17 giugno 2016

Cresce l'uso dei drive a stato solido, ma anche i casi di perdita dati

Secondo una indagine prodotta da Kroll Ontrack sull'utilizzo della tecnologia SSD, ovvero sui drive a stato solido, il 92% degli intervistati utilizza tali dispositivi. Un numero crescente ha riferito di aver sperimentato dei malfunzionamenti e, tra questi, circa due terzi di aver perso i dati.
Oltre un terzo (38%) dei partecipanti all'indagine ha dichiarato di aver sperimentato un guasto utilizzando drive allo stato solido e di questi quasi due terzi (64%) di aver perso dati. Coerentemente con questa situazione i recuperi da SSD eseguiti da Kroll Ontrack sono cresciuti in percentuale rispetto alla totalità dei diversi supporti sui quali è stato eseguito un intervento di recupero dati.
Oltre alla velocità e all'affidabilità dei drive allo stato solido, i prezzi sono diminuiti, diventando più competitivi rispetto allo storage tradizionale e, come dimostra la ricerca, i guasti si verificano anche su questa tecnologia.
Mentre l'adozione di SSD è in crescita e il tasso di malfunzionamento degli SSD e degli HDD sono oramai equivalenti, la tipologia di guasti è in genere differente. Nel caso di hard drive, la causa può essere un problema al motore o un graffio sulla superficie dei piatti del disco, mentre negli SSD, non essendoci parti in movimento, i difetti di funzionamento più comuni sono dovuti a problematiche di tipo elettrico.
L'80% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare SSD in computer laptop e dispositivi mobili. Quasi due terzi all'interno di computer desktop e il 23% su server.

In linea con la diffusione della tecnologia SSD, esiste un fiorente mercato di altre tecnologie di storage all'avanguardia, come i Solid State Hybrid Disk (SSHD), ovvero unità ibride con memorie allo stato solido, drive all'elio e heat-assisted magnetic recording (HAMR) hard drive. L'adozione di queste tecnologie di storage è in lieve aumento rispetto all'indagine dell'anno scorso.

L'indagine è stata realizzata via email nel mese di maggio 2016, su 1.849 clienti che si sono avvalsi dei servizi di recupero dati di Kroll Ontrack, intervistati tra Nord America, Europa e Asia-Pacifico.

8 giugno 2016

I numeri dei Malware: un report sulle nuove minacce (per tutti)

E’ stata presentata in questi giorni l’analisi delle minacce informatiche del 2015, elaborate da Webroot nel report “Next Generation Thrests Exposed”.
Il distributore italiano Achab ha analizzato i dati del report. Ecco cosa è emerso.
Dallo studio emerge che molti attacchi vengono creati, eseguiti e conclusi nel giro di qualche ora e in alcuni casi anche nel giro di pochi minuti. Minuti che bastano per raccogliere credenziali, informazioni personali, crittografare i dati, recuperare informazioni “finanziarie” per accedere a sistemi di internet banking. Contrastare questo tipo di attacchi richiede un approccio innovativo perché è necessario mettere a punto un sistema intelligente a prova di hacker”, ha spiegato Claudio Panerai, CTO Achab.

I dati raccolti da Webroot durante tutto il 2015 mostrano che gli attacchi sono ormai divenuti globali e fortemente dinamici:
- Oltre 27 miliardi di URL
- Più di 600 milioni di domini
- Più di 4 miliardi di Indirizzi IP
- Oltre 9 miliardi di file
- Più i 20 milioni di App mobile
- Oltre 10 milioni di sensori connessi
Gli attacchi informatici oggi rappresentano ormai una realtà che non riguarda più solo enti governativi e multinazionali ma interessa anche PMI, liberi professionisti e utenti finali. Essere informati e conoscere le minacce, per scegliere le migliori soluzioni per difendersi dai cyber criminali, è il primo passo per prevenire situazioni di rischio.

Phishing
Nel corso del 2015 Webroot ha analizzato e classificato milioni di URL e in particolare per il phishing emergono dei numeri interessanti. La probabilità per un utente di incappare in un sito di phishing nel corso del 2015 è del 50% (contro il 30% del 2014), il che testimonia l’efficacia di questo tipo di attacchi.
Le aziende più colpite dal phishing sono le aziende finanziarie e tecnologiche.
Google in particolare la fa da padrone: nel solo 2015 ci sono stati 83.000 siti che si spacciavano per Google cercando di recuperare le credenziali degli utenti.

App su dispositivi mobili
Webroot ha analizzato inoltre lo scenario mobile, in questo contesto sono state prese in considerazione oltre 10 milioni di App Android nel solo 2015. Queste App sono state classificate secondo i parametri “buona”, “dannosa”, “a rischio moderato”, “sospetta”, “indesiderata”. Il 52% di tutte le nuove App sono state categorizzate come indesiderate o dannose, e solo il 18% come buone. E non finisce qui: la maggior parte delle App risultano essere veicolo di virus Trojan (60%) o OUA (28%).
Nemmeno gli utenti di iOS non possono considerarsi immuni dagli attacchi: la versione Trojan dell’ambiente di sviluppo Xcode, per esempio, ha infettato 2 milioni di utenti iOS.

E' possibile scaricare l'infografica del report.

26 maggio 2016

Freno a mano tirato, ma prospettive rosee per la Sharing Economy

Come si presenta il fenomeno dell’economia della condivisione in Italia? Se ne è discusso recentemente al Ferrara Sharing Festival, nella tavola Rotonda dedicata a “Le nuove piattaforme: servizi, prodotti, processi”.
La crescita della sharing economy in Italia è una crescita con il freno a mano. Da un lato vi è un'alta propensione del cittadino a provare ed usare servizi in condivisione, dall'altro gli attori del sistema sembrano un po’ al palo.
Uno dei motivi alla base di queste pratiche è ovviamente il risparmio economico, ma non è l’unico per dare e chiedere servizi in sharing: ci sono utenti mossi da desiderio di condivisione, oppure per motivi di solidarietà; utenti mossi dalla volontà di fare un’esperienza di uso più ricca, più coinvolta emotivamente; utenti mossi dalla voglia di fare impresa; utenti mossi dalla voglia di sperimentare nuove pratiche e essere al centro delle novità sociali.

In Italia, la sharing economy è conosciuta dal 70% della popolazione. 1 Italiano su 4 la utilizza e la prospettiva è di ulteriore crescita: la maggior parte dei non utilizzatori sono propensi all'uso futuro (22%) o necessitano di maggiori informazioni (18%).
Fra i servizi utilizzati, gli italiani fruiscono di Servizi di mobilità (26% varie tipologie dalla mobilità collettiva alla condivisione costi di viaggio, a servizi forniti da aziende in abbonamento), Servizi organizzati di scambio e baratto di oggetti di vario tipo (10%), Servizi di alloggio di una camera o casa private (9%), Servizi culturali (8%), Servizi di Social lending, prestiti fra privati (4%).
L’esperienza di utilizzo dei servizi di sharing porterà ad una intensificazione dell’uso: chi lo prova, dichiara che lo userà di più in futuro. Nell'ambito della mobilità il 47% aumenterà l’utilizzo di questo tipo di servizi, nei Servizi di Alloggio, un 40%: segno comunque di soddisfazione nella fruizione.
Ma quali sono le barriere? La difficoltà a fidarsi e la mancanza di regole chiare e garanzie nell'utilizzo, penalizzano purtroppo ancora lo sviluppo.

La disintermediazione digitale ha supportato una prima fase di sviluppo, ma il consolidamento, come in tutti i mercati che si rispettino vede oggi la competizione, da un lato, e la necessità di benefit chiari ed esperienze soddisfacenti, dall’altro, mettere sotto pressione le giovani realtà operative.

26 aprile 2016

Mondo Fashion: l’impatto e i KPI di touchpoint e Customer Journey

La tecnologia abilita sempre nuove opportunità per connettersi ai Clienti, attivando relazioni e rispondendo a bisogni informativi e di intrattenimento sempre nuovi, all'interno di quella che viene chiamata Customer Journey. 
Come stanno reagendo le Aziende del settore Fashion? Aumenta l’attenzione rivolta alla Digital Transformation e i modelli operativi e di comunicazione. Avere il Cliente al centro del proprio percorso strategico, vuol dire partire da esso nella definizione di ogni azione strategica – secondo Grazia Grassi,  Commercial Director Italy, TNS - vuol dire considerare il Cliente come il fulcro del processo di Brand Building e Sales. Solo con una conoscenza approfondita del proprio target e i suoi bisogni, i Brand possono pensare di rispondere attraverso i diversi touchpoint ed offrire esperienze d’acquisto rilevanti, coinvolgenti, distintive”.
Oggi il Cliente utilizza i touchpoint per finalità diverse. Secondo la ricerca TNS Connected Life, i consumatori utilizzano i Social Media come Servicing support (34%), nelle attività di Brand Building (47%) o nel percorso d’acquisto (23%).
Gli acquirenti Fashion in Europa presentano attitudini e comportamenti di ingaggio molto diversi.

In uno scenario così, non esistono più percorsi d’acquisto definiti, al massimo si possono individuare i più frequenti, i più condivisi. Il Cliente “guida” e sceglie il punto di contatto ed il device con cui entrare in relazione secondo le diverse occasioni ed i momenti del suo Connected Customer Journey. Ecco perché la complessità aumenta drasticamente.
La valutazione dell’impatto di ogni touchpoint diventa dunque il KPI di riferimento: secondo lo studio TNS Global Data Bank, il 20% dei touchpoint è responsabile dell80% dell’impatto sulle vendite.
Quello che diventa importante valutare, è l’impatto che ogni touchpoint è in grado di offrire sul percorso di Brand Building, avvicinando lo Shopper alla conversione.
Anche le piattaforme Social, così importanti nella diffusione dei contenuti alla Customer base, devono essere conosciute e valorizzate con attenzione: spesso siamo ancora portati a considerare un unico scenario di riferimento, ma le localizzazioni sono veramente forti: un caso eclatante è in Cina, il potenziale di WeChat: il 41% dei consumatori intervistati ha dichiarato di farne uso settimanalmente per interagire con i Brand, ottenendo informazioni o servizi.

20 novembre 2015

Shopping innovativo, Vodafone punta su una nuova “retail experience”


Il concetto di “Retail Experience” è stato il cuore dell’evento organizzato da Vodafone nei giorni scorsi, per presentare le proprie soluzioni per il settore Retail che, integrando strumenti di comunicazione innovativi nei processi di vendita e supporto al cliente, mirano a semplificare e automatizzare le attività, riducendo i costi e i tempi di svolgimento delle operazioni.
L’industria dei beni di consumo sta rapidamente cambiando, grazie all’introduzione di nuove tecnologie e all’evoluzione delle aspettative e preferenze dei consumatori.
Sempre di più le aziende hanno bisogno di trasformare le proprie strategie di business per fornire una consumer experience più completa e coinvolgente e per aumentare la propria competitività.
Le soluzioni di Vodafone destinate al settore Retail sono progettate per fornire alle aziende tecnologie e servizi che offrano una migliore esperienza di acquisto, massimizzando il ritorno sull'investimento e creando nuove opportunità di vendita.
Le diverse dashboard disponibili nelle soluzioni Vodafone, possono essere messe a disposizione anche di uno Store Manager di negozi di grandi dimensioni per spostare risorse, ad esempio da un piano all’altro, in un momento di picco inatteso o anticipare il rifornimento merce sugli scaffali prima che un determinato prodotto termini.
Ecco una breve lista delle principali soluzioni presentate.

Soluzione MyCompanyApp
Mobile App per il cliente finale, che avrà la possibilità di vivere una shopping experience nuova e personalizzata, ricevere messaggi personalizzati e coupon, prenotare appuntamenti in negozio con il proprio Shop Assistant di fiducia, usufruire di anticipazioni e promozioni.

Mobile App “V-Mdc”
Mobile app per il retailer. Grazie a quest’app, è possibile gestire la propria forza vendite, fidelizzare, organizzare survey e gestire in modo personalizzato i propri clienti, gestire e organizzare al meglio le attività di back office dello Store come i riordini di prodotto.

BigData e Analytics
Vodafone mette a disposizione delle Aziende la propria esperienza nel settore degli Analytics, con una particolare attenzione sulla privacy e sicurezza dei dati trattati.

Marketing di prossimità
Si basa su un dispositivo elettronico chiamato “Beacon”, totalmente autonomo, in grado di interagire con gli smartphone la soluzione “MyCompanyApp”
Il Beacon è in grado di inviare, entro un range di 70m, delle notifiche o dei messaggi, che poi lo smartphone codificherà e tradurrà in offerte, sconti, abbonamenti.

People Counting Evoluto
Sistema di monitoraggio dello store, in grado di rilevare informazioni relative ai clienti presenti nel locale. In particolare questa tecnologia si serve di una telecamera che attua un riconoscimento delle caratteristiche dei soggetti presenti in-store, identificandone sesso, etnia, fascia di età. Inoltre, grazie a “In Store Analytics”, è possibile individuare in quale punto sia rivolto lo sguardo di ogni soggetto, rilevando anche per quanto tempo una persona guarda un determinato punto, quanto tempo passa in una determinata isola, definire in tempo reale quale delle aree del negozio attira una maggiore attenzione dei clienti.

People Counting Evoluto integrato in un manichino
Il sistema People Counting Evoluto si basa su una telecamera inserita nella testa di un manichino.
Il manichino è posto accanto a uno schermo ed è in grado di individuare la tipologia di cliente che si trova in quel momento di fronte alla telecamera.
Sullo schermo viene quindi proiettata una pubblicità relativa a un prodotto in linea con le caratteristiche del cliente, il personale del negozio può utilizzare l’effetto sorpresa garantito dalla personalizzazione dei messaggi per rilanci commerciali dedicati

Lettore RFID
Prodotti provvisti di chip collegati a uno schermo. Quando il prodotto viene sollevato da uno scaffale, preso da un appendiabiti o comunque avvicinato al lettore, sullo schermo ne vengono visualizzate tutte le caratteristiche come le varianti di colore o le taglie esistenti.

Digital Dressing Room
Camerino digitale smart, dotato di un piccolo schermo touch screen con il quale è possibile richiedere ai commessi capi d’abbigliamento da provare o visualizzare vestiti e accessori che si abbinino con quelli indossati. Questa soluzione permette di provare diverse taglie e varianti di colore senza spostarsi dal camerino e lasciare gli oggetti incustoditi.

Mobile Pos
Dispositivo mobile in grado di consentire pagamenti mediante smartphone, utile nei momenti di picco poiché permette di pagare direttamente senza avvicinarsi alla cassa. La soluzione di Vodafone permette l’integrazione con l’App retailer per consentire di scaricare i coupon del cliente e raccogliere ulteriori informazioni sui comportamenti di acquisto del cliente.



20 aprile 2015

Customer Experience: come evolve la raccolta delle informazioni?

Il digitale ha cambiato il Cliente ed il suo Customer Journey e sta impattando sul contesto in cui le aziende operano.
Le aziende devono occuparsi sempre più di una molteplicità di canali, touchpoint e informazioni. La dimensione “sociale” del web evidenzia la volontà di “condividere”, ma esprime anche autorialità e racconto del sé nella produzione di contenuti relativi alle proprie esperienze di fruizione.
Ho ascoltato l’attenta analisi di Leda Riva, Practice Head Customer Strategies TNS, secondo cui l’utente diffonde, fruisce e produce informazioni e nel rapporto con i brand la personalizzazione del servizio diventa un must have.
E’ cambiato il ruolo del consumatore, da “target” a “co-costruttore” di senso e relazione. La comunicazione con i brand diventa sempre più un processo di connessione e negoziazione bidirezionale. Digital è sempre più connection e per i consumatori “never off”, reattivi ed interattivi, il mobile è lì, dove la vita accade.
La cultura del selfie, nella sua apparente banalità, racconta invece un’evoluzione. Le narrarive clip, microcamere a scatto automatico temporizzato (mediamente ogni 15 secondi), offrono osservazioni “neutrali” dell’esperienza di fruizione. Alcuni case study proposti evidenziano come la “registrazione” permessa dalle microcamere coinvolga il consumatore come storyteller della propria esperienza nell’acquisto o fruizione di beni e servizi. L’osservazione non intrusiva, e in ambiente naturale, svela i percorsi e i bisogni del cliente offrendo spunti per l’ottimizzazione del customer care e della narrativa del marchio.
Un secondo stimolo di riflessione viene dalla possibilità di combinare i risultati delle indagini tradizionali e dei social data restituendo un quadro più completo e autentico sulla customer experience.
Ci sono cose che ci piace condividere, ma non hanno effetto sulla relazione; altre, invece, che impattano decisamente. Partendo dalle conoscenze acquisite negli studi sulla relazione con i clienti, è dunque possibile combinare Survey e Social Media, secondo Leda Riva. I dati di survey danno struttura e quantificano i feedback sui Social; l'analisi dei Social Media guida l'interpretazione e le future ricerche.
Per migliorare la brand experience, le frontiere dell’informazione si ampliano, ma una cosa cruciale resta confermata: mantenere l’attitudine all’ascolto, e al miglioramento, con il Cliente al centro dei nostri pensieri.


23 marzo 2015

Consigli ed errori da evitare nelle strategie di marketing sui social

Secondo le stime di eMarketer, quasi nove società statunitensi su dieci, con almeno 100 dipendenti utilizzeranno i social media per scopi di marketing nel corso del 2015. Tuttavia, se per alcune realtà l’uso dei canali social nelle strategie di marketing è pratica ormai collaudata, per molte aziende ancora non è così. Per abbracciare pienamente i social media nel marketing mix digitale ci vogliono tempo, pianificazione e risorse. Webtrends ha evidenziato 10 suggerimenti per utilizzare i canali social:

Interattivi
Troppo spesso, le aziende trattano i social feed come cataloghi, whitepaper, a volte addirittura come manuali di istruzioni. Inondano i canali social con quantità eccessive di informazioni su prodotti e servizi e si chiedono perché nessuno lasci un commento. Provate a ricordare il vostro primo giorno di scuola: chi erano bambini più divertenti e interessanti?  Quelli che parlavano ininterrottamente dei loro giocattoli, o quelli che vi invitavano a giocare con loro?

Rispettosi
I social media sono per le aziende il luogo ideale per mostrare il proprio lato divertente e abbassare un po’ la guardia. Attenti però a non mancare di rispetto a nessuno: è necessario fare sempre molta attenzione a ciò che si condivide pubblicamente per non rischiare di offendere i fan.

Non temere di dire “mi dispiace”
Supponete di aver offeso un vostro fan. Capita, a volte, uno scivolone pubblico sui social. Sarete tentati di cancellare tutti i post e gli account: non fatelo, peggiorereste solo la situazione. C’è solo un modo per rimediare: scusarsi e farlo nel modo giusto. A seconda della situazione, ciò potrebbe addirittura aumentare la fiducia e il rispetto dell’audience nei confronti della vostra azienda.

Siate dei buoni ascoltatori
A nessuno piace ascoltare chi non ascolta. I canali social non sono una conversazione a senso unico. Dovete interessarvi a ciò che dicono gli altri e partecipare alla conversazione con i vostri fan e le realtà del vostro settore.

Siate voi stessi
I vostri feed social dovrebbero riflettere la personalità della vostra azienda. Le aziende presenti sul mercato da diverso tempo hanno spesso una personalità già ben definita, mentre quelle più giovani potrebbero essere ancora alla ricerca di una loro personalità. Lasciate che i vostri fan vi aiutino a definirla. Non per forza una personalità “social” deve essere un festival di punti esclamativi e faccine sorridenti. Al contrario, deve riflettere il modo in cui la vostra azienda è realmente.

Il tempismo è tutto
E’ buona norma misurare in quali giorni della settimana e in quali momenti della giornata i vostri post ottengono le maggiori  risposte dai vostri follower. Non è necessario postare 24 ore al giorno, ma è importante scegliere il momento giusto per farlo. I post sono per natura fugaci, assicuratevi di trarne la massima efficacia.

Lasciate che i vostri fan vi conoscano
Se fate annunci adv, assicuratevi di portare le persone sui vostri canali social, che sia la pagina business o un’app. Lasciate che decidano dove si sentono più a loro agio, quindi invitateli sul vostro sito web.

Garantite la sicurezza
La sicurezza dei vostri account social è una cosa seria. Poiché le persone in azienda vanno e vengono, assicuratevi di avere un processo di aggiornamento dei login e delle password per i social network.

Misurate i risultati e condivideteli
Fondamentale è misurare l’impatto delle vostre iniziative social, pertanto, è necessario allineare reportistica e attività social con gli obiettivi aziendali. Create dashboard visuali da condividere con il team. In sostanza, i social devono portare valore all’azienda, proprio come qualsiasi altro aspetto del business, e spetta ai social media manager dimostrare il loro contributo.


19 marzo 2015

Oggetto e layout delle email: quanto incidono sui tassi di apertura?

Secondo l’Osservatorio di MailUp, rilasciato a fine 2014, a incidere sui tassi di apertura delle email è anche il testo in oggetto. La sua estensione, a prescindere dal contenuto, risulta determinante sulle percentuali di apertura delle email.
Nel grafico la curva gialla mostra come la maggior parte delle email inviate ha in media un oggetto compreso tra le 40 e le 60 battute (spazi inclusi).
Osservando i tassi di apertura, vediamo la curva rosa indicare come le email con un oggetto compreso tra i 40 e i 60 caratteri abbiano il tasso di apertura più basso: sotto il 7%. Ad avere un miglior riscontro sono le email con un oggetto più breve: si tocca il 15% di apertura per le email con oggetto che non supera le 20 battute. Il trend migliora gradualmente anche nel caso di oggetti superiori alle 80 battute (contenuti più specifici che tendono a catturare l’attenzione).



Considerate inoltre, che l’email viaggia sempre più su mobile
E' fondamentale creare email responsive, ottimizzate per smartphone e tablet. Rispetto al 2012 cresce la percentuale delle aperture: da 27% a 30%.
Ma non dimenticare di inserire alcuni elementi importanti...





5 marzo 2015

Smart watch sul posto di lavoro: 71% delle aziende italiane è favorevole

Il 79% delle aziende europee sta sperimentando un aumento nel numero di dipendenti che utilizzano wearable device sul luogo di lavoro e il 77% incoraggia attivamente il loro uso. A rivelarlo è la ricerca Trend MicroWalking into Wearable Threats”. Il 2015 è stato definito da più parti l’anno dei wearable, lo studio ha approfondito il tasso di crescita di questi nuovi dispositivi sul luogo di lavoro e i potenziali rischi per la sicurezza IT delle aziende.
La ricerca rivela che il 19% delle aziende europee sta già implementando l’utilizzo dei wearable in azienda e un altro 34% si dimostra interessato. Gli elementi determinanti per la spinta all’utilizzo dei wearable sono da ricercarsi nell’aumento della produttività (53%) o come parte del programma BYOD aziendale (46%).
Le aziende britanniche si rivelano le più scettiche, il 39% scoraggia attivamente l’uso dei wearable, mentre in Italia le aziende sembrano più aperte alle novità, con l’81% che incoraggia l’utilizzo dei nuovi dispositivi.
Il 71% del campione italiano è interessato nel diffondere l’uso degli smart watch, in particolare, e il 27% pensa che nella propria azienda sia già presente oggi un numero di dipendenti compreso tra i 50 e i 100 che utilizza i wearable device. Il 62% del campione italiano, inoltre, si aspetta un incremento significativo nell’utilizzo delle tecnologie wearable nei prossimi 12 mesi.
Il 95% dei decision maker che hanno partecipato alla ricerca ritiene che i wearable device rappresentino un rischio per la sicurezza IT. Il 47% pensa che i rischi provengano da una mancanza di policy di sicurezza e il 43% ritiene che siano un punto debole facilmente attaccabile dai cyber criminali. 
Il 90% crede quindi che l’organizzazione dell’IT o le policy di sicurezza BYOD dovranno cambiare per poter includere i wearable device.

29 gennaio 2015

Il consumo dei video è sempre più online

A quasi due anni dal lancio in Italia, continua la crescita di BuzzMyVideos, network internazionale di video maker di talento su YouTube. Molte le novità nell’ultimo periodo: a oggi oltre 100.000 youtuber hanno chiesto di poter entrare a far parte del multi channel network (MCN). Il network conta oggi oltre 5000 video maker partner a livello globale che, complessivamente, generano oltre 200 milioni di visualizzazioni al mese e oltre 16 milioni di utenti iscritti.
Una crescita in linea con dei trend che vedono i consumatori sempre più scegliere di guardare contenuti video online. Secondo recenti dati presentati nella ricerca  Accenture Digital Consumer Survey 2014, oltre la metà degli italiani guarda quotidianamente via Internet film e programmi TV. Ed entro il 2016 Cisco prevede che ogni secondo Internet sarà attraversato da 1,2 milioni di minuti di video. L’equivalente di due anni di traffico.


21 gennaio 2015

Video online e content delivery: il punto su sfide e trend

Frammentazione dei dispositivi, multi-screen e costi/benefici delle reti di Content Delivery sono tra le maggiori criticità da affrontare oggi sul mercato. Questo ha confermato una recente indagine condotta in Nord America ed Europa da Akamai Technologies in collaborazione con Streaming Media.
Il Rapporto sullo Stato dei servizi CDN indaga i trend nelle modalità di consumo di contenuti video in rete condotto mediante interviste a oltre 1000 professionisti del video online. In qualità di esperti, agli intervistati è stato chiesto di evidenziare le preferenze specifiche in relazione ai dispositivi che utilizzano per la visione dei contenuti online e quali sono le sfide che le loro aziende stanno affrontando nella distribuzione di contenuti video online su più dispositivi e su scala globale.

Le preferenze nella visione di contenuti video online
Il 67% degli intervistati preferisce accedere on demand ai propri programmi tv preferiti. Detto questo, quando “costretti” a guardare contenuti “live”, il mezzo preferito resta per oltre la metà degli intervistati (56%) ancora la televisione rispetto alla visione online. In Nord America, per guardare i contenuti online nella vita privata, il 25% degli intervistati preferisce i notebook, seguiti dai desktop (22%) e dalla TV (19%). In Europa, per fruire dei contenuti online seguiti, il 23% preferisce i tablet dai desktop (15%) e dagli smartphone (10%).
Il fatto che un numero sempre maggiore di consumatori scelga di guardare contenuti online in streaming rappresenta una sfida importante per i provider di contenuti, dove la qualità e il tempo di caricamento diventano elementi sempre più critici. Circa un terzo degli intervistati, infatti, abbandona un video che non si carica nei primi cinque secondi e il 92% dichiara che la qualità dei contenuti è importante o molto importante per l’esperienza generale di visualizzazione online.

Considerazioni sulle reti di distribuzione di contenuti (CDN)
Secondo il rapporto, alcune particolari funzionalità offerte dalle Content Delivery Network vengono considerate più importanti di altre. Oltre il 26% degli intervistati ha evidenziato ad esempio l’estrema rilevanza di poter offrire i contenuti in modalità multi-schermo/multi-dispositivo. Seguono altre funzionalità quali “capacità di analytics” e tecnologia capace di regolare il flusso video in base al cambiamento delle condizioni (adaptive bitrate - ABR).
Il 78% degli intervistati preferisce un avvio lento ma una riproduzione senza interruzioni  durante la visualizzazione.


14 gennaio 2015

Advertising, conferme sui trend social e video

Secondo una recente analisi condotta da Fusion 360 (di seguito l'infografica riassuntiva) i social media performano il 58% meglio rispetto alla pubblicità tradizionale.
Oltre un quarto di tutte le vendite deriva infatti dal advertising sugli schermi, sempre più grandi, degli smartphone che abbiamo in tasca.
Fa effetto il numero 260: cioè la quantità delle grandi aziende internazionali che ha deciso di fare marketing su Tumblr.
Ancora più interessante (ma non certo una novità per gli addetti ai lavori) leggere che il 70% di aziende e commercianti nel mondo utilizza i video nella propria strategia di marketing. Questo è anche legato al fatto che l'80% degli utenti si dichiara più propenso ad acquistare un prodotto, dopo aver visto un video su di esso.



26 novembre 2014

Pubblicità sul web: in Italia cresce a doppia cifra

In un contesto macroeconomico critico, che vede un calo generale dei mezzi di comunicazione tradizionali, l’Italia afferma la sua competitività sul fronte internet. Nel nostro Paese la pubblicità sui canali online cresce quest’anno del 12,7% rispetto al 2013. Una crescita a doppia cifra, che porta il valore degli investimenti a 2 miliardi di euro.
E’ questo il primo positivo dato emerso in apertura di IAB Forum 2014, l’evento di riferimento della comunicazione digitale che si tiene oggi e domani presso il MiCo Milano Congressi Ala Sud. Ad annunciare le stime, frutto di una rielaborazione IAB su dati Nielsen e Osservatori Politecnico di Milano, è stato Michele Marzan, Vice Presidente di IAB Italia.
A trainare la crescita principalmente i nuovi mezzi: video, social e mobile unitamente alle soluzioni di programmatic advertising. Il segmento Display nel complesso (che comprende le sottocategorie banner, video e social) registra nel 2014 un andamento positivo con un incremento anno su anno del 18,95%, con una crescita del Banner Advertising (a una cifra +8,2%) favorita dal buon andamento di mobile e programmatic advertising, che ne guidano lo sviluppo.
Il segmento video cresce del 25% per un valore degli investimenti pari a 300 milioni di euro mentre il Social vanta un trend di crescita del 70% che porta il valore degli investimenti a 170 milioni.
Relativamente alla pubblicità sui device mobile (smartphone e tablet) si registra una crescita del +50%, raggiungendo a fine anno i 290 milioni.
Le nuove tecnologie di programmatic advertising, che già trainano i mercati più maturi e sono deputate a gestire in modalità innovativa il display advertising, si affermano anche in Italia con tassi di crescita ormai significativamente innescati: 110 milioni gli investimenti (con una crescita del 120%) che sono inclusi nel dispaly advertising per una quota pari al 10% dello stesso.
Anche il Search continua nella sua corsa, mantenendo un ruolo di tipologia leader nel mercato con una crescita del 14% e un valore pari a 665 milioni di euro, mentre l’Email Advertising si assesta sul medesimo valore del 2013 (25mln di euro) e i Classified evidenziano un andamento negativo (16,3%) più legato alle congiunture del sistema economico.





23 novembre 2014

Il digital cambia le regole del brand building

Organizzato la scorsa settimana da TNS, il seminario “The @volution of branding: integrazione media e brand activation”, ha evidenziato come il Digital abbia decisamente innovato le modalità di audience engagement, impattando in modo rilevante sulle strategie di brand building. Tecnologia e creatività, insieme ad un sapiente uso dello storytelling, saranno il vantaggio distintivo della comunicazione di brand vincenti, se riusciranno, attraverso la costruzione di memorie affettive, a sedimentare rafforzando la brand equity.  
Emily Gong, Regional Digital Development Manager TNS ha aperto i lavori, focalizzando l’attenzione dell’audience sulla velocità di adozione delle tecnologia, che sta avendo effetti rilevanti sui comportamenti. Si evidenziano modelli di comportamento che dirottano fruizione ed utilizzo sul mobile: i giovani a Singapore, a parità di tempo speso nelle fruizioni media (TV ed online – mediamente 8 ore al giorno), ne passano solo il 12% davanti alla TV (contro il 17% dei giovani italiani). Nei Paesi più avanzati, inoltre, la fruizione televisiva si sposta online e cresce l’utilizzo e l’interesse per nuovi servizi che integrano i benefici della rete (connected cars, health apps ed accessori di monitoraggio della salute, domotica, ecc)
“In un contesto media sempre più complesso e popolato da un numero sempre maggiore di soggetti – ha commentato Luca Colombo, Country Manager di Facebook Italia, è fondamentale che le aziende facciano leva su strumenti innovativi e realmente differenzianti per far emergere il proprio brand.   Il consumatore è più sociale, ma anche più connesso, a qualsiasi momento della giornata: le persone utilizzano sempre più i dispositivi mobili per informarsi, accedere a contenuti o fare ricerche ovunque si trovino e durante tutta la giornata. Uno dei trend tecnologici di maggiore potenzialità è senz’altro quello legato ai contenuti video, rispetto al quale Facebook offre alle imprese possibilità di connessione, scoperta e condivisione straordinarie; basti pensare che, a partire da giugno di quest’anno, si contano ogni giorno circa 1 miliardo di video visti su Facebook, con una fruizione di contenuti video da mobile cresciuta del 532% negli ultimi 3 anni”.

Il mobile ci permette una fruizione libera, senza luogo e senza tempo. E’ sempre con noi. E dunque, la TV non è più il nostro unico amore. Altri schermi, fra cui appunto il mobile, attirano la nostra attenzione. Connected Life, lo studio internazionale effettuato in 50 Paesi e su più di 55.000 individui fra i 16 ed i 65 anni, utenti regolari di internet, registra in Italia che solo un 60% del tempo passato davanti alla TV, dispone di attenzione focalizzata, la cosiddetta “undivided attention”. Ma in questa molteplicità di stimoli, di contenuti da fruire, di attività che ci coinvolgono, i brand possono trovare spunti ed opportunità per nuove proposte comunicative, dal momento che i consumatori possono essere raggiunti su specifici canali e piattaforme in definiti momenti della giornata.

“Notiamo che sempre un numero maggiore di utenza si sta spostando da una navigazione su desktop, a una su dispositivi mobile. Sia i publisher che gli advertiser devono farsi trovare pronti a questo cambio di paradigma. Se i primi stanno studiando contenuti ottimizzati per una fruizione ottimale, i secondi devono trovare una soluzione ponte che possa garantire loro la massima visibiltà per cogliere tutte le opportunità che il mobile sta aprendo - ha affermato Davide Corcione, Head of Agency & Account Managers, Yahoo Italia – che ha anche sottolineato  come la navigazione online non vada più interpretata come silos di contenuti contrapposti all’advertising”.
Il mobile è il device che sempre più ci coinvolge, che ci permette di essere sempre connessi con le nostre cerchie più o meno strette di amici e famigliari. Molti di noi, moltissimi, utilizzano ormai i Social Network e diventa naturale pensare ai Social come ad un mezzo normale di condivisione e diffusione di informazione.
Nelle attività di brand building diventa dunque sempre più importante concentrarsi oltre che sugli effetti di brave periodo, in termini di vendite, anche sulla prospettiva di medio-lungo termine che agisce sull’equity del brand. Nel concreto, la brand experience è sicuramente l’espressione attuale di brand building che va in questa direzione, alimentando la cosiddetta memoria affettiva.

“L’@voluzione del brand, abbiamo visto, passa per la comprensione di un contesto in forte cambiamento, per gli impatti che la diffusione della tecnologia sta portando. Passa per un nuovo modo di affrontare la comunicazione, dove i fruitori, i consumatori, sono oramai parte integrante del processo comunicativo, condividono, raccomandano, dissuadono amici o semplici sconosciuti, in nome di una propria esperienza ed emozione, che hanno il piacere di condividere; si attivano, cercano informazioni, ne producono, scaricano app. Un mondo di comunicazione, ma anche di azione- Ha affermato Gabriella Bergaglio, Marketing Manager TNS Italia. Non è facile individuare nuove metriche, ma una cosa è certa: i nuovi KPIs (Key Performance Indicators) che dovranno monitorare il successo di un brand dovranno mettere insieme misurazione e azione – ha concluso Gabriella Bergaglio, Marketing Manager di TNS. In un mondo dove azioni e reazioni sono immediate, i brand hanno sempre più bisogno di misurare, per agire”.

21 ottobre 2014

La PA che cinguetta: un ricerca sull’utilizzo di twitter nelle amministrazioni

Poco più della metà (il 57%) dei capoluoghi di provincia italiani ha un account su Twitter. Questo un primo dato emerso dall’analisi effettuata dall’ufficio studi di FORUM PA (con al supporto di @giovanni­_arata) per valutare come le amministrazioni delle nostre città utilizzano lo strumento tecnologico per informare e dialogare con i cittadini.
Analizzando una serie di parametri che vanno dal rapporto tra followers e popolazione, utilizzo delle mention e dei link nei tweet, successo di ogni singolo tweet (calcolato sul numero di volte che viene retwittato), la città che sa utilizzare “al meglio” il social network e con maggior successo è Torino. Seguono Milano, Roma, Napoli, Firenze e Palermo.
La ricerca si è poi spinta a confrontare le nostre città con il contesto europeo. Interessante notare che il fenomeno sembra aver “attecchito” solo in alcune nazioni. Molto diffuso ed utilizzato dalle città francesi e spagnole, twitter non è uno strumento amato dalle amministrazioni britanniche o tedesche, né dalle ben più tecnologiche capitali scandinave.

Followers
Tra le prime città in lista per numero di followers troviamo Torino, sul podio con più di 82mila followers. Il capoluogo piemontese è stato anche uno dei primi ad iscriversi nel 2008, poco dopo Rimini, prima fra i capoluoghi italiani a sposare la piattaforma nel 2007. Al secondo posto, con uno stacco di circa 30mila followers, seguono Milano e Roma, quasi a pari merito con circa 50mila followers (rispettivamente 49.700 e 48.900). A seguire Napoli (35.500) Firenze (26.600) e Bologna (18.000). Le meno seguite Lecce e Brindisi con meno di 300 seguaci e Trento che ne ha ancor meno, probabilmente perché si è iscritta da solo pochi mesi.

I tweets al giorno
La città di Bologna è in assoluto la più cinguettante, vantando una media di 24 tweets al giorno. Seguono Parma con circa 18 cinguettii giornalieri, Roma (17,11), Milano (16,24), Torino (11,33) e Cagliari (10,8). Mentre Napoli, nella top five delle più seguite in assoluto, cinguetta poco, con una media di circa 3 tweets ogni 24 ore, molto meno di Aosta (7,42) e di Potenza (6,19).  Tra le più silenziose Teramo (0,01), Brindisi e Lecce (0,04), e Catania (0,4). Complessivamente è l’Emilia Romagna la regione italiana che cinguetta di più.
Alcune città invece fanno semplicemente presenza come Lecce (0,04 tweets/day) e Teramo (0,01 tweets/day) che sono iscritte da quasi due anni e tweettano pochissimo. Non utilizzano né mentions, né links. Non risultano invece all’appello Verona, Salerno, Latina e Padova, Pescara e Messina. Queste amministrazioni non hanno un profilo twitter.

Utilizzo di mentions (@)
Con una media di 0,85 mentions per tweets Torino è ancora una volta al primo posto tra le realtà che dialogano di più. Segue Milano a pari merito con Pistoia (0,76%) e subito dopo Gorizia (0,68%), Palermo (0,62%) e Bologna (0,53%). Analizzando l’utilizzo delle mentions salta all’occhio che la maggior parte delle città dialoga con il proprio vicinato: le amministrazioni faticano a tessere ponti di dialogo cinguettanti tra loro e complessivamente i cinguettii rimangono confinati entro i margini urbani locali. L’utilizzo delle mention ci da una indicazione su come una città utilizza a pieno le potenzialità di Twitter, molto più del solo dato quantitativo. Potenza ad esempio cinguetta molto (6,20 tweets/day), molto più di Genova, Palermo e Napoli, ma fa poco o niente utilizzo di mentions (0,01%) è, quindi, un utente con scarsa relazionalità.

Il numero di links per tweets
Caserta (1,7), L’Aquila (1,01), Siena (1) e Grosseto (0,97) sono le città che condividono il maggior numero di tweet contenenti link che rimandano ad altre news, informazioni, utilizzando la piattaforma come eco di notizie.
Se l’utilizzo della mention ci indica il grado di relazionalità, l’uso dei link mostra quanto un utente lavora per “informare” piuttosto che “dialogare”. Venezia, ad esempio, ha scelto di usare twitter soprattutto per promuoversi, linkando articoli e info che rimandano ai propri siti. La Serenissima, infatti, non fa minimamente uso di mentions, ma è nella top ten per utilizzo di links (0,93 links per tweet).

Quanto sono ritweettate le città?
Alcune città sono appassionatamente seguite e ritweettate dai cittadini, tra queste Palermo è la prima in assoluto con l’80% di tweets retweeted. Evidentemente i post generano un certo interesse tra la popolazione che replica e condivide, così come accade nel caso di Torino (74,24%), seconda in classifica, seguita da Roma (66,38%), Napoli (61,86%) e Bologna (59%).

Confronto nel panorama europeo
Ma come si posizionano le nostre città se le confrontiamo alle corrispondenti europee?
La città di Vienna è stata su twitter solo da dicembre 2009 a febbraio 2010, due mesi in cui ha twittato due volte, oggi l’account è ancora attivo, anche se silente, e vanta un numero di followers di poco superiore al comune di Vercelli. Sorprendentemente la città di Londra ha soltanto poco più di 13mila followers, e cinguetta con una media di 3,8 tweets al giorno, come Siena e Ascoli Piceno per intenderci. Stoccolma, al confronto con Londra una piccola cittadina, ma supera per followers la capitale britannica con circa 15.000 followers, 3.000 in meno di Bologna (VI° in classifica per followers tra le città Italiane). Inoltre il cinguettio della città di Bari (3,92 tweets/day), tra le meno loquaci nel panorama delle città italiane, supera il ritmo dei tweets al giorno della capitale svedese (3,46 tweets/day).
I profili di Barcellona e di Parigi, invece, raccolgono ampi bacini di followers ben superiori ai trend italiani. La città catalana ha circa 116mila followers, mentre la Ville Lumière oltre 212mila, nonostante abbiano entrambe aderito a Twitter solo nel 2009, ben più tardi della precoce Torino che ha iniziato a cinguettare nel 2007.



13 ottobre 2014

Oltre 100.000 foto rubate su Snapchat. E ora?

E' Snapchat l’ultima applicazione a finire nella bufera per problemi legati alla sicurezza. 
Come molti sanno, Snapchat è un app mobile per smartphone, valutata 10 miliardi di dollari, che permette di scattare e inviare fotografie poi destinate all’autodistruzione, entro un periodo predeterminato dall'utente. 
Un data breach ha colpito circa 4,6 milioni di utenti in tutto il mondo, i cui dati sono stati resi pubblici all’inizio dell’anno. na recente analisi di Check Point Software Italia, spiega come oltre 100.000 foto (di cui molte, probabilmente molto riservate) che dovevano cancellarsi automaticamente, sono state sottratte al controllo dei legittimi proprietari e rischiano di finire online.

24 settembre 2014

Phablet? Alla conquista di un mercato ricco di sfide

L’iphone 6 di Apple arriva in un momento di grandi opportunità in tutto il mondo, per i cosiddetti “phablet”. Il brand, che storicamente ha goduto del vantaggio tipico dell’ ”anticipatore”, sta entrando come follower in un mercato ormai consolidato e sempre più popolato.
Connected Life, lo studio condotto da TNS (su oltre 55.000 utenti internet in 50 Paesi) ha infatti rilevato che i telefoni a grande schermo sono già cresciuti in popolarità in tutto il mondo. Nei mercati asiatici come la Corea del Sud, Hong Kong, Taiwan e Singapore i phablet costituiscono già oltre il 30% degli smartphone. Lo scenario si presenta quindi molto difficile per Apple che dovrà inserirsi con l'iPhone 6.
La crescita del phablet è sostenuta dal desiderio di guardare video sullo smartphone. In tutto il mondo questo tipo di fruizione è in crescita: per esempio nei mercati con basso accesso ad altri dispositivi, come Ghana, Nigeria e Sudafrica, è effettuata dal 70% degli utenti regolari di internet, in Arabia Saudita dal 47%, in Middle East & North Africa dal 45% e in India dal 44%.
In tutto il mondo, gli smartphone sono al primo posto tra i dispositivi digitali. Attualmente sono i più utilizzati, rispetto a tablet, pc portatili e computer, per le attività sui social media, (44%), per la navigazione generale (38%), per la consultazione di informazioni generiche (36%) e per l’intrattenimento (33%). L’aumento del possesso di smartphone, nel mondo, spinto dai costi decrescenti di terminali e tariffe, renderà la sfida di Apple ancora più ardua con il lancio dell'iPhone 6, mantenendo un posizionamento premium in un mercato sempre più massificato.
Il leader dominante, Samsung ha oggi una quota del 25% sul mercato mondiale (IDC Smartphone Vendor Market Share, Q2 2014). Vanta inoltre una diffusa popolarità nel mercato phablet, con oltre il 66% della quota esistente su Hong Kong e Corea del Sud e detiene oltre il 46% negli USA e in UK.


22 settembre 2014

Il divertimento protagonista su mobile: i dati del report Mobile Analytics

L’ultimo rapporto MobileAnalytics condotto da Citrix ByteMobile analizza il comportamento degli utenti mobili e l’uso che questi fanno del proprio dispositivo mobile nella vita quotidiana. Ciò impatta sugli operatori di rete e sugli altri fornitori di servizi.
Ecco alcune interessanti (e aggiornate) conclusioni del rapporto semestrale.
Oggi gli abbonati mobili utilizzano principalmente i propri dispositivi per connettersi ai social media (40%), consultare siti di informazione e mappe (37%), effettuare acquisti online (30%) e visualizzare video (20%). Sorprendentemente la musica online è posizionata molto dopo nella classifica con solo il 2,3%, dopo i contenuti sportivi e quelli per adulti (2,5 % ciascuno).
In termini di volumi di dati generati, i siti per video sono in testa con il 42% di dati generati, seguiti dagli app store (14%), dai social media (10%) e dai contenuti per adulti (8,5%).


20 settembre 2014

Social Media Week Rome: ci siamo quasi. Siete pronti?

Manca davvero poco all’inizio della Social Media Week, l’evento internazionale dedicato al Web, alla Tecnologia, all’Innovazione e ai Social Media, organizzato in Italia da Business International – Fiera Milano Media. Più di 160 relatori, oltre 50 eventi per una full immersion nel mondo social e digitale, che coinvolgerà manager d’azienda, appassionati, esperti di marketing, advertising, comunicazione, media, editoria, arte, intrattenimento e molto altro.
A Roma, una settimana dedicata alla Rete che, dal 22 al 26 settembre, si svolgerà in contemporanea in 12 città nel mondo.
Il primo appuntamento è per lunedì 22 settembre alle 10.30, con la Cerimonia di apertura della Social Media Week (SMW), che avrà luogo presso il Palazzo del Campidoglio nella prestigiosa Aula Giulio Cesare.
Tra i temi che verranno affrontati durante questa rinnovata edizione della Social Media Week, che dopo 3 anni torna finalmente a Roma, l’impatto dei New Media sul business, le nuove forme di open journalism e ancora il futuro del publishing, il Social e-Commerce e il Social no-Profit, l’impatto del Digitale e della Rete nei diversi settori.
Tanti gli incontri davvero interessanti, tra cui qui vorrei evidenziare due Talk show organizzati da Social Radio Lab, che risponderanno a domande di stretta attualità come: Quanto e come le radio italiane utilizzano web e mobile per fidelizzare, coinvolgere e costruire ulteriormente le loro community? Stanno già affrontando al meglio la sfida e opportunità dei social media?
Risposte arriveranno attraverso dati ed evidenze del  team di ricerca e la testimonianza di chi il cambiamento lo vive ogni giorno: responsabili marketing, autori e speaker di alcune delle radio più ascoltate.