19 dicembre 2013

Natale 2013, sempre più italiani comprano online i regali

Sono oltre 7 milioni gli italiani che quest’anno compreranno almeno un regalo di Natale sul web: quasi 2 milioni di acquirenti in più dell’anno scorso.
Una ricerca condotta da Netcomm, in collaborazione con Human Highway, riporta come, tra gli acquirenti online abituali, coloro che compreranno i propri regali di Natale su Internet salgono dal 37% del 2011 al 50% del 2013 (passando dal 44% del 2012).
A sostegno di questo dato, il forte aumento degli acquirenti “Online first”: il 20% degli intenzionati ad acquistare almeno un regalo di Natale online dichiara che li acquisterà tutti o in maggioranza attraverso Internet. Si tratta di un segmento molto particolare, formato da quasi un milione e mezzo di individui, più che doppio rispetto allo scorso anno. Sono persone che si rivolgono in prima istanza alla Rete per una buona parte dei loro acquisti abituali, dai libri all’elettronica, dai viaggi ai contenuti digitali. Con l’emergere nell’ultimo anno di nuovi categorie di prodotti: la cosmetica, particolari prodotti alimentari, l’arredamento e gli accessori per la casa.
Forte crescita degli e-shoppers che hanno raggiunto i 14 milioni. Più di 30 milioni hanno oggi uno smartphone e ben 22 milioni di italiani lo usano per navigare. Secondo le indagini della ricerca, oltre il 10% degli acquisti è fatto da uno smartphone o un tablet (cifra più che raddoppiata rispetto al 2012). In un periodo di budget ristretti delle famiglie il settore delle flash sales e del couponing hanno giocato un ruolo estremamente positivo mettendo a disposizione dei più indecisi prodotti e servizi di qualità a prezzi molto accessibili.
Il 25,5% degli acquirenti online di regali di Natale dichiara che farà meno acquisti rispetto all’anno scorso, ma il 29,3% degli acquirenti online di regali di Natale dichiara che farà più acquisti rispetto all’anno scorso.


17 dicembre 2013

Framework di sviluppo e user experience, nei progetti "mobile"

Molti project manager e sviluppatori, progettando applicazioni per dispositivi mobili, si trovano di fronte al dilemma di come combinare la user experience di un’applicazione nativa, con la flessibilità di gestione e l’adattabilità cross-platform tipica di una soluzione ibrida.
Questo ha costretto le aziende a fare una scelta di fondo tra: prodotti mobile sviluppati in linguaggio nativo, caratterizzati da un'elevata user experience (ma con costi di sviluppo e gestione maggiori); e prodotti realizzati con tecnologia ibrida e adattabile alle varie piattaforme, ma che forniscono un’esperienza utente non ottimale.
Su diverse tipologie di app (retail, banking, servizi...) un’attenzione particolare dovrebbe essere rivolta alla homepage e al menu di navigazione. Una composizione dinamica e fluida di una homepage ben progettata e sviluppata, è un ottimo biglietto da visita che predispone positivamente il Cliente. Un menu ben disegnato poi, che reagisce tempestivamente e fluidamente alle gesture dell’utente, restituisce un senso di confort e piacevolezza, in grado di stimolare un approccio positivo che lo porterà a osservare con maggiore interesse tutte le sezioni, facilitando il processo di “familiarizzazione” con l’app.
Quanto sin qui descritto mette in luce l’importanza della user experience, rivalutando in modo significativo gli impatti che può avere, sulla percezione del Cliente finale, la qualità di un prodotto in linguaggio nativo.
Al contempo, tuttavia, dal punto di vista dei gruppi responsabili dei progetti mobile, l’attenzione ai costi e a tempi di delivery più contenuti, possono avere un peso determinante nella preferenza verso soluzioni ibride.
La soluzione non è quindi semplice (nè tantomeno immediata). Occorre anzi valutare, di volta in volta, la scelta migliore in base alle priorità e linee guida di ogni distinto progetto.

12 dicembre 2013

Previsioni per il 2014? Molte novità... dalle app

Nel 2013 abbiamo visto nascere sul web aziende che, per la prima volta, hanno osato modificare lo status quo e rivoluzionare i modelli di business a cui siamo abituati: un esempio su tutti può essere Uber, l’app che consente di chiamare un ‘taxi privato’ e che va a scardinare regole, lobby e concetti fortemente radicati nel nostro Paese. Difficile vederlo come un caso isolato. Diversi attori seguiranno questo percorso.
Nel frattempo, molte app crescono e “si danno un tono” ...diventando Personal Assistant. Una recente analisi sui nuovi trend, condotta da Akamai, evidenzia come, oltre Siri e Google Now, le app stiano diventando sempre più predittive. Anche qui giova portare un esempio: iBeacons. Una tecnologia che assume le sembianze di un “assistente virtuale” che accompagna l’utente durante lo shopping. Testato negli Apple store, iBeacons consente all’utente di scansionare gli oggetti visionati per accedere a ulteriori informazioni, recensioni di altri utenti e ricevere preventivi. Di strada da fare ce ne è ancora... ma già alcune catene (come Macy’s) sembrano già interessate.


2 dicembre 2013

Whirlpool lancia una Digital School con lezioni su Slideshare

È la prima digital school aziendale online, accessibile a tutti e orientata ai social media, al web marketing e all’e-commerce. Così viene descritta da Whirlpool la propria iniziativa, composta da moduli formativi, pensati dapprima per le funzioni interne e successivamente pubblicate sul social media allo scopo di contribuire alla diffusione della cultura digitale.
L’azienda, riconosciuta come una delle più attive e prolifiche nel mondo dei social media, ha l’intento di rendere accessibili alle PMI e ai professionisti contenuti che non avrebbero mai potuto avere gratuitamente.
Le prime 9 lezioni, sono consultabili sul canale Slideshare di Whirlpool EMEA, sono state realizzate dalla multinazionale degli elettrodomestici in collaborazione con H-ART, azienda specializzata nei digital media.
Nei primi 9 moduli pubblicati si spazia dalle dinamiche interattive dei social media all’impatto della rivoluzione digitale sul business, dall’ecosistema digitale all’uso, individuale e aziendale dei social media, dai cambiamenti nell’utilizzo e nella produzione dei contenuti all’adattamento del messaggio alle diverse piattaforme, dal cambio nelle  abitudini di acquisto alle tendenze in atto nel web.
Tutte le lezioni, che si possono seguire nell’arco di venti minuti al massimo, hanno un taglio prettamente operativo con casi concreti e suggerimenti di immediata applicazione.Una comunicazione non unidirezionale, dato che l’azienda ha dichiarato anche di essersi attivata per ricevere contributi e suggerimenti, per arricchire e migliorare i contenuti proposti.



22 novembre 2013

Smartphone: a quali app non possono rinunciare gli italiani?

C’era una volta il cellulare con pochi tasti da premere, qualche gioco e la possibilità di scegliere suonerie (più o meno simpatiche). Oggi lo scenario è radicalmente cambiato: gli smartphone e le App hanno rivoluzionato la vita degli italiani... connettendoli al web, sempre e ovunque. Seguendo questo trend, ALK Technologies, ha indagato sulle tipologie di App a cui gli italiani non sarebbero mai disposti a rinunciare.

Al primo posto regnano indiscusse le app di messaggistica istantanea (86%). A poca distanza, si posizionano le App di navigazione satellitare, indicate dal 75% degli intervistati. Al terzo posto si classifica il meteo (40%). Un po’ inaspettatamente penalizzati i social network (21%) e le App dedicate alle news (13%). Le ricette (6%) prevalgono poi su giochi (3%) e fitness (2%).

18 novembre 2013

Device mobili e video guidano l’evoluzione della comunicazione

A fine anno gli smartphone in Italia saranno 37 milioni [Osservatori ICT del Politecnico di Milano – Nov.2013] e il consumo di video online è in costante crescita: +19% da PC e +30% da smartphone.
E’ quindi fondamentale puntare su videobanner, tag mobile e nuovi format creativi per raggiungere il proprio target in modo mirato anche in mobilità. Un’opportunità per le PMI per rinnovare il proprio modello di comunicazione e per le startup per dare slancio al business.
Questi dati sono stati al centro dell’eventoA-Day - Advertising Day: Display the future”. Organizzato da Simply Adv e SPE del Gruppo Monrif, con il patrocinio di Fondazione Sistema Toscana.
Ma non solo, molti gli punti interessanti per aziende e professionisti: tra le tendenze in atto si assiste a una crescente fruizione di video da parte degli italiani, che attraverso il PC interessa l’88% della popolazione online attiva ovvero oltre 28 milioni di persone e che attraverso smartphone coinvolge circa il 40% dei possessori ovvero più di 12 milioni di individui. E per quanto riguarda la mobilità, i dati comScore rivelano che 7,9 milioni di persone, cioè quasi il 30% di possessori di smartphone, hanno visto una pubblicità sul proprio device (+40%) e ben 2,6 milioni hanno cliccato sul banner pubblicitario. In questo scenario il mobile rappresenta un’ulteriore opportunità d’ingaggio per chi investe in pubblicità televisiva, poiché il 44% usa lo smartphone mentre guarda la TV e in particolare il 29% svolge attività collegate al programma televisivo e ben il 12% cerca informazioni sui prodotti pubblicizzati.
L’89% dei possessori di Smartphone lo utilizza abitualmente per Internet e il consumo medio ha superato i 60 minuti al giorno. Le percentuali crescono tra i possessori di Tablet: il 96% lo utilizza abitualmente per Internet e il tempo medio di navigazione quotidiano è pari a 75 minuti.
All’interno dell’Internet Advertising, il cui valore nel 2013 è stimato pari a 1,46 miliardi di euro (+12%), la componente legata al New Internet supera un terzo del mercato ed è in crescita del 63% (grazie in particolare al Mobile e ai Video).

15 novembre 2013

eCommerce in crescita, ma il boom viene dal mobile

Sempre più italiani acquistano online: i web shopper sono ormai più di 14 milioni, quasi il 50% dell’utenza totale Internet. L’eCommerce B2C prosegue dunque nel trend di crescita: anche quest’anno registra un +18% rispetto al 2012 (in linea con i principali paesi europei). Anche il valore dell’acquistato online aumenta (+15%).
Alla base della crescita c’è il ruolo sempre più importante giocato dal mobile. L’mCommerce registra così una clamorosa crescita a tripla cifra: +255%.
Smartphone e Tablet estendono le opportunità di acquisto riempiendo i tempi morti: sono uno dei principali fattori alla base dell’incremento dei consumi online assieme alla crescita delle Dot Com e dei club di acquisti online e al successo dei progetti multicanale sviluppati dai retailer che coniugano acquisto online ed esperienza nel punto vendita fisico. Le transazioni effettuate via Tablet sono pari a un miliardo di euro. Un terzo circa sono effettuate tramite App appositamente sviluppate dai merchant, due terzi mediante browsing sul sito di eCommerce.
Questi i numeri e i trend emersi dall'Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, presentato al campus Bovisa di Milano.

Il 90% degli acquisti è fatto con carta di credito o Paypal e spendono, nello scontrino medio, 490 euro nelle Assicurazioni, 280 nel Turismo, 240 nell’Informatica ed elettronica di consumo, 195 euro nell’Abbigliamento, 125 euro nel Grocery, e poco più di 40 euro nell’Editoria. 
servizi pesano per il 61% delle vendite. Crescono tutti i principali comparti: +30% Abbigliamento; +20% Informatica ed elettronica di consumo; +14% Assicurazioni e +13% Turismo. Il Turismo mantiene la quota di mercato più ampia (43%), seguito da Abbigliamento (12%), Informatica-Elettronica di consumo (11%), Assicurazioni (10%), Editoria (3%) e Grocery (1%).

12 novembre 2013

Accordo tra Visa e Telecom Italia per pagamenti con smartphone

Telecom Italia e Visa Europe hanno annunciato di aver firmato un accordo per dare impulso al sistema dei pagamenti utilizzando gli smartphone.
L’intesa ha l’obiettivo di rendere disponibili agli oltre 30 milioni di clienti TIM, i servizi di mobile payment più innovativi (e ridurre così progressivamente l’utilizzo dei contanti).
In particolare, la nuova offerta di mobile payment, consentirà ai clienti di utilizzare il proprio smartphone per effettuare transazioni contactless presso terminali POS abilitati in tutta Europa. TIM provvederà anche a installare terminali contactless nei propri punti vendita dislocati in Italia. 
Per effettuare il pagamento delle piccole spese quotidiane (acquisto di biglietti di bus e metropolitana, il caffè al bar oppure giornali, libri e riviste), sarà sufficiente avvicinare il proprio smartphone al terminale POS abilitato. Le spese superiori a 25 euro saranno effettuate, sempre in modalità contactless, digitando un PIN direttamente sul telefonino.
Attraverso l’accordo TIM e Visa, inoltre, lanceranno servizi a supporto sia di pagamenti P2P (person to person), sia di pagamenti eCommerce con il proprio telefonino.
La carta Visa brandizzata TIM e realizzata in partnership con Intesa Sanpaolo, sarà disponibile dal 2014 ai clienti TIM su smartphone dotati di tecnologia NFC (Near Field Communications).

7 novembre 2013

Multicanalità e strategia: quale ruolo per i diversi canali?

In diversi settori, è ormai abitudine diffusa quella di creare offerte di servizi, in ottica multicanale. Un’idea di per sé buona, rischia però di trasformarsi in un boomerang, se non progettata con attenzione.
Professionisti, imprenditori e manager devono tener conto che, diversi canali di offerta, dovrebbero avere un ruolo preciso nella Value Proposition dell’azienda o del Brand.
Una prima domanda da porsi, è sul ruolo che deve avere ciascun format di comunicazione/interazione col cliente.
Il giusto bilanciamento tra centralità del cliente ed efficienza dell'offerta, è infatti in grado di generare più margini e competitività.
E poi: quali driver conducono a voi il cliente? Quali sono le logiche e le leve di fidelizzazione?
Analizzare il cliente in tutti i momenti di contatto con il brand e applicare logiche di micro-marketing, sono attività spesso trascurate o poco evidenziate, in una più ampia strategia di proposizione sul mercato, attraverso più canali.


4 novembre 2013

Uomini e giovani: l’email è sempre più... Mobile

Il player italiano per l’email marketing, MagNews, in collaborazione con l’Istituto di Ricerca Nielsen, ha divulgato un approfondimento sull’esperienza utente 2013, nell’utilizzo e lettura dell’email. Tutti i dati che riguardano il mobile, sono stati raccolti e commentati in un white paper intitolato: Email Marketing per Mobile e User Experience, scaricabile gratuitamente qui.
I trend che emergono, vedono un mobile in crescita vertiginosa, con tutto ciò che questo comporta, non solo a livello di strategie di marketing ma anche e soprattutto a livello culturale. I lettori delle email da mobile, infatti, nel 2011 erano il 29%, nel 2012 il 40%, nel 2013 il 55%. Oltre alla quota di chi legge da mobile e chi si informa da mobile, aumenta la quota di coloro che acquistano durante i tempi morti, da tablet o smartphone.
Gli uomini invece emergono come gli utilizzatori più “mobili”: il 60% degli uomini dichiara di leggere la posta da mobile, contro il 48% delle donne.
Il 66% dei “millenials” tra i 16 e i 25 anni, l’11% in più rispetto alla media generale, legge le email da mobile.

Diverse tipologie di utenti

I Vintage (24%) anagraficamente più “maturi”, utilizzano internet per necessità, ma non risultano “engaged” quanto gli altri gruppi. Non sembrano stravedere per i social network, non controllano spasmodicamente lo smartphone;
I Mainstream (44%): la maggior parte del campione, a maggioranza femminile, non è ancora del tutto confident con lo strumento, ma ne vede chiaramente le potenzialità. Controlla le email in tempo reale anche sul lavoro, utilizza internet soprattutto per navigare sui social network e per cercare info su prodotti;
I Pragmatici (14%): utilizzano internet per moltissime operazioni: dall’home banking, alla ricerca di informazioni. Si connettono quotidianamente e fanno abitualmente acquisti online;
I Fan (18%): amano la rete e sognano in un futuro non lontano un ulteriore ampliamento dei loro orizzonti digitali. Utilizzano sistemi di Instant messaging, ricevono più email rispetto alla media e si connettono più spesso e più a lungo, pensano che la posta elettronica abbia già sostituito la posta tradizionale.

24 ottobre 2013

PMI e giovani, pronti a diventare... "Digitali per crescere"

Promuovere la formazione e la digitalizzazione di PMI e giovani del Paese, tramite una collaborazione pubblico-privato. Obiettivo molto chiaro, quello dell’ultima iniziativa annunciata da Microsoft Italia.
Il nuovo progetto per la digitalizzazione del Paese, “Digitali per crescere”, si pone l’obiettivo di raggiungere capillarmente sul territorio 1 milione di Piccole e Medie Imprese e 200.000 giovani italiani, per dare avvio a un circolo virtuoso di occupazione e crescita, che faccia leva sulle potenzialità delle nuove tecnologie.
Partiranno, in tutta Italia, Laboratori di Esperienza Digitale (LED), in partnership con le principali Università del Paese, e organizzati eventi di formazione gratuita (in collaborazione con le associazioni del territorio), per aiutare le PMI a intraprendere un percorso d’innovazione e i giovani ad acquisire competenze professionali in linea con gli attuali trend tecnologici.
Accedendo alla piattaforma digitale (digitalipercrescere.it e su Twitter con #digitalipercrescere), PMI e giovani potranno accedere a risorse potenzialmente molto utili come: laboratori, device, eventi, corsi di formazione, check-up sul grado di innovazione dell’azienda, informazioni su modalità di finanziamento e programmi di accelerazione per startup e giovani imprenditori.

Tra i partner strategici del progetto ci sono nomi come: Unioncamere, Poste Italiane e Intel, che insieme ai partner dell'ecosistema Microsoft (Acer, Asus, HP, Lenovo, Nokia, Panasonic, Sony, Toshiba...) metteranno a disposizione delle piccole e medie aziende e degli studenti, strumenti concreti per accompagnarli verso le nuove tecnologie e il Cloud Computing.
Punto forte dei LED sarà inoltre lo showcase di nuove tecnologie e la possibilità di condividere casi di successo. Il primo LED apre a Torino, in collaborazione con l’Istituto Superiore Mario Boella e il Politecnico di Torino e nei prossimi mesi Microsoft inaugurerà anche i laboratori di Milano, Roma, Napoli, Padova, Bari, Pisa e di altre città.

22 ottobre 2013

UniCredit si concentra sulla user experience nella nuova app per tablet

Dopo alcune settimane dal rilascio su App Store, il bilancio della app di mobile Banking di UniCredit Italia appositamente disegnata per iPad, sembra essere positivo: almeno stando al giudizio degli utenti.
Il prodotto, che ha arricchito in modo significativo l'offerta multicanale del Gruppo, è la risposta concreta a un trend di mercato in costante ascesa che ha visto l’Italia figurare tra i principali protagonisti: al termine del 2012, il numero dei tablet venduti nello stivale aveva già raggiunto quota 3,6 milioni, registrando un +140% rispetto all’anno precedente (ABI Lab, giugno 2013). Gli ultimi dati IDC (IDC, maggio 2013) stimano per la fine del 2013 una crescita complessiva globale del 58.7% rispetto all’anno precedente.
Tali dati testimoniano un naturale processo di evoluzione nella dotazione tecnologica dei clienti che quotidianamente accedono ai servizi di Internet Banking, che sta portando con sé culture e paradigmi di fruizione completamente nuovi.
Realizzata in collaborazione con Opentech, la app UniCredit per iPad, ha visto la luce con un design di prodotto e una tecnologia di sviluppo innovativi, basati sulla valorizzazione delle peculiarità del tablet, per offrire un’interfaccia utente ricca di contenuti e facilmente esplorabile attraverso interazioni touch.
Il design funzionale è stato completamente incentrato sul profilo del cliente: ad esempio, il sistema di navigazione consente di cambiare liberamente e personalizzare la disposizione delle voci in base alle proprie preferenze. Prevista, a breve, anche una versione per tablet Android.

18 ottobre 2013

IAB Seminar: il valore aggiunto del Display Advertising

Display Advertising in rapida crescita in Italia, con un +15,3% (dati 2012 vs 2011). Rispetto agli altri paesi europei, siamo al 4° posto per valore di investimenti in questo settore (dopo Regno Unito, Germania e Francia).
Il video si rivela lo strumento sui cui il mercato punta di più, con una crescita del 75% rispetto allo scorso anno e con un valore del 20% rispetto agli altri strumenti della Display Advertising. Entro fine anno IAB Italia prevede una crescita del 2% dell’intero settore della Display Advertising.

Questi i dati salienti nell’intervento di Simona Zanette, Presidente IAB Italia, in occasione dello IAB Seminar, tenutosi a Milano ieri 17 ottobre. Secondo Simona risulta sempre più complicato conquistare l’attenzione dei clienti: la Display Advertising, quindi, è di importanza fondamentale all’interno del media mix, per le sue importanti potenzialità di costruire brand awareness.
L’incontro è poi proseguito con un tema cruciale: l’analisi del ROI delle campagne, resa possibile da attività e strumenti di misurazione dell’audience. Questa analisi strategica permette, infatti, di definire la pianificazione digitale e di misurare i fenomeni di dispersione, attraverso analisi di post-buy.
L’importanza di misurare la “Total Digital Audience” da qualsiasi device è stato invece al centro dell’intervento di Enrico Gasperini, Presidente Audiweb, che ha presentato il nuovo sistema di rilevazione Audiweb, che permetterà agli operatori di avere una visione completa del comportamento dei consumatori online, pianificando le proprie campagne anche su dispositivi mobili.


16 ottobre 2013

Mobile Payment: piace al 94% degli italiani che lo hanno provato

In occasione del SIA EXPO 2013, l’evento dedicato a digital money e innovazione, sono stati presentati i risultati della ricerca su l’utilizzo dei mobile payment. In definitiva, il mobile payment si sta facendo progressivamente strada nella vita quotidiana ed è unanimemente riconosciuto come sistema di pagamento da diffondere. Ecco alcuni dati salienti:
Il 91% dei tester ha usato il cellulare per effettuare tra i 4 e i 10 pagamenti al mese
Il 76% degli acquisti per importi al di sotto dei 25 euro
>  Il 71% lo ha utilizzato presso supermercati o centri commerciali, il 44% nei ristoranti, il 29% presso bar, edicole e tabacchi
>  Tra le caratteristiche più apprezzate la velocità (59%), la praticità/comodità (47%) e l’eliminazione del contante o delle carte (21%)
>  L’88% auspica uno sviluppo del mobile payment ai trasporti, il 76% a documenti personali (come codice fiscale/tessera sanitaria) e alla sostituzione del badge aziendale, il 73% alle carte fedeltà e buoni sconto
>  Dalla ricerca emergono anche alcune inefficienze come la limitata formazione e praticità degli esercenti (56%), problemi tecnici (32%) e scarsa diffusione dei POS contactless (29%)
>  Le donne sperimentano di più negli acquisti con smartphone (importi più elevati)
>  Ci sono esercenti “insoddisfatti ma lungimiranti”, ovvero le grandi catene non ancora molto soddisfatte della diffusione della tecnologia ma che intravedono nel mobile payment un’interessante opportunità di business futura;
>  I “soddisfatti”, sono esercenti e realtà medio/piccole ma con un numero di utilizzatori abbastanza elevato, che vedono nel mobile payment un modo per soddisfare e fidelizzare la propria clientela. 

15 ottobre 2013

Una nuova sfida chiamata Hudl. Ma il focus è nei servizi

Come molti addetti ai lavori sanno, il retailer d’Oltremanica Tesco è sempre stato un precursore: si è mosso per primo su format alternativi per i punti vendita, sull’eCommerce e sulla tecnologia. Non sempre le sue strategie sono state vincenti, ma studiate e pianificate accuratamente... quello si.
Proprio secondo una precisa strategia, ora Tesco ha lanciato la sua sfida nel mondo dei Tablet. Hudl è un tablet 7” basato su sistema Android, venduto al prezzo di £119. E’ dotato di Schermo HD, wifi, Bluetooth, micro HDMI e 16 GB di memoria (espandibile). Venduto in diversi colori, sembra essere un competitor diretto del Kindle Fire di Amazon.
Philip Clarke, CEO di Tesco, ha commentato così il lancio del tablet: "The digital revolution should be for the many, not for the few". Chiarissima la dichiarazione d'intenti di agevolare una più ampia diffusione dei tablet tra i propri clienti e non solo.
Hudl, soprattutto, è dotato di un pulsante launcher Tesco, che consente agli utenti di effettuare acquisti, essere informati su eventi, sfruttare promozioni, vedere i punti della propria Carta Fedeltà, guardare video e ascoltare musica (tramite Blinkbox), e molto altro.

Un insieme di servizi brandizzati, che si inseriscono in un mercato, quello dei tablet, decisamente in crescita. Servizi da cui il gigante internazionale potrà generare ampi margini, ma soprattutto da cui ottenere dati essenziali per profilare sempre meglio i clienti, le loro preferenze e i loro comportamenti, puntando a offrire servizi e user experience sempre più personalizzati.
Definirei questo un ottimo caso di studio, per dimostrare come il binomio tecnologia-marketing, se ben sfruttato e inserito all’interno di una strategia di medio-lungo periodo, possa aprire scenari promettenti e nuove opportunità per ogni azienda.
Quello che serve, come sempre, è una vision.



11 ottobre 2013

Archiviazione di file: in italia regna il caos digitale

L’Italia è un Paese che vive nel “caos digitale”, dove forse solo la mera fortuna ha evitato di perdere per sempre file, foto e  video personali preziosi. Questo è il responso di una ricerca condotta da WD. Secondo i dati, pare che le famiglie italiane utilizzino in media ben 15 differenti dispositivi digitali o di archiviazione per salvare i propri file personali e il 61% degli utenti non esegua il backup dei propri dati.
La ricerca di WD ha scoperto che gli italiani mantengono i propri file su un gran numero e varietà di dispositivi, compresi smartphone, tablet, PC, computer portatili e chiavette USB. Tra coloro che non eseguono il backup, oltre un quarto (25,5%) ha dichiarato di essere troppo impegnato per farlo, il 15,6% ha affermato di non esserne interessato, e il 12,4% di non sapere nemmeno come farlo.  
Gli italiani hanno dimostrato di essere dei ‘distratti digitali’, a pari merito con i tedeschi, con file vari distribuiti su 15 dispositivi differenti, preceduti solo dagli spagnoli, citati come i più disorganizzati a livello digitale con 16.


8 ottobre 2013

Spunti per fare (bene) marketing con Instagram

Le aziende che usano Instagram per fare marketing ottengono più visualizzazioni delle proprie foto in orari serali e nei weekend. Si tratta però di una lievissima predominanza, rispetto agli orari di lavoro.
Da qui partono i dati emersi da una Ricerca su Instagram, condotta da TrackMaven, azienda statunitense specializzata in analisi competitive.
Lo studio analizza come viene utilizzato Instagram dalle aziende che fanno parte della lista Fortune 500.
Capitolo sui video: meglio se lunghi fino a 15". Risultano più visti e particolarmente efficaci. La tendenza su orari e giorni migliori per le visualizzazione è simile alle foto, ma è accentuata la preferenza per orari serali e weekend.

Riguardo alle interazioni (like + commenti), usando come parametro il numero di #hashtag usati, si nota una forte correlazione tra efficacia dei post e hashtag utilizzati (fino a 5). Risultato: mettere più di un hashtag funziona.

Consiglio per tutti: Instagram è uno strumento di marketing potente, ma anche "molto visuale". E' importante perciò utilizzarlo dando risalto a idee, fantasia ed emozioni: dimenticate quindi le foto standard di prodotti, come fosse un catalogo.

I filtri più utilizzati su Instagram

5 ottobre 2013

eCommerce in Italia: resta grande il gap con l’Europa

Ha la percentuale europea più alta di utenti che non hanno mai usato Internet (37%) e quella più bassa di acquirenti online (11% secondo Eurostat): stiamo parlando dell’Italia purtroppo. Un gap digitale che sta rallentando la diffusione dell’eCommerce.
Secondo il consorzio Netcomm, intervenuto a Internet Days di Milano, questo gap si potrebbe colmare con un’educazione al digitale che riduca la sfiducia e scarsa conoscenza dell’eCommerce.
Tuttavia, nonostante questa sfiducia, i dati Netcomm HumanHighway evidenziano che il 91% degli acquirenti online dia al canale eCommerce un voto superiore a 7. Chi ha sperimentato il servizio offerto dall’eCommerce risulta quindi largamente soddisfatto dell’esperienza vissuta.
I dati Eurostat restituiscono un’immagine inquietante del gap digitale che sta distinguendo l’Italia dagli altri Paesi europei: ben il 37% degli italiani non ha usato Internet del 2012, contro il 22% della media europea; solo il 33% interagisce con la Pubblica Amministrazione via Internet, e una percentuale ancora inferiore, l’11%, ha acquistato online negli ultimi tre mesi, un terzo della media europea (35%) e un sesto degli e-shopper inglesi, che raggiungono quasi il 65%.
L’eCommerce è, infatti, un mercato in crescita, con incrementi annui costanti dal 2009 a oggi nell’ordine del 17-19%. Ma il gap tra gli internet user, pari a 38 milioni, il 63% della popolazione e chi acquista online l’11%, rivela un ampio margine di crescita.


2 ottobre 2013

Quando un'app crea un intero ecosistema per l'azienda

In questi giorni ho letto con interesse un post di Peter Coffee, in cui sottolinea l'importanza per le aziende di sviluppare delle app.
Al grido di "
Your App is Your Brand", Peter ritiene che un'app oggi è la porta d'ingresso principale per il business.
Per quanto estrema appaia questa affermazione, penso che possa effettivamente indicare un percorso valido per le aziende.
Gli utenti che utilizzano app sono in costante crescita (al ritmo del 30% ogni anno) e, probabilmente, per molti di essi è decisamente il modo migliore per avviare (o mantenere) un contatto di valore con i brand.

Tuttavia creare un'app non vuol dire solo programmarla e distribuirla tramite un App Store.
L'applicazione per mobile deve creare un proprio ecosistema sostenibile, essere integrata in un progetto di business più ampio, essere funzionale ad obiettivi predefiniti e soprattutto deve creare una user experience di valore (= qualità) per il cliente.
Le metriche utilizzate per misurare utenti e traffico generato dalle app, non possono essere solo quantitative, ma devono definire e rispettare un ROI non standardizzato, ma in linea con la realtà aziendale e i suoi obiettivi. Lo stesso engagement sviluppato con i clienti, può rientrare nei parametri che definiscono il ROI di cui parliamo.
Le app dunque, stanno diventando sempre più il volto dei brand, pilastri di strategie di marketing e servizi a valore aggiunto.
Dietro un'app c'è tutto questo.. e molto altro.
Dietro un'app, c'è tutta la tua azienda.


17 settembre 2013

Non evoluzione, ma discontinuità. Pensare marketing ai tempi del mobile

Ho letto di recente alcuni dati interessanti sul mobile. Dati che ben supportano le teorie che danno grande importanza all'elaborazione di strategie di comunicazione e marketing su dispositivi mobili.
Secondo alcune ricerche (segnalate da Marketing Arena), il tempo che si passa sul web con smartphone e tablet, sarebbe infatti il 50% maggiore rispetto alla tradizionale navigazione da computer.
Inoltre ben il 61% delle persone, ha un’opinione migliore di un brand se questo offre anche una buona navigazione da mobile o un'app.

In effetti proprio queste ultime, le app, sono uno dei principali strumenti, utilizzati da molte aziende per la fidelizzazione del cliente. Se è vero che banche e retailer sono già piuttosto avanti in questo percorso, non va trascurato che anche in altri settori, ci sono piccole e medie aziende molto ben posizionate con app (o siti web ottimizzati per il mobile), che garantiscono loro un'immagine innovativa agli occhi dei clienti e possono favorire connotati virali a promozioni, eventi e iniziative.

Sia chiaro però, questo non è Marketing 3.0. Si potrebbe decisamente abbandonare questa definizione priva di significato. Parlare di trepuntozero, equivarrebbe a inquadrare un'evoluzione, che invece non sembra esserci.
Il marketing e la comunicazione oggi, proprio perchè veicolati da nuovi dispositivi (smartphone) e strumenti (social media), dimostrano una forte discontinuità dal passato. Seguono logiche diverse e si muovono in un nuovo tipo di mercato, dove cambiamenti repentini e assenza di regole durature... sembrano essere l'unica "costante".

10 settembre 2013

Online advertising. Sempre più focus sul branding

Nel recente passato, grandi aziende e commercianti hanno orientato i propri investimenti in online advertising, soprattutto verso pubblicità orientate a prodotti e interazioni dirette.
Secondo un report di CMO Council e Vizu, ripreso da ViralGains, oggi invece, gli investimenti si stanno spostando sulla promozione del brand.
Il 63% degli intervistati sta incrementando gli investimenti online solo sul branding, mentre il 64% aumenterà gli investimenti sulla doppia strategia.
Le aziende che si sanno focalizzando sul branding online, si concentrano soprattutto su 3 linee guida: social media, mobile e video.
Gli investimenti e i progetti legati ai social media (70%) rimangono senza dubbio l'attività dove si concentreranno più investimenti e progetti, dove si punterà per generare brand awareness e attrarre nuovi clienti.
In seconda battuta, le attività di comunicazione e marketing si stanno sempre più rendendo conto del ruolo strategico e delle potenzialità enormi dei dispositivi mobili. Il tempo speso dagli utenti su dispositivi mobili sorpasserà a breve (e di gran lunga) quello su PC.
Per questo motivo, app customizzate, social sharing (via smartphone) e mobile advertising sono voci sempre più ricorrenti nell'agenda degli uffici marketing di tutte le aziende.
I video infine. Il 64% dell aziende pianifica di incrementare investimenti sui video. Spesso a danno di media tradizionali come TV e giornali.
Nella seconda parte del 2013 inoltre, è cresciuto del 73% il video advertising su smartphone e tablet.
Numeri e trend piuttosto chiari, che andrebbero tenuti in considerazione da aziende e imprenditori di ogni settore.



28 agosto 2013

eCommerce e servizi: il valore aggiunto è in mobilità e sempre connessi

Continua l'evoluzione di Amazon. Uno specchio fedele di una fase di mercato che vede evoluzioni costanti nelle strategie di molte internet company.
Amazon, nata come azienda di commercio elettronico, successivamente diventata anche produttrice di hardware (Kindle), sta ora testando una nuova modalità alternativa per offrire connessione al web e permettere ai clienti di connettersi (forse gratuitamente) tramite i propri device. Una mossa che bypasserebbe completamente i grandi carrier telefonici.
Una strategia non distante da quella di Google che, dopo aver determinato il boom sul mercato di smartphone e tablet Android, ha già costruito reti a banda larga in diverse città americane, dotandosi della capacità di connettere i propri clienti alla rete.
La stessa Facebook si è già mossa su alcune di queste linee guida, soprattutto sviluppando advertising (con numeri decisamente in crescita) e servizi sul canale mobile.
Chiaramente connessione al web e mobility sono fattori critici, ma anche autentici pilastri per veicolare e rendere competitivi servizi di ogni genere.
A questo punto, la direzione intrapresa da molte aziende appare sempre più nitida: veicolare pubblicità, servizi e prodotti, creando una user experience più completa, grazie a dispositivi mobili sempre connessi.



2 luglio 2013

Go #social: l’ufficio stampa verso una comunicazione più integrata

La comunicazione si evolve e i social media diventano uno strumento di comunicazione sempre più diffuso ed affidabile, non solo nella considerazione degli utenti, ma anche da parte di giornalisti e addetti della comunicazione. Un’indagine condotta da AxiCom Italia (Twitter @AxiCom_Italy) rivolta a giornalisti, operatori della comunicazione e blogger, conferma questo atteggiamento verso le piattaforme social, in particolare verso canali come Facebook e Twitter.
L’utilizzo di nuovi canali di condivisione delle informazioni consente quella fondamentale interazione tra i soggetti che conferisce valore aggiunto alla comunicazione e agevola il dialogo ricercato sia dalle aziende che dagli utenti. La condivisione di contenuti fruibili e reperibili in maniera immediata è per la stampa un elemento distintivo del rapporto tra aziende, utenti e il proprio ecosistema di lettori, e le piattaforme social costituiscono in questo panorama un tassello sempre più consolidato e importate.
Se la maggioranza (62%) afferma di utilizzare i social media spesso o con regolarità come strumento di lavoro per relazionarsi con le aziende, per il 61% le informazioni veicolate attraverso le piattaforme social sono equiparabili, in termini di affidabilità, agli altri canali di comunicazione.
Un testa a testa tra canali social e comunicazione con l’ufficio stampa: il 62% ritiene molto importante il rapporto preferenziale con l’agenzia di comunicazione aziendale, e ben il 90% ritiene non ancora sufficiente una  comunicazione basata esclusivamente su canali social. Il 60% afferma di possedere sia un account Facebook che Twitter utilizzato a livello professionale, mentre il 64% delle pubblicazioni o siti utilizza, oltre a quelli tradizionali, almeno questi due canali social di comunicazione.


Il 54% “cinguetta” per motivi professionali, e la maggioranza (42%) ritiene che Twitter sia già un canale sufficientemente maturo in Italia. Il valore aggiunto in assoluto è la tempestività (87%), ma anche la possibilità di interazione (45%) e il contatto immediato con l’azienda (45%). Protagonisti assoluti in termini di contenuti sono news e informazioni (93%), ma anche tweet “live” da eventi e manifestazioni (63%), contenuti in anteprima (29%), oltre ad aggiornamenti dedicati (19%) e offerte speciali (12%).
I giornalisti sono i veri “VIP” di Twitter: tra i personaggi più seguiti dagli addetti del settore vi sono giornalisti (58%) e opinion leader (55%), seguiti da account Twitter di quotidiani e riviste e account aziendali (entrambi al 42%), contatti personali (39%), e solo per il 13% personaggi famosi.

Il canale Facebook sembra piacere sia per l’utenza consumer che per la comunicazione aziendale: secondo il 55% degli intervistati un’azienda dovrebbe usare Facebook per comunicare, indipendentemente dal fatto di operare in ambito B2B o B2C. E confermano di utilizzare questo canale spesso (32%) o regolarmente (15%) come fonte.
Parola d’ordine “localizzare”: il 55% ritiene importante che un’azienda abbia una pagina in italiano, per favorire la presenza e una comunicazione efficace a livello locale. Tra le informazioni B2B ritenute più utili da veicolare attraverso questo canale, protagonisti i contenuti in anteprima e gli eventi (76%), seguiti dai contenuti esclusivi (64%). Lato B2C, efficaci invece offerte e promozioni (87%), immagini e video (74%), e anteprime (66%).
Tuttavia, le pagine Facebook italiane esistenti si aggiudicano solo la sufficienza (66%), e circa un quinto (21%) ritiene che la qualità sia ancora insufficiente. 
Tra le principali carenze spiccano la scarsa interazione (60%), la carenza di reattività e velocità nelle risposte (45%) e la mancanza di contenuti locali (42%). Anche gli aggiornamenti andrebbero migliorati secondo il 32% dei rispondenti.


12 giugno 2013

Il mobile genera nuovi comportamenti di shopper e utenti

In un mondo sempre più mobile-centric, la tecnologia abilita nuove opportunità di osservazione dei comportamenti. E’ quello che è emerso, all’evento ASSIRM, Digital World 2013 nell’intervento di Gabriella Bergaglio, Digital Practice Lead e Christian Vaccani, Qualitative Digital Practice Expert. Con l’analisi del connected consumer si evidenzia la rapida crescita di smartphone e tablet che ha avuto un enorme impatto sul modo in cui i consumatori comunicano, fruiscono dei media, scelgono e acquistano prodotti e servizi. Le persone sono sempre più coinvolte dai loro device mobili e si aspettano una sempre più vasta disponibilità di servizi fruibili in mobilità. Questa ampia diffusione, insieme alla sempre maggior vicinanza e famigliarità con la tecnologia e la condivisione, offrono al Marketing nuovi strumenti di osservazione e valorizzazione di insight importanti per la crescita dei brand. La ricerca di mercato ha quindi, da un lato, il compito di cogliere, descrivere ed interpretare l’estensione e l’articolarsi del cambiamento, confrontando l’esperienza del “connected consumer” italiano con quelle di altri paesi, europei, asiatici, africani e statunitensi.
Nato come tecnologia di comunicazione voce, quando in Internet si parlava di email, semplici pagine web di testo, il mobile evolve verso strumenti di aumento della produttività, i palmari, quanto su internet cresceva la “funzionalità” attraverso la possibilità di “organizzare” e quindi di “ricercare” le informazioni attraverso il search, per arrivare oggi all’era dell’experience, dove i cellulari supportano e facilitano la vita degli utenti attraverso alcune funzionalità, in particolare lo sharing. La crescita del mercato, quindi, è guidata non solo dall’incremento della numerosità degli utenti, ma anche dalla quota di tempo che gli utenti trascorrono sui device.
Le attività digital, inoltre, vengono fruite su più piattaforme, diventando parte di un’esperienza integrata, rendendo particolarmente efficaci le attività di marketing basate su una integrazione cross-media che preveda anche l’uso di dispositivi mobili.

E quali sono le attività maggiormente effettuate sul cellulare? In forte crescita rispetto allo scorso anno, la Navigazione in rete (il 62% dichiara di farlo), le email (il 53% le usa), il Social Networking (51%). E queste attività non sono più appannaggio di pochi: la diffusione dei cellulari cresce, il 59% degli Italiani fra i 16 ed i 60 anni possiede uno smartphone, il 21% un tablet, dato che sale al 30% fra i 22-30enni.
L’utilizzo si focalizza sull’esperienza e sulla condivisione: ci capita di condividere un link, qualcosa che ci è accaduto, la foto di un prodotto che vogliamo acquistare (31% dei Social Networkers): il mobile interessa anche l’esperienza d’acquisto! E lo fa con l’uso del cellulare sul punto vendita, nella ricerca pre-acquisto, di informazioni sul prodotto da acquistare, di recensioni ecc. Abbiamo anche un 11% di trend setter, di aperti all’innovazione, che hanno già acquistato via mobile: numeri piccoli, destinati a crescere.
Come possiamo quindi innovare la raccolta di informazioni ed insight? Secondo l’azienda TNS (www.tnsglobal.com - @tns_global) ci possono essere 3 nuovi approcci, che attraverso il mobile, “avvicinano” l’osservazione rendendola meno invasiva e contemporanea al fenomeno da osservare:
  • la raccolta “passiva” di comportamenti di fruizione di telefono cellulare e tablet (ovvero tramite un’ applicazione che consente di registrare i comportamenti effettivamente agiti) senza porre domande;
  • la raccolta “attiva” di informazioni grazie ad applicazioni che consentono la cattura di cattura di stimoli, testi, foto, video e audio o addirittura di codici EAN;
  • la raccolta “interattiva” di risultati di natura qualitativa su device mobili, che implica capacità di moderazioni specifiche per la gestione di dinamiche di gruppo non convenzionali, nonché con l’utilizzo di specifici software di gestione di forum ed interviste in profondità


4 giugno 2013

L’ascesa della Mobile Economy. Boom dei ricavi dalle App

Lo smartphone sta diventando sempre più la porta di accesso personale ad Internet: 27 milioni di italiani ne possiedono almeno uno e quanti lo usano per accedere ad Internet, i Mobile Surfer, sono circa 22 milioni, pari a tre quarti degli utenti Internet mensili da PC. È quanto emerge dalla fotografia scattata dall'Osservatorio Mobile Internet, Content & Apps della School of Management del Politecnico di Milano. I dati della ricerca, mostrano la crescita significativa di tutte le componenti più innovative legate alla distribuzione di contenuti su Cellulari e Smartphone.
Nonostante non si vedano ancora gli effetti della Connettività dati LTE, avviata in Italia solo verso la fine del 2012 e solo nelle principali città, il Mobile Internet si conferma in forte crescita, triplicando i propri ricavi in tre anni. Nel 2012 registra un incremento dei ricavi pari al +53% mentre si attende per il 2013 un’ulteriore crescita superiore al 30%. Il valore del Mobile Internet raggiunge così quello della Connettività per PC (chiavette e Tablet) che, allo stesso tempo, diminuisce del 12%.
Tra i più importanti fattori all’origine del boom del Mobile Internet ci sono sia la crescita delle tariffe Flat che per la prima volta, nel 2012, superano il 50% del totale mercato, sia l’elevato numero di possessori di smartphone: gli utenti mensili che si collegano ad Internet dal proprio telefono cellulare (Mobile Surfer), è arrivato, a marzo 2013, a 22 milioni, pari già a tre quarti degli utenti Internet mensili da PC.

La crescita del popolo dei Mobile Surfer ha generato nel 2012 l’incremento del mercato dei Mobile Content & Apps: (+20%) sull’anno precedente. L’86% del mercato proviene dalla spesa degli utenti (ricavi Pay), il 14% dagli investimenti pubblicitari (Mobile Advertising).
Dall’indagine condotta sugli utenti di Mobile Internet, in collaborazione con Doxa, risulta che i Mobile Surfer hanno mediamente 27 Applicazioni installate, ma ne usano ogni mese circa la metà e ogni due giorni in media 5, effettuando però 35 accessi giornalieri ad esse, mentre accedono al Mobile Web (ossia tramite il browser) 9 volte al giorno.
Le Applicazioni comprate dagli Application Store registrano un nuovo exploit nel 2012: +76%. Tra i generi di App di maggior successo figurano i Giochi, che raggiungono una quota di mercato superiore al 60% dei ricavi; seguono utility, mappe, contenuti di infotainment & education e, infine, contenuti social (WhatsApp in primis).

L’86% del mercato è gestito dagli Owner degli Application Store e, tra questi Apple mantiene la propria leadership nel mercato, gestendo la maggioranza dei ricavi, quasi l’80%. I ricavi su Google Play stanno comunque crescendo molto mese su mese.


29 aprile 2013

Il Mobile: sventura e opportunità per i Retailers


Secondo gli ultimi dati rilasciati dallo studio TNS Mobile Life 2013, il Mobile conferma di poter giocare un ruolo importante per i Retailer, che oggi rischiano di essere declassati a semplici “luoghi espositivi”. Mobile Life è lo studio che esplora comportamenti, motivazioni e priorità di 38.000 utilizzatori di device mobili in 43 Paesi nel mondo.
Soprattutto in alcune categorie (come tecnologia, abbigliamento, ecc.) e complice la crisi, ma non solo, sembra infatti che flussi di traffico rilevanti nei punti vendita siano sempre più finalizzati ad “osservare e provare” i prodotti, valutarne la consumer experience, la facilità d’uso, la corrispondenza con le qualità/funzionalità richieste, senza però arrivare ad acquistare. Quasi i due terzi degli utenti mobile in Italia (circa un terzo a livello globale), dichiarano di mettere in atto tali comportamenti.
Secondo lo studio, se da un lato l’effetto “showroom” può rivelarsi un rischio importante, dall’altro il mobile può offrire soluzioni ai brand per minimizzare questo rischio e tradurlo in nuove opportunità.

Fra coloro che dichiarano di visitare i punti vendita per vedere/provare i prodotti, due terzi degli intervistati dichiarano di usare lo smartphone nelle loro visite, offrendo d’altro canto ai brand nuove opportunità di ingaggiare gli shopper, interagire con loro, con l’obiettivo di convertire le visite in acquisti.
Lo studio evidenzia anche che le persone sono aperte all’interazione con i brand sul punto vendita, con più di un terzo degli smartphone users disponibile a ricevere coupons via mobile, mentre acquista, ed un quinto interessato ad app che lo supportino nella ricerca in-store di quanto desiderato.
Valorizzando i benefit della comunicazione via mobile nel negozio, in termini di contesto (qui e ora) e contenuti (informazioni utili per scegliere, in quel momento), aziende produttrici e distributori possono promuovere la propria offerta, sfruttando la vasta gamma di attività di marketing e comunicazione digitale, proprio nel momento in cui tali informazioni sono maggiormente rilevanti e quindi hanno la miglior probabilità d’essere “ascoltate” ed elaborate, spingendo lo shopper verso le casse.

11 aprile 2013

Mobile e social network: le aziende che fanno?

In alcuni miei recenti post su LinkedIn e Twitter ho evidenziato dei dati (a mio parere) molto significativi su due aspetti: il marketing e advertising nel mobile e l’utilizzo dei social network nelle aziende. Riporto gli argomenti in un post su questo blog, per condividerli con i voi lettori.
Iniziamo da alcuni numeri rilasciati da IPSOS: in Italia 20 milioni di persone hanno uno smartphone. Il 73% lo usa per navigare sul web.
La mia domanda per molte aziende del nostro Paese è: non vi basta ancora o vi decidete ad investire con convinzione in marketing e pubblicità sul mobile?


Altri numeri, stavolta decisamente inquietanti, sui social network: il 67% delle aziende blocca l’accesso a Facebook , il 60% a youtube , il 49% a Twitter . L’impressione è che, più o meno, corra l'anno 600 d.c. e ci si trovi ancora nel Medioevo...
Questa considerazione mi è stata commentata da un ricercatore (!!) il quale argomenta così “Perché le aziende dovrebbero lasciare aperto l'accesso ai social network per i dipendenti? Un conto e' un account aziendale, gestito da appositi omini, un conto e' il tempo perso dai dipendenti su questi siti...”.

A questo punto, pur rispettando il punto di vista dell’utente, mi trovo innanzitutto a constatare che la comunicazione di molte aziende passa oggi anche per Twitter, Facebook, Youtube, etc.. e risulta essere (opinione diffusa degli utenti) più immediata, tematizzata e fruibile rispetto a comunicati, rassegne stampa o siti web. E’ bene ricordare che pochissimi utenti hanno voglia/tempo di cercare news su 10/20 siti diversi ogni giorno.
In questa considerazione mi riferisco soprattutto a informazioni ed aggiornamenti professionalmente utili.
Che piaccia o no, i social network sono oggi il miglior aggregatore di news e aggiornamenti disponibile sul mercato. Non accorgersi di questo, semplicemente limita il grado di innovazione aziendale e le opportunità di sviluppo.