che si abbinino con quelli indossati. Questa soluzione permette di provare diverse taglie e varianti di colore senza spostarsi dal camerino e lasciare gli oggetti incustoditi.

Mobile Pos
Dispositivo mobile in grado di consentire pagamenti mediante smartphone, utile nei momenti di picco poiché permette di pagare direttamente senza avvicinarsi alla cassa. La soluzione di Vodafone permette l’integrazione con l’App retailer per consentire di scaricare i coupon del cliente e raccogliere ulteriori informazioni sui comportamenti di acquisto del cliente.



20 aprile 2015

Customer Experience: come evolve la raccolta delle informazioni?

Il digitale ha cambiato il Cliente ed il suo Customer Journey e sta impattando sul contesto in cui le aziende operano.
Le aziende devono occuparsi sempre più di una molteplicità di canali, touchpoint e informazioni. La dimensione “sociale” del web evidenzia la volontà di “condividere”, ma esprime anche autorialità e racconto del sé nella produzione di contenuti relativi alle proprie esperienze di fruizione.
Ho ascoltato l’attenta analisi di Leda Riva, Practice Head Customer Strategies TNS, secondo cui l’utente diffonde, fruisce e produce informazioni e nel rapporto con i brand la personalizzazione del servizio diventa un must have.
E’ cambiato il ruolo del consumatore, da “target” a “co-costruttore” di senso e relazione. La comunicazione con i brand diventa sempre più un processo di connessione e negoziazione bidirezionale. Digital è sempre più connection e per i consumatori “never off”, reattivi ed interattivi, il mobile è lì, dove la vita accade.
La cultura del selfie, nella sua apparente banalità, racconta invece un’evoluzione. Le narrarive clip, microcamere a scatto automatico temporizzato (mediamente ogni 15 secondi), offrono osservazioni “neutrali” dell’esperienza di fruizione. Alcuni case study proposti evidenziano come la “registrazione” permessa dalle microcamere coinvolga il consumatore come storyteller della propria esperienza nell’acquisto o fruizione di beni e servizi. L’osservazione non intrusiva, e in ambiente naturale, svela i percorsi e i bisogni del cliente offrendo spunti per l’ottimizzazione del customer care e della narrativa del marchio.
Un secondo stimolo di riflessione viene dalla possibilità di combinare i risultati delle indagini tradizionali e dei social data restituendo un quadro più completo e autentico sulla customer experience.
Ci sono cose che ci piace condividere, ma non hanno effetto sulla relazione; altre, invece, che impattano decisamente. Partendo dalle conoscenze acquisite negli studi sulla relazione con i clienti, è dunque possibile combinare Survey e Social Media, secondo Leda Riva. I dati di survey danno struttura e quantificano i feedback sui Social; l'analisi dei Social Media guida l'interpretazione e le future ricerche.
Per migliorare la brand experience, le frontiere dell’informazione si ampliano, ma una cosa cruciale resta confermata: mantenere l’attitudine all’ascolto, e al miglioramento, con il Cliente al centro dei nostri pensieri.


23 marzo 2015

Consigli ed errori da evitare nelle strategie di marketing sui social

Secondo le stime di eMarketer, quasi nove società statunitensi su dieci, con almeno 100 dipendenti utilizzeranno i social media per scopi di marketing nel corso del 2015. Tuttavia, se per alcune realtà l’uso dei canali social nelle strategie di marketing è pratica ormai collaudata, per molte aziende ancora non è così. Per abbracciare pienamente i social media nel marketing mix digitale ci vogliono tempo, pianificazione e risorse. Webtrends ha evidenziato 10 suggerimenti per utilizzare i canali social:

Interattivi
Troppo spesso, le aziende trattano i social feed come cataloghi, whitepaper, a volte addirittura come manuali di istruzioni. Inondano i canali social con quantità eccessive di informazioni su prodotti e servizi e si chiedono perché nessuno lasci un commento. Provate a ricordare il vostro primo giorno di scuola: chi erano bambini più divertenti e interessanti?  Quelli che parlavano ininterrottamente dei loro giocattoli, o quelli che vi invitavano a giocare con loro?

Rispettosi
I social media sono per le aziende il luogo ideale per mostrare il proprio lato divertente e abbassare un po’ la guardia. Attenti però a non mancare di rispetto a nessuno: è necessario fare sempre molta attenzione a ciò che si condivide pubblicamente per non rischiare di offendere i fan.

Non temere di dire “mi dispiace”
Supponete di aver offeso un vostro fan. Capita, a volte, uno scivolone pubblico sui social. Sarete tentati di cancellare tutti i post e gli account: non fatelo, peggiorereste solo la situazione. C’è solo un modo per rimediare: scusarsi e farlo nel modo giusto. A seconda della situazione, ciò potrebbe addirittura aumentare la fiducia e il rispetto dell’audience nei confronti della vostra azienda.

Siate dei buoni ascoltatori
A nessuno piace ascoltare chi non ascolta. I canali social non sono una conversazione a senso unico. Dovete interessarvi a ciò che dicono gli altri e partecipare alla conversazione con i vostri fan e le realtà del vostro settore.

Siate voi stessi
I vostri feed social dovrebbero riflettere la personalità della vostra azienda. Le aziende presenti sul mercato da diverso tempo hanno spesso una personalità già ben definita, mentre quelle più giovani potrebbero essere ancora alla ricerca di una loro personalità. Lasciate che i vostri fan vi aiutino a definirla. Non per forza una personalità “social” deve essere un festival di punti esclamativi e faccine sorridenti. Al contrario, deve riflettere il modo in cui la vostra azienda è realmente.

Il tempismo è tutto
E’ buona norma misurare in quali giorni della settimana e in quali momenti della giornata i vostri post ottengono le maggiori  risposte dai vostri follower. Non è necessario postare 24 ore al giorno, ma è importante scegliere il momento giusto per farlo. I post sono per natura fugaci, assicuratevi di trarne la massima efficacia.

Lasciate che i vostri fan vi conoscano
Se fate annunci adv, assicuratevi di portare le persone sui vostri canali social, che sia la pagina business o un’app. Lasciate che decidano dove si sentono più a loro agio, quindi invitateli sul vostro sito web.

Garantite la sicurezza
La sicurezza dei vostri account social è una cosa seria. Poiché le persone in azienda vanno e vengono, assicuratevi di avere un processo di aggiornamento dei login e delle password per i social network.

Misurate i risultati e condivideteli
Fondamentale è misurare l’impatto delle vostre iniziative social, pertanto, è necessario allineare reportistica e attività social con gli obiettivi aziendali. Create dashboard visuali da condividere con il team. In sostanza, i social devono portare valore all’azienda, proprio come qualsiasi altro aspetto del business, e spetta ai social media manager dimostrare il loro contributo.


19 marzo 2015

Oggetto e layout delle email: quanto incidono sui tassi di apertura?

Secondo l’Osservatorio di MailUp, rilasciato a fine 2014, a incidere sui tassi di apertura delle email è anche il testo in oggetto. La sua estensione, a prescindere dal contenuto, risulta determinante sulle percentuali di apertura delle email.
Nel grafico la curva gialla mostra come la maggior parte delle email inviate ha in media un oggetto compreso tra le 40 e le 60 battute (spazi inclusi).
Osservando i tassi di apertura, vediamo la curva rosa indicare come le email con un oggetto compreso tra i 40 e i 60 caratteri abbiano il tasso di apertura più basso: sotto il 7%. Ad avere un miglior riscontro sono le email con un oggetto più breve: si tocca il 15% di apertura per le email con oggetto che non supera le 20 battute. Il trend migliora gradualmente anche nel caso di oggetti superiori alle 80 battute (contenuti più specifici che tendono a catturare l’attenzione).



Considerate inoltre, che l’email viaggia sempre più su mobile. 
E' fondamentale creare email responsive, ottimizzate per smartphone e tablet. Rispetto al 2012 cresce la percentuale delle aperture: da 27% a 30%.
Ma non dimenticare di inserire alcuni elementi importanti...





14 gennaio 2015

Advertising, conferme sui trend social e video

Secondo una recente analisi condotta da Fusion 360 (di seguito l'infografica riassuntiva) i social media performano il 58% meglio rispetto alla pubblicità tradizionale.
Oltre un quarto di tutte le vendite deriva infatti dal advertising sugli schermi, sempre più grandi, degli smartphone che abbiamo in tasca.
Fa effetto il numero 260: cioè la quantità delle grandi aziende internazionali che ha deciso di fare marketing su Tumblr.
Ancora più interessante (ma non certo una novità per gli addetti ai lavori) leggere che il 70% di aziende e commercianti nel mondo utilizza i video nella propria strategia di marketing. Questo è anche legato al fatto che l'80% degli utenti si dichiara più propenso ad acquistare un prodotto, dopo aver visto un video su di esso.



26 novembre 2014

Pubblicità sul web: in Italia cresce a doppia cifra

In un contesto macroeconomico critico, che vede un calo generale dei mezzi di comunicazione tradizionali, l’Italia afferma la sua competitività sul fronte internet. Nel nostro Paese la pubblicità sui canali online cresce quest’anno del 12,7% rispetto al 2013. Una crescita a doppia cifra, che porta il valore degli investimenti a 2 miliardi di euro.
E’ questo il primo positivo dato emerso in apertura di IAB Forum 2014, l’evento di riferimento della comunicazione digitale che si tiene oggi e domani presso il MiCo ‐ Milano Congressi ‐ Ala Sud. Ad annunciare le stime, frutto di una rielaborazione IAB su dati Nielsen e Osservatori Politecnico di Milano, è stato Michele Marzan, Vice Presidente di IAB Italia.
A trainare la crescita principalmente i nuovi mezzi: video, social e mobile unitamente alle soluzioni di programmatic advertising. Il segmento Display nel complesso (che comprende le sottocategorie banner, video e social) registra nel 2014 un andamento positivo con un incremento anno su anno del 18,95%, con una crescita del Banner Advertising (a una cifra +8,2%) favorita dal buon andamento di mobile e programmatic advertising, che ne guidano lo sviluppo.
Il segmento video cresce del 25% per un valore degli investimenti pari a 300 milioni di euro mentre il Social vanta un trend di crescita del 70% che porta il valore degli investimenti a 170 milioni.
Relativamente alla pubblicità sui device mobile (smartphone e tablet) si registra una crescita del +50%, raggiungendo a fine anno i 290 milioni.
Le nuove tecnologie di programmatic advertising, che già trainano i mercati più maturi e sono deputate a gestire in modalità innovativa il display advertising, si affermano anche in Italia con tassi di crescita ormai significativamente innescati: 110 milioni gli investimenti (con una crescita del 120%) che sono inclusi nel dispaly advertising per una quota pari al 10% dello stesso.
Anche il Search continua nella sua corsa, mantenendo un ruolo di tipologia leader nel mercato con una crescita del 14% e un valore pari a 665 milioni di euro, mentre l’Email Advertising si assesta sul medesimo valore del 2013 (25mln di euro) e i Classified evidenziano un andamento negativo (‐16,3%) più legato alle congiunture del sistema economico.





23 novembre 2014

Il digital cambia le regole del brand building

Organizzato la scorsa settimana da TNS, il seminario “The @volution of branding: integrazione media e brand activation”, ha evidenziato come il Digital abbia decisamente innovato le modalità di audience engagement, impattando in modo rilevante sulle strategie di brand building. Tecnologia e creatività, insieme ad un sapiente uso dello storytelling, saranno il vantaggio distintivo della comunicazione di brand vincenti, se riusciranno, attraverso la costruzione di memorie affettive, a sedimentare rafforzando la brand equity.  
Emily Gong, Regional Digital Development Manager TNS ha aperto i lavori, focalizzando l’attenzione dell’audience sulla velocità di adozione delle tecnologia, che sta avendo effetti rilevanti sui comportamenti. Si evidenziano modelli di comportamento che dirottano fruizione ed utilizzo sul mobile: i giovani a Singapore, a parità di tempo speso nelle fruizioni media (TV ed online – mediamente 8 ore al giorno), ne passano solo il 12% davanti alla TV (contro il 17% dei giovani italiani). Nei Paesi più avanzati, inoltre, la fruizione televisiva si sposta online e cresce l’utilizzo e l’interesse per nuovi servizi che integrano i benefici della rete (connected cars, health apps ed accessori di monitoraggio della salute, domotica, ecc)
“In un contesto media sempre più complesso e popolato da un numero sempre maggiore di soggetti – ha commentato Luca Colombo, Country Manager di Facebook Italia, è fondamentale che le aziende facciano leva su strumenti innovativi e realmente differenzianti per far emergere il proprio brand.   Il consumatore è più sociale, ma anche più connesso, a qualsiasi momento della giornata: le persone utilizzano sempre più i dispositivi mobili per informarsi, accedere a contenuti o fare ricerche ovunque si trovino e durante tutta la giornata. Uno dei trend tecnologici di maggiore potenzialità è senz’altro quello legato ai contenuti video, rispetto al quale Facebook offre alle imprese possibilità di connessione, scoperta e condivisione straordinarie; basti pensare che, a partire da giugno di quest’anno, si contano ogni giorno circa 1 miliardo di video visti su Facebook, con una fruizione di contenuti video da mobile cresciuta del 532% negli ultimi 3 anni”.

Il mobile ci permette una fruizione libera, senza luogo e senza tempo. E’ sempre con noi. E dunque, la TV non è più il nostro unico amore. Altri schermi, fra cui appunto il mobile, attirano la nostra attenzione. Connected Life, lo studio internazionale effettuato in 50 Paesi e su più di 55.000 individui fra i 16 ed i 65 anni, utenti regolari di internet, registra in Italia che solo un 60% del tempo passato davanti alla TV, dispone di attenzione focalizzata, la cosiddetta “undivided attention”. Ma in questa molteplicità di stimoli, di contenuti da fruire, di attività che ci coinvolgono, i brand possono trovare spunti ed opportunità per nuove proposte comunicative, dal momento che i consumatori possono essere raggiunti su specifici canali e piattaforme in definiti momenti della giornata.

“Notiamo che sempre un numero maggiore di utenza si sta spostando da una navigazione su desktop, a una su dispositivi mobile. Sia i publisher che gli advertiser devono farsi trovare pronti a questo cambio di paradigma. Se i primi stanno studiando contenuti ottimizzati per una fruizione ottimale, i secondi devono trovare una soluzione ponte che possa garantire loro la massima visibiltà per cogliere tutte le opportunità che il mobile sta aprendo - ha affermato Davide Corcione, Head of Agency & Account Managers, Yahoo Italia – che ha anche sottolineato  come la navigazione online non vada più interpretata come silos di contenuti contrapposti all’advertising”.
Il mobile è il device che sempre più ci coinvolge, che ci permette di essere sempre connessi con le nostre cerchie più o meno strette di amici e famigliari. Molti di noi, moltissimi, utilizzano ormai i Social Network e diventa naturale pensare ai Social come ad un mezzo normale di condivisione e diffusione di informazione.
Nelle attività di brand building diventa dunque sempre più importante concentrarsi oltre che sugli effetti di brave periodo, in termini di vendite, anche sulla prospettiva di medio-lungo termine che agisce sull’equity del brand. Nel concreto, la brand experience è sicuramente l’espressione attuale di brand building che va in questa direzione, alimentando la cosiddetta memoria affettiva.

“L’@voluzione del brand, abbiamo visto, passa per la comprensione di un contesto in forte cambiamento, per gli impatti che la diffusione della tecnologia sta portando. Passa per un nuovo modo di affrontare la comunicazione, dove i fruitori, i consumatori, sono oramai parte integrante del processo comunicativo, condividono, raccomandano, dissuadono amici o semplici sconosciuti, in nome di una propria esperienza ed emozione, che hanno il piacere di condividere; si attivano, cercano informazioni, ne producono, scaricano app. Un mondo di comunicazione, ma anche di azione- Ha affermato Gabriella Bergaglio, Marketing Manager TNS Italia. “Non è facile individuare nuove metriche, ma una cosa è certa: i nuovi KPIs (Key Performance Indicators) che dovranno monitorare il successo di un brand dovranno mettere insieme misurazione e azione – ha concluso Gabriella Bergaglio, Marketing Manager di TNS. In un mondo dove azioni e reazioni sono immediate, i brand hanno sempre più bisogno di misurare, per agire”.

21 ottobre 2014

La PA che cinguetta: un ricerca sull’utilizzo di twitter nelle amministrazioni

Poco più della metà (il 57%) dei capoluoghi di provincia italiani ha un account su Twitter. Questo un primo dato emerso dall’analisi effettuata dall’ufficio studi di FORUM PA (con al supporto di @giovanni­_arata) per valutare come le amministrazioni delle nostre città utilizzano lo strumento tecnologico per informare e dialogare con i cittadini.
Analizzando una serie di parametri che vanno dal rapporto tra followers e popolazione, utilizzo delle mention e dei link nei tweet, successo di ogni singolo tweet (calcolato sul numero di volte che viene retwittato), la città che sa utilizzare “al meglio” il social network e con maggior successo è Torino. Seguono Milano, Roma, Napoli, Firenze e Palermo.
La ricerca si è poi spinta a confrontare le nostre città con il contesto europeo. Interessante notare che il fenomeno sembra aver “attecchito” solo in alcune nazioni. Molto diffuso ed utilizzato dalle città francesi e spagnole, twitter non è uno strumento amato dalle amministrazioni britanniche o tedesche, né dalle ben più tecnologiche capitali scandinave.

Followers
Tra le prime città in lista per numero di followers troviamo Torino, sul podio con più di 82mila followers. Il capoluogo piemontese è stato anche uno dei primi ad iscriversi nel 2008, poco dopo Rimini, prima fra i capoluoghi italiani a sposare la piattaforma nel 2007. Al secondo posto, con uno stacco di circa 30mila followers, seguono Milano e Roma, quasi a pari merito con circa 50mila followers (rispettivamente 49.700 e 48.900). A seguire Napoli (35.500) Firenze (26.600) e Bologna (18.000). Le meno seguite Lecce e Brindisi con meno di 300 seguaci e Trento che ne ha ancor meno, probabilmente perché si è iscritta da solo pochi mesi.

I tweets al giorno
La città di Bologna è in assoluto la più cinguettante, vantando una media di 24 tweets al giorno. Seguono Parma con circa 18 cinguettii giornalieri, Roma (17,11), Milano (16,24), Torino (11,33) e Cagliari (10,8). Mentre Napoli, nella top five delle più seguite in assoluto, cinguetta poco, con una media di circa 3 tweets ogni 24 ore, molto meno di Aosta (7,42) e di Potenza (6,19).  Tra le più silenziose Teramo (0,01), Brindisi e Lecce (0,04), e Catania (0,4). Complessivamente è l’Emilia Romagna la regione italiana che cinguetta di più.
Alcune città invece fanno semplicemente presenza come Lecce (0,04 tweets/day) e Teramo (0,01 tweets/day) che sono iscritte da quasi due anni e tweettano pochissimo. Non utilizzano né mentions, né links. Non risultano invece all’appello Verona, Salerno, Latina e Padova, Pescara e Messina. Queste amministrazioni non hanno un profilo twitter.

Utilizzo di mentions (@)
Con una media di 0,85 mentions per tweets Torino è ancora una volta al primo posto tra le realtà che dialogano di più. Segue Milano a pari merito con Pistoia (0,76%) e subito dopo Gorizia (0,68%), Palermo (0,62%) e Bologna (0,53%). Analizzando l’utilizzo delle mentions salta all’occhio che la maggior parte delle città dialoga con il proprio vicinato: le amministrazioni faticano a tessere ponti di dialogo cinguettanti tra loro e complessivamente i cinguettii rimangono confinati entro i margini urbani locali. L’utilizzo delle mention ci da una indicazione su come una città utilizza a pieno le potenzialità di Twitter, molto più del solo dato quantitativo. Potenza ad esempio cinguetta molto (6,20 tweets/day), molto più di Genova, Palermo e Napoli, ma fa poco o niente utilizzo di mentions (0,01%) è, quindi, un utente con scarsa relazionalità.

Il numero di links per tweets
Caserta (1,7), L’Aquila (1,01), Siena (1) e Grosseto (0,97) sono le città che condividono il maggior numero di tweet contenenti link che rimandano ad altre news, informazioni, utilizzando la piattaforma come eco di notizie.
Se l’utilizzo della mention ci indica il grado di relazionalità, l’uso dei link mostra quanto un utente lavora per “informare” piuttosto che “dialogare”. Venezia, ad esempio, ha scelto di usare twitter soprattutto per promuoversi, linkando articoli e info che rimandano ai propri siti. La Serenissima, infatti, non fa minimamente uso di mentions, ma è nella top ten per utilizzo di links (0,93 links per tweet).

Quanto sono ritweettate le città?
Alcune città sono appassionatamente seguite e ritweettate dai cittadini, tra queste Palermo è la prima in assoluto con l’80% di tweets retweeted. Evidentemente i post generano un certo interesse tra la popolazione che replica e condivide, così come accade nel caso di Torino (74,24%), seconda in classifica, seguita da Roma (66,38%), Napoli (61,86%) e Bologna (59%).

Confronto nel panorama europeo
Ma come si posizionano le nostre città se le confrontiamo alle corrispondenti europee?
La città di Vienna è stata su twitter solo da dicembre 2009 a febbraio 2010, due mesi in cui ha twittato due volte, oggi l’account è ancora attivo, anche se silente, e vanta un numero di followers di poco superiore al comune di Vercelli. Sorprendentemente la città di Londra ha soltanto poco più di 13mila followers, e cinguetta con una media di 3,8 tweets al giorno, come Siena e Ascoli Piceno per intenderci. Stoccolma, al confronto con Londra una piccola cittadina, ma supera per followers la capitale britannica con circa 15.000 followers, 3.000 in meno di Bologna (VI° in classifica per followers tra le città Italiane). Inoltre il cinguettio della città di Bari (3,92 tweets/day), tra le meno loquaci nel panorama delle città italiane, supera il ritmo dei tweets al giorno della capitale svedese (3,46 tweets/day).
I profili di Barcellona e di Parigi, invece, raccolgono ampi bacini di followers ben superiori ai trend italiani. La città catalana ha circa 116mila followers, mentre la Ville Lumière oltre 212mila, nonostante abbiano entrambe aderito a Twitter solo nel 2009, ben più tardi della precoce Torino che ha iniziato a cinguettare nel 2007.



22 settembre 2014

Il divertimento protagonista su mobile: i dati del report Mobile Analytics

L’ultimo rapporto MobileAnalytics condotto da Citrix ByteMobile analizza il comportamento degli utenti mobili e l’uso che questi fanno del proprio dispositivo mobile nella vita quotidiana. Ciò impatta sugli operatori di rete e sugli altri fornitori di servizi.
Ecco alcune interessanti (e aggiornate) conclusioni del rapporto semestrale.
Oggi gli abbonati mobili utilizzano principalmente i propri dispositivi per connettersi ai social media (40%), consultare siti di informazione e mappe (37%), effettuare acquisti online (30%) e visualizzare video (20%). Sorprendentemente la musica online è posizionata molto dopo nella classifica con solo il 2,3%, dopo i contenuti sportivi e quelli per adulti (2,5 % ciascuno).
In termini di volumi di dati generati, i siti per video sono in testa con il 42% di dati generati, seguiti dagli app store (14%), dai social media (10%) e dai contenuti per adulti (8,5%).


20 settembre 2014

Social Media Week Rome: ci siamo quasi. Siete pronti?

Manca davvero poco all’inizio della Social Media Week, l’evento internazionale dedicato al Web, alla Tecnologia, all’Innovazione e ai Social Media, organizzato in Italia da Business International – Fiera Milano Media. Più di 160 relatori, oltre 50 eventi per una full immersion nel mondo social e digitale, che coinvolgerà manager d’azienda, appassionati, esperti di marketing, advertising, comunicazione, media, editoria, arte, intrattenimento e molto altro.
A Roma, una settimana dedicata alla Rete che, dal 22 al 26 settembre, si svolgerà in contemporanea in 12 città nel mondo.
Il primo appuntamento è per lunedì 22 settembre alle 10.30, con la Cerimonia di apertura della Social Media Week (SMW), che avrà luogo presso il Palazzo del Campidoglio nella prestigiosa Aula Giulio Cesare.
Tra i temi che verranno affrontati durante questa rinnovata edizione della Social Media Week, che dopo 3 anni torna finalmente a Roma, l’impatto dei New Media sul business, le nuove forme di open journalism e ancora il futuro del publishing, il Social e-Commerce e il Social no-Profit, l’impatto del Digitale e della Rete nei diversi settori.
Tanti gli incontri davvero interessanti, tra cui qui vorrei evidenziare due Talk show organizzati da Social Radio Lab, che risponderanno a domande di stretta attualità come: Quanto e come le radio italiane utilizzano web e mobile per fidelizzare, coinvolgere e costruire ulteriormente le loro community? Stanno già affrontando al meglio la sfida e opportunità dei social media?
Risposte arriveranno attraverso dati ed evidenze del  team di ricerca e la testimonianza di chi il cambiamento lo vive ogni giorno: responsabili marketing, autori e speaker di alcune delle radio più ascoltate.

27 agosto 2014

1 italiano su 3 aggira il divieto d’accesso ai social in azienda

Sul posto di lavoro, un italiano su tre aggira le restrizioni d’accesso a social network, app di messaggistica e archiviazione sul cloud imposte dalla propria azienda. Questo quanto emerso dallo studio People-InspiredSecurity condotto tra maggio e giugno 2014 dalla società di ricerca OnePoll e commissionato da Samsung in 7 Paesi europei (Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Belgio e Olanda).
Nonostante in Europa l’accesso a Facebook sia limitato o addirittura vietato al 40% dei dipendenti, in Italia un terzo delle persone (32%) ignora la norma pur essendone a conoscenza. Un risultato in linea con quanto registrato in Germania (34%), Spagna (33%), Belgio e Olanda (31%), ma inferiore al dato britannico: gli inglesi sono i più propensi a utilizzare Facebook a dispetto della policy aziendale, con il 41% di loro che ammette di accedere al social network durante l’orario di lavoro.
Circa un terzo dei lavoratori italiani tende ad ignorare o ad aggirare le restrizioni utilizzando i propri dispositivi personali anche nel caso di applicazioni d’archiviazione sul cloud (34%), app mobile (38%), servizi di video streaming (29%) e Twitter (26%).


“Dal punto di vista della sicurezza, è comprensibile che i datori di lavoro vogliano controllare l’uso della tecnologia da parte dei propri dipendenti. Se, però, questo si traduce nell’ignorare le esigenze del professionista moderno, le aziende potrebbero andare incontro a un calo di produttività e di coinvolgimento. Fiducia, comunicazione chiara e quadri normativi adeguati sono molto più efficaci nel favorire un comportamento costruttivo, al lavoro come nel tempo libero”, ha dichiarato Dimitrios Tsivrikos, Consumer and Business Psychologist allo University College London. “Come dimostra questo studio, vietare l’utilizzo della tecnologia e l’accesso ad alcuni siti web sul posto di lavoro spesso produce l'effetto opposto rispetto a quello desiderato. Una reale fiducia deve essere reciproca. Le aziende dovrebbero cercare di osservare il modo in cui i propri dipendenti lavorano e trovare, quindi, il modo di incorporarlo positivamente all’interno dell’ambiente professionale”.



13 agosto 2014

Video su Facebook? Engagement garantito se sono brevi

Secondo i dati di una ricerca condotta da socialbakers, esiste una correlazione precisa (e aggiornata) tra durata dei video pubblicati su Facebook e il successo che ottengono tra gli utenti.
Chiaramente il News Feed di Facebook non appare il luogo ideale per i video di lunga durata. Il dato importante è che l'engagement dei video risulta ottimale, se questi non superano la durata di 21 secondi. 
La ricerca mostra il tempo massimo entro il quale si riesce a mantenere coinvolto e attento l’utente: oltre la durata di 100 secondi, l’utente si annoia e passa ad altro. La durata media di un video sul popolare social network, è di circa 44 secondi. 
Interessante notare che Facebook considera un video come "visto interamente", se viene visualizzato il 95% del video stesso. Ciò ha senso, in considerazione dei vari ringraziamenti, credits o pubblicità, presenti alla fine di molti video.
Altro dato utile: il 57% degli utenti che iniziano a vedere un video, ne completano la visione.












La ricerca sottolinea anche come lo streaming video, sia l'unica forma di pubblicità, dove gli utenti dimostrano chiaramente per quanto rimangono concentrati e attenti sulla pubblicità stessa.
Facebook, negli ultimi tempi, sta adottando una politica sempre più favorevole ai video e continua a incentivare gli inserzionisti sull'utilizzo di video-advertising.



5 agosto 2014

Social network? Usati soprattutto da Mobile

Interessanti dati rilasciati da comScore, riguardo alle piattaforme utilizzate negli Stati Uniti per navigare sui social network.
Il canale mobile ha una prevalenza schiacciante. Dopo Snapchat, spiccano (ma non sorprende affatto) il 99% di Vine e il 98% di Instagram. Molto più significativi il 92% di Pinterest e, soprattutto l'86% di Twitter, seguito dal 68% di Facebook.

Resistono invece sia Tumbler che LinkedIn nell'utilizzo tramite la piattaforma desktop.


11 luglio 2014

La TV nostro unico amore? C'è spazio anche per mobile e social

Le abitudini di fruizione dei contenuti stanno evolvendo rapidamente, anche se passiamo ancora molto tempo davanti alla TV. Secondo la ricerca Connected Life, pubblicata in questi giorni da TNS (istituto di ricerca e consulenza di marketing), la voglia di televisione rimane, ma i televisori da soli non sono più in grado di soddisfare il nostro desiderio di contenuti.
Cresce l’online media e lo “screen-stacking” con più device. Una metà di coloro che guardano la TV, si diletta contemporaneamente in altre attività digitali, come social media, controllo dell’ email o ricerca di informazioni pre-acquisto online (in Italia possediamo circa 5 device digitali ognuno).
La domanda di contenuti in streaming, senza vincoli di tempo e di luogo, poi è stata amplificata durante i Mondiali di Calcio, delle ultime settimane. Gli utenti di ogni parte del mondo vogliono accedere a questo evento sportivo internazionale così importante, attraverso i device disponibili, a casa e fuori casa, magari anche commentando gli accadimenti in tempo reale sulle piattaforme social con i propri amici e conoscenti.
Il desiderio di fruire dei nostri programmi televisivi preferiti a tutte le ore del giorno sta anche sostenendo la crescita dell’utilizzo della cosiddetta TV online. Un terzo (33%) degli intervistati in Italia, guarda video giornalmente su PC, laptop, tablet o smartphone. Anche ad Hong Kong, il video online raccoglie grande interesse (32% degli intervistati guarda video online ogni giorno): qui i “phablet” sono sempre più popolari e supportano le visioni on-the-go con schermi maggiorati rispetto agli smartphone. Ad Hong Kong infatti, sempre più spesso si sceglie di guardare TV e video online piuttosto che su un televisore tradizionale.

Eppure, nonostante questa forte crescita di fruizioni online, la televisione tradizionale gioca comunque un ruolo molto importante nelle nostre vite, con l’82% dei rispondenti che dichiarano di guardarla quotidianamente. 4 telespettatori su 5 in Italia (84%) la guardano senza distrazioni, la sera mentre cenano.
Gabriella Bergaglio, Digital Practice Lead TNS Italia, presentando la Ricerca ha spiegato come in Italia, ancor più che in Europa, l’attenzione ai contenuti video online è elevata. Se da un lato dunque non si discute il nostro amore per il televisore, dobbiamo anche essere pronti a recepire nelle nostre attività di comunicazione e brand activation questi nuovi pattern di fruizione. I professionisti del Marketing e della Pubblicità sono dunque chiamati a tenere conto di questi cambiamenti affrontando una nuova grande sfida.
La brand activation e la brand experience  quindi aprono a nuovi orizzonti, con il supporto del Digital, pur con diversi obiettivi e bisogni informativi secondo le categorie interessate. Il focus sul consumatore/cliente resta il punto di partenza di ogni pensiero strategico, senza dimenticare attitudini, comportamenti e need di un consumatore ormai “always on”.




10 aprile 2014

Mobile e App? Un'economia che vale già 25 miliardi di euro

Smartphone, Tablet, reti mobili broadband, Applicazioni hanno creato un vero e proprio circolo virtuoso che sta modificando profondamente i consumi digitali degli italiani e gli investimenti delle aziende. Entro la fine di quest’anno, gli italiani che navigano mensilmente via Smartphone e Tablet saranno più di 30 milioni.
1 Mobile Surfer su 3 ha scaricato Applicazioni a pagamento sul proprio Smartphone e 1 su 5 ha acquistato almeno un prodotto o servizio, 4 su 5 interagiscono con la pubblicità da questo device e 1 su 2 vorrebbe utilizzarlo anche come strumento di pagamento al posto della carta di credito.
Questa la fotografia scattata dall'Osservatorio Mobile & App Economy del Politecnico di Milano. I dati della ricerca, presentata a Milano in questi giori, mostrano come lo sviluppo di un ecosistema Mobile e la conseguente ampia diffusione dell’accesso a Internet da Smartphone e Tablet tra gli utenti abbia generato effetti rilevanti in chiave economica.
L’ecosistema Mobile è ormai abilitato da molti fattori che ne agevolano l’accesso per i consumatori: sono 37 milioni gli Smartphone e 7,5 milioni i Tablet diffusi in Italia e diventeranno rispettivamente 45 e 12 milioni a fine 2014; le reti mobili a banda larga LTE a fine anno raggiungeranno circa il 60% della popolazione; le Applicazioni disponibili negli store hanno toccato quota 2,5 milioni e aumentano le soluzioni Mobile sviluppate all’interno delle imprese o delle PA. Circa l’85% dei navigatori Internet da Smartphone vede annunci pubblicitari all’interno di siti o Applicazioni e la metà ci clicca. Tre quarti dei Mobile Surfer sono interessati al Mobile Couponing ossia vorrebbero ricevere i buoni sconto sullo Smartphone ed, inoltre, più della metà sono propensi all’utilizzo dello Smartphone come sostituto della carta di credito per i pagamenti nei punti vendita fisici.
L’impatto economico generato dall’ecosistema Mobile che si è creato ha dato origine alla cosiddetta Mobile & App Economy, che nel 2013 vale già 25,4 miliardi di euro: rapportato al Pil rappresenta l’1,6%. Oltre l’80% della Mobile & App Economy proviene dai consumi diretti di consumatori e imprese, che complessivamente hanno speso oltre 20 miliardi di euro; la restante parte fa riferimento agli investimenti delle imprese in reti mobili, nello sviluppo di soluzioni software Mobile rivolte ai consumatori o ai propri dipendenti, in soluzioni che sfruttano gli “oggetti intelligenti” (Internet of Things). Continuerà anche la crescita del mercato dell'M-Commerce.
Non sarà da meno la spesa delle imprese in attività di Marketing tramite i nuovi device (Smartphone e Tablet), trainati in particolare dalla Pubblicità, ma anche dalla nascita dei servizi di Mobile Couponing. Molta attenzione sarà dedicata dalle imprese anche allo sviluppo di soluzioni software Mobile volte, da un lato, a gestire la relazione con i propri consumatori e dall’altro, a migliorare la produttività e l’efficacia del lavoro dei propri dipendenti, soprattutto quelli in mobilità. Complessivamente per queste variegate tipologie di investimenti le imprese nel 2016 spenderanno il doppio di quanto speso nel 2013.


27 marzo 2014

LinkedIn misura l’engagement e lancia il Content Marketing Score

LinkedIn ha presentato il Content Marketing Score, una nuova risorsa di analisi che permette di avere maggiori informazioni sull'impatto registrato dai propri contenuti, organici o a pagamento, su LinkedIn. Si tratta di un punteggio, calcolato misurando l'engagement univoco (attraverso le singole azioni/interazioni social), diviso per l’audience totale di destinazione.
Il Content Marketing Score misura l'engagement di ciascun utente rispetto agli Sponsored Updates, alle Company Pages, ai gruppi, agli aggiornamenti dei dipendenti e ai post degli influencer di una determinata azienda, ad esempio.
Il tutto verrà poi riassunto in un valore unico, da comparare con il proprio ambito di riferimento. Sarà inoltre possibile ricevere suggerimenti su come migliorare il proprio punteggio facendo leva sulle diverse possibilità a disposizione per ottenere più reach ed engagement. È inoltre possibile filtrare il punteggio per regione, età, dimensioni dell'azienda, ruolo lavorativo e settore di appartenenza.
In aggiunta, annunciato anche il Trending Content, una classifica degli argomenti più trattati dai membri di LinkedIn. Che si parli di leadership, cloud computing o dispositivi mobile, è possibile vedere gli argomenti più importanti per ciascun target di riferimento, e quali sono gli utenti che hanno interagito maggiormente su un dato argomento.

8 gennaio 2014

Advertising, sono Mobile e Social i canali della crescita

7,5 milioni di Tablet e 37 milioni di Smartphone: in Italia si accede al web sempre più da mobile. Oltre 28 milioni di italiani frequentano mensilmente i Social Media.
Quella che è stata definita “nuova Internet”, è dunque basata sempre di più su device mobili e sui Social Network. L’accesso ai contenuti è mediato e semplificato dalle App. L’Advertising ha trovato così un nuovo canale di sbocco e recepito il cambio di abitudini in corso: tra il 2012 e il 2013 la Mobile Advertising ha registrato una crescita del 130% passando da 89 a circa 200 milioni di euro.
Anche l’Advertising sui Social Network nel corso del 2013 ha fatto un bel salto in avanti: +75%, arrivando a sfiorare i 100 milioni di euro.
Diverse le ragioni che stanno attirando l’interesse degli investitori sui Social Network: l’attitudine alla profilazione degli utenti, in grado di aumentare l’efficacia dell’advertising, rivolto a target mirati; la capacità nell’abilitare l’interattività con l’utente. La grande maggioranza di questo fatturato è nelle mani di Facebook, con un ruolo chiave della componente Mobile: circa il 70% degli utenti infatti vi accede anche in mobilità su Smartphone e Tablet. 
Questi dati sono stati diffusi dall'Osservatorio New Media & New Internet della School of Management del Politecnico di Milano.